Interessante articolo di Kevin Cochrane, CMO, Day Software

La parola inglese ‘cloud’ (nuvola) evoca piacevoli e sognanti immagini di spazi aperti, fluidità e libertà, che in momenti come questi, dominati da un'interminabile instabilità finanziaria e politica, sono indubbiamente gradite soprattutto perché in questo caso specifico si riferiscono al cloud computing.

 

Come molti altri lettori di Business Cloud 9, noi siamo entusiasti sostenitori del cloud computing e della sua potenziale capacità di consentire alle aziende di tagliare drasticamente le spese, migliorare la collaborazione e perfino porre un freno al riscaldamento globale. La nostra azienda fa parte della generazione del cloud computing come del resto dimostrano tutte le nostre attività, dal nostro modello di distribuzione del software all'approccio allo sviluppo e la struttura scelta per le licenze.

Tuttavia, come per tutte le straordinarie innovazioni che promettono nuove opportunità commerciali, le aziende chiave del settore software hanno finito per seguire la solita banda di ciarlatani, pazzi visionari, allarmisti e gente spregiudicata che insieme riescono spesso a neutralizzare il senso di ottimismo o offuscare il giudizio dei professionisti IT su questa innovazione. 

Benché nessuno di questi personaggi meriti di monopolizzare la scena, come del resto nemmeno negli altri casi, ultimamente gli allarmisti sembrano essere riusciti a passare alla ribalta e a convincere la comunità che chi si affida completamente al cloud computing potrebbe alla fine rimanere intrappolato nella sua rete. Un recente rapporto di Forrester intitolato ‘How Secure is Your Cloud’ (Quanto è sicuro il vostro cloud?) suggerisce che i produttori dovrebbero riflettere attentamente sul rischio di rimanere intrappolati nei cloud, come già era accaduto in passato con le architetture proprietarie. 

Il pericolo esiste ed è reale. Ogni cloud offre modalità diverse per creare immagini dei server e API proprietarie che consentono di usufruire "dell'elasticità" dello storage disponibile. Capita spesso che un produttore affermi che i suoi prodotti supportano i cloud quando in realtà sono compatibili con un solo tipo di infrastruttura cloud. Uno dei nostri principali concorrenti, ad esempio, obbliga i suoi clienti a utilizzare il cloud Amazon. Le sue distribuzioni software sono legate a immagini server specifiche per Amazon e a servizi di storage dei dati back-end. 

Dov'è il problema? In primo luogo, rimanere legati a una sola infrastruttura cloud significa non riuscire più a controllare i costi. Se Amazon dovesse aumentare le tariffe o un altro fornitore dovesse proporre tariffe più concorrenziali per la larghezza di banda, la potenza di elaborazione dei server o lo storage dei dati, l'unica via di uscita possibile sarebbe quella di riconfigurare integralmente l'infrastruttura ed eseguire costose migrazioni. 

Tutto ciò ha veramente poco in comune con l'idea di spazi aperti, flessibilità e libertà, per non parlare dei costi della potenza di elaborazione e della flessibilità alla base della scelta di passare all'infrastruttura cloud. 

Prima di iniziare a dare l'allarme generale, vorremmo però presentarvi un giovane astro nascente: il pragmatico illuminato. 

Alla base di questo approccio illuminato c'è il concetto di prevenzione, che da anni sembra dominare gli infiniti dibattiti sulla riforma carceraria. In altre parole se si elimina l'incentivo che spinge sempre più aziende a rimanere legate a un'infrastruttura cloud, il problema finirà lentamente per scomparire. 

Una nuova generazione di fornitori software, i cui modelli commerciali sono ben lontani dal concetto di "intrappolamento", sta lentamente guadagnando terreno e imponendosi alle aziende leader produttrici di software aziendale. Queste società sviluppano software basati su standard open source non proprietari, ricavano la maggior parte dei loro profitti dai servizi e dall'assistenza e investono molte meno risorse in vendite e marketing. 

Day è da sempre uno dei più entusiasti sostenitori della portabilità delle applicazioni, tanto da aver trasferito questa filosofia di sviluppo all'ambiente cloud. Tramite le nostre API standard di settore, siamo riusciti ad astrarre completamente le applicazioni dall'infrastruttura cloud sottostante per permettere ai clienti di migrare le applicazioni Web tra più cloud. In altre parole, non imporremmo mai ai nostri clienti di usare immagini server specifiche per cloud o API di storage proprietarie. 

Collaboriamo, inoltre, con temibili concorrenti come Nuxeo per la promozione di standard aperti e la diffusione del concetto di interoperabilità perché questo è ciò che i nostri clienti ci chiedono ormai sempre più spesso. Uno di questi standard è CMIS (Content Management Interoperability Services). 

Perché interessarsi a CMIS? 

Lo standard CMIS definisce in particolare le modalità di importazione/esportazione e i requisiti per la creazione, lettura, aggiornamento ed eliminazione di documenti in qualunque ubicazione. Questo standard offre vantaggi evidenti alle organizzazioni più grandi che dispongono di più sistemi precedenti connessi via hardware a uno o più archivi centrali.

Day Software e Nuxeo hanno però ritenuto che gli obiettivi iniziali di CMIS non fossero abbastanza ambiziosi e hanno quindi unito le forze a sostegno di un nuovo progetto, ‘Apache Chemistry’, finalizzato a creare un'implementazione di riferimento generica e open source dello standard CMIS. Il progetto è gestito da Apache Software Foundation (ASF), un'organizzazione senza scopo di lucro e indipendente, che promuove il movimento open source da quando Roy Fielding, il nostro direttore scientifico, ha implementato Apache nei nostri sistemi 10 anni fa.

Apache Software Foundation utilizza un modello di sviluppo aperto e incentrato sulla collaborazione e un modello di licenze open source, basato sull'uso libero dei prodotti, per permettere ai fornitori software indipendenti di sviluppare congiuntamente prodotti sotto la sua egida.

In virtù della sua natura di movimento nato per rispondere alle esigenze del settore e favorire lo sviluppo di un nuovo standard per la gestione dei contenuti, CMIS è il candidato ideale per questo nuovo progetto open source orientato alla comunità, supportato dai principali produttori di software ECM e finalizzato a creare un'implementazione di riferimento comune che possa essere letteralmente integrata negli stack di prodotti utilizzando il modello economico della concessione in licenza di Apache.

In qualità di membri fondatori del progetto, Day Software e Nuxeo hanno entrambe sviluppato implementazioni di CMIS allo scopo di creare un'implementazione comune e unificata capace di attirare l'interesse di un maggior numero di sviluppatori innovativi e prevenire i rischi di "intrappolamento" presenti nelle soluzioni di altri fornitori. 

Quindi, se il vostro cloud finisce per intrappolarvi, una soluzione c'è! Day Software e i suoi colleghi del settore sono pronti ad aiutarvi a liberarvi anche delle situazioni più scomode.

 

 

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