È ormai assodato che, per rimanere sul mercato, l’impresa moderna debba stare al passo con il relativo contesto. Il punto è individuare cosa vi sia in detto contesto. Sicuramente istituzioni e soggetti con istanze e aspettative diverse da quelle che, già solo 10 anni fa, si sarebbero potute osservare.

 Dice G. Fabris: “Il nuovo consumatore è maturo, competente, esigente, critico, consapevole e responsabile”. Il rapporto del Maggio 2005 della Camera di Commercio di Milano denuncia proprio questo:

a)    L’ 85% dei consumatori italiani è disposto a pagare il 10% in più per un prodotto eco e     socio-compatibile.

b)      La Responsabilità sociale è ormai la seconda ragione per scegliere un’azienda. 

Ne deriva: da un lato, una domanda più attenta all’impatto ambientale scaturente dalle dinamiche imprenditoriali; dall’altro una domanda consapevole dei costi, oltre che dei vantaggi, di una politica di “produzione verde”. Produrre verde, infatti, costa. Costa impianti a basse emissioni, costa sofisticati sistemi di reporting, costa sistemi di gestione ambientale, costa programmi di formazione e informazione, costa un ripensamento dell’organizzazione aziendale tutta.

Se è vero che, senza la legittimazione sociale non vi sia competitività, è vero anche però che una realtà aziendale non può reggersi solo sul benestare della collettività. Serve di più. Ecco la necessaria convergenza tra due aspetti apparentemente antitetici: equilibrio economico (finanziario e patrimoniale) ed eco-compatibilità. È il momento di cogliere le possibilità offerte da questo binomio, è il momento di sostituire al “problema ambientale” la gestione ambientale come opportunità di business.  È il momento di parlare di eco-eco management.

L’ espressione sta per economy- ecology management. Il termine è stato coniato già dieci anni fa in Giappone da Akira Koudate e arriva in Italia solo quattro anni fa, con la collaborazione di Giampiero Samaritani ed altri grandi managers. Questa filosofia di gestione, al di là della mera premura etica, propone una soluzione concreta per perseguire l’equilibrio economico.Nato per l’impresa manifatturiera, il paradigma eco- eco si sostanzia di tre momenti:

RIDURRE

1.       Ridurre materiali e componenti nell’assemblamento dei prodotti.

2.       Seguire il prodotto “dalla culla alla tomba”, riducendo anche i volumi degli scarti di produzione.

RIUTILIZZARE

Riutilizzare componenti, parti, assemblamenti e/o i prodotti finiti, dove possibile.

RICICLARE

1.      Smontare e separare materiali, anche se da utilizzare per un fine, cui non erano inizialmente destinati.

2.       Fondere i composti di materiali non separabili.

3.       Smaltire i rifiuti.

La questione, posta in occasione del seminario Jmac Europe in Novembre 2006, è quindi: “Quanto fa bene essere eco”? Essere eco fa bene tanto da poter così trovare un punto di contatto tra:  esigenze di fatturato, efficienza, legittimazione dell’impresa e quel modo di produrre eco-compatibile, che oggi la società riconosce come giusto ed etico.  Fermandosi a questo, verrebbe, tuttavia, da pensare che il connubio tra istanze economiche e ambientali sia appannaggio delle sole imprese manifatturiere; in realtà, precisano gli stessi Koudate e Samaritani, i concetti riportati “si adattano e possono applicarsi utilmente a qualsiasi tipo di organizzazione”. Parte una nuova sfida e per i manager aziendali e per la Pubblica Amministrazione e per il singolo individuo: la trasposizione e l’applicazione  dell’eco- eco management alla propria specifica realtà. In bocca al lupo!

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