Nel 2008, OpenOffice.org sembra aver imboccato un'autostrada in discesa, senza limiti di velocità, in effetti i download di OpenOffice.org 2.4 sembrano confermare la tendenza alla crescita dei sistemi operativi alternativi, visto che i download della versione per Linux sono quadruplicati fino a raggiungere una percentuale del 5,5% (all'interno della quale non ci sono, ovviamente, gli utenti – la maggioranza – che effettuano gli aggiornamenti in modo automatico con i repository della loro distribuzione.

L’Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OOo, raggruppa la comunità italiana dei volontari che sviluppano, supportano e promuovono la principale suite libera e open source per la produttività negli uffici: OpenOffice.org.  

Abbiamo discusso di  Open Source con  Italo Vignoli  Resp. comunicazione dell'Associazione PLIO

Quali sono le principali novità di OpenOffice.org 2.4?

La release 2.4 di OpenOffice.org è stata caratterizzata da diverse novità, un po' in tutti i moduli della suite. Le due novità principali per la versione italiana sono la presenza degli strumenti linguistici sviluppati da un gruppo di volontari che fanno riferimento all'Associazione PLIO e il salvataggio in formato PDF/A sviluppato da Giuseppe Castagno, un volontario associato al PLIO che collabora attivamente con il team centrale di sviluppo. Soprattutto nel primo caso, si tratta di una vittoria importante dell'Associazione PLIO, i cui esponenti hanno lavorato in modo tenace per convincere Sun a risolvere i problemi legati alla diversità della licenza con cui viene rilasciato OOo – la LGPL – e quella con cui vengono rilasciati gli strumenti linguistici italiani, ovvero la GPL.

Quali sono i fattori critici di successo della vostra comunità di sviluppo?Personalmente, ritengo che il principale fattore di successo di OpenOffice.org – la prima suite per ufficio a rosicchiare una quota di mercato importante a Microsoft Office – sia la sua estrema solidità, che è dovuta al valore intrinseco del software open source e alla robustezza del motore. OpenOffice.org offre tutte le funzioni di una suite per ufficio come Microsoft Office, che è il parametro di riferimento per il mercato, ma è molto meno soggetta di quest'ultima a vulnerabilità e attacchi da parte dei virus e di ogni forma di malware. Inoltre, il team di sviluppo ha sempre risolto i problemi – spesso dovuti a punti deboli del sistema operativo Windows – in tempi molto più rapidi rispetto a quanto non sia stata in grado di fare la stessa Microsoft con Office. Oggi, solo coloro che non conoscono o non hanno mai utilizzato OpenOffice.org – spesso e volentieri persone in possesso di una copia illegale di Microsoft Office – continuano a esprimere pubblicamente delle critiche alla suite, dimostrando solo la loro estrema ignoranza in materia. Gli utenti che utilizzano il prodotto, spesso in parallelo con Microsoft Office, quasi sempre propendono per l'una o per l'altra suite a seconda del modulo che utilizzano di più o del modo in cui una funzione è stata sviluppata. Spesso, chi scrive per professione preferisce Writer a Word, così come chi utilizza il foglio elettronico in modo molto avanzato preferisce Excel a Calc. Come sempre, non c'è un software migliore in modo assoluto.

Quali sono le attività e i progetti di Open Office nel prossimo futuro?

Il 2008 è l'anno di OpenOffice.org 3.0, che potremmo definire come la versione della completa maturità del prodotto, e quindi la prima – anche per questo motivo – a perseguire una strategia di sviluppo indipendente da Microsoft Office (anche se molte funzionalità rimarranno sempre molto simili, in quanto sono legate al modo in cui vengono eseguite le operazioni). L'arrivo sul mercato della nuova versione è previsto per l'autunno, ma è disponibile una "developer snapshot" che permette di saggiare alcune funzionalità ma non è ancora definitiva come interfaccia utente. Si tratta di un progetto molto importante, che prevede anche una versione nativa per Mac OS X, oltre a quelle tradizionali per Windows, Linux e Solaris, che useranno la nuova versione 1.2 del formato ODF, in corso di standardizzazione.

La diffusione in Italia di Open Office a che punto è?

La diffusione in Italia di OpenOffice.org è sicuramente a un ottimo livello, anche se non abbiamo altri numeri che quelli dei download (che non sono equiparabili al numero delle licenze per Microsoft Office, perché sono entrambi imprecisi, ma in modo completamente diverso). Comunque, la versione italiana di OpenOffice.org nei primi mesi del 2008 "viaggia" al ritmo di circa 17.000 download al giorno, che in tre mesi e mezzo hanno permesso di raggiungere il milione di unità. A questi si aggiungono le distribuzioni Linux, che contengono tutte al loro interno OOo e non vengono calcolate come download, e tutti gli utenti che installano OpenOffice.org utilizzando uno dei numerosi CD distribuiti ogni mese dalle riviste di informatica e tecnologia. Ogni download, poi, può essere utilizzato per una sola o per infinite installazioni, visto che la licenza d'uso consente questo tipo di operazione.E' vero, alla fine di questo processo è impossibile stabilire quanti siano gli utenti, anche se è difficile sostenere che siano sempre lo stesso sparuto gruppo di "linari" – come ci definiscono i sostenitori di Microsoft Office (da notare che io uso prevalentemente Windows, oltre a Mac OS X e Linux) – visto che per raggiungere queste cifre ciascuno dei soci e dei simpatizzanti del PLIO dovrebbe scaricare almeno 250 "pacchetti" al giorno. Comunque, per completare il discorso credo valga la pena di sottolineare come il meccanismo delle licenze aziendali di Microsoft Office induca anch'esso in errore, in quanto questo tipo di licenze viene erogato a scaglioni, mentre è molto difficile che un'azienda assuma i suoi dipendenti a scaglioni delle stesse dimensioni (anche se fossero di 10 unità alla volta). Quindi, nel caso delle licenze di Office il numero di quelle vendute è sicuramente superiore al numero delle licenze utilizzate, cosa che non è possibile sostenere nel caso dei download di OpenOffice.org.

Come si presenta il mercato italiano dell'Open Source e quali sono le prospettive?Purtroppo, gli analisti hanno trascurato il mercato del software open source, e non abbiamo fonti alternative di dati in grado di sostituire il loro lavoro. Le ricerche di Gartner e IDC guardano al mercato in prospettiva, ma a livello globale, per cui non ci sono dati relativi a un unico mercato, e in particolare mancano i dati sulla presenza del software open source sul desktop. Comunque, in Italia – nonostante le difficoltà legate alla tradizionale "sudditanza" delle aziende dai grandi brand del mercato ICT (l'esempio dell'AS/400 è più che sufficiente per dare le dimensioni del fenomeno) – il software open source sta crescendo a tutti i livelli, e credo che si possa affermare con una certa sicurezza che il mercato è il terzo in Europa dopo Francia e Germania. Sono poche, e questo è il limite principale, le strutture capaci di fornire alle aziende quei servizi di integrazione con il software proprietario che sono alla base di qualsiasi progetto di implementazione di successo, e sono troppe le software house che hanno una scarsa conoscenza del software open source e dei suoi paradigmi.

Quale potrebbe essere il business model e in che modo le comunità interagiranno in futuro con le aziende?

Il modello di business delle software house tradizionali è destinato a evolvere in direzione di un modello "ibrido", all'interno del quale i programmi vengono offerti con licenza proprietaria o con licenza open source a seconda delle caratteristiche e del target degli utenti. Questo vale sicuramente per le aziende che provengono dal mondo del software proprietario, e probabilmente anche per quelle che partono dal mondo del software open source (anche se su questo secondo punto il dibattito è ancora aperto e particolarmente acceso). Per esempio, se prendiamo un software come Microsoft Office, è evidente che l'attuale struttura "monolitica" è destinata a essere sostituita nel corso del tempo da un'impostazione diversa, che risponde in modo migliore alle esigenze degli utenti e quindi offre versioni forse meno potenti in termini di funzionalità ma sicuramente più accessibili in termini di prezzo. Una cosa simile – ma con un processo in direzione contraria – potrebbe accadere a un software come MySQL, che – stando alle dichiarazioni del management – potrebbe cominciare a offrire alcune funzionalità solo a chi acquista la licenza enterprise.Il rapporto con la comunità è, e rimarrà, fondamentale. Prendiamo OpenOffice.org come esempio, visto che lo conosco ormai abbastanza bene: il codice sorgente è di proprietà di Sun, che lo ha rilasciato con licenza open source ma continua ad avere un ruolo fondamentale nell'attività di sviluppo, che ha sostenuto da sola per anni e continua a coordinare dopo l'ingresso nel progetto di aziende come IBM, Novell e Red Hat, ma tutte le attività di marketing, comunicazione e supporto, e in qualche caso – come quello italiano – anche le attività di localizzazione, vengono svolte dai volontari della comunità. Oggi, i volontari cominciano a contribuire al codice, in modo significativo, come nel caso di Giuseppe Castagno, che ha sviluppato tutto il modulo per il salvataggio in PDF/A. Quindi, la comunità è fondamentale per il mondo del software open source, e non può essere ignorata per ricondurre tutto il problema a un confronto tra aziende. Certo, il rapporto con la comunità è molto complesso, soprattutto per chi è abituato a interagire con organizzazioni strutturate che seguono schemi consolidati, ma è il campo su cui si giocherà la partita per il successo (o per la sopravvivenza)

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Italo Vignoli è partner e presidente di Quorum PR, agenzia di relazioni pubbliche focalizzata sul mercato TMT, con un forte orientamento verso l’integrazione tra i media tradizionali e i "social media". Ha oltre venticinque anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione delle aziende high-tech a livello sia italiano che internazionale. Dal 1984, è collegato alla rete con un PC portatile e un sistema di messaggistica o di posta elettronica. Oggi si occupa anche, in qualità di volontario, del marketing e della comunicazione dell'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, la comunità più importante nel mondo del software open source. Italo Vignoli ha una Laurea in Lettere Moderne dell’Università Statale di Milano, dove – dal 1979 al 1982 – ha collaborato con l'Istituto di Geografia Umana a un progetto di studio sulle aree metropolitane in Italia.

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