E' possibile vendere le idee? Ci sono molti "esperti" che sostengono che "le idee non valgono nulla" e che, quindi,"non si possono vendere" senza prima realizzarle in qualche modo, ebbene, questi guru si sbagliano se cosi fosse non sarebbero nati colossi mondiali come Google o Facebook.

Le buone idee possono diventare business grazie al lavoro dei venture capitalist; il  venture capital è l'apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l'avvio o la crescita di un'attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Molte società legate all'information technology sono nate grazie ad operazioni di venture capital come. Durante il ciclo di sviluppo borsistico degli anni 2000 la maggior parte del denaro che inizialmente venne fornito alle cosiddette società dot com derivava proprio da operazioni di venture capital.

Fino ad oggi la diffusione di questo strumento in Italia è stata contenuta, tuttavia è necessario insistere  per dare il via a un modello di finanziamento che sta diventando una esigenza fondamentale per sostenere l'innovazione nel Paese. Qual è la ricetta per il successo del venture capital in Italia? Di questo abbiamo discusso con Gianluca Dettori – Fondatore di dPixel  


Qual è lo stato dell'arte in Italia dell'innovazione tecnologica?

Siamo indietro di una decina d'anni rispetto alle principali nazioni europee, particolarmente riferendosi a UK, Francia, Germania e paesi Scandinavi. Impossibile paragonare l'Italia al mercato USA. Ma nei prossimi anni nuovi competitor arriveranno dall'Asia, oltre a Cina ed India che ovviamente sono già molto avanti, dal Brasile e altri paesi emergenti.

Perchè in Italia il venture capitalism stenta a decollare, non ci sono  idee o forse non siamo ancora maturi per tale iniziativa?

Il venture capital funziona se funziona bene il sistema dell'innovazione nel suo complesso e se il tema riceve l'attenzione del sistema economico e della finanza in particolare. Negli Stati Uniti, storicamente i grandi investitori sono stati i fondi pensione e le banche. Il venture capital non richiede grandi capitali, ma
necessita di investitori 'pazienti', poichè si tratta di investimenti illiquidi per diversi anni.
Tutte queste cose in Italia esistono ancora troppo poco e male.

Soprattutto manca una vision complessiva. La vera difficoltà nasce quindi sia dal fatto che occorre avere dei piani e un'ottica temporale lunga. In Francia il venture capital oggi è un settore importante (si fanno 15 volte gli investimenti analoghi fatti in Italia) ma ci sono voluti dieci anni dalla partenza del Fondo Nazionale dell'Innovazione.

In Italia si parte adesso, con il Fondo Nazionale dell'Innovazione da 3 miliardi di euro anche se ad oggi non si prevedono investimenti in startup (per ora si parla solo di aziende con 15-150 milioni di ricavi) e il venture capital per ora non è previsto nella misura. Per far partire adeguatamente
il settore, occorrerebbe dedicare almeno 600-800 milioni nei prossimi 14 anni al venture capital. Vedremo nei prossimi mesi come verrà implementato il Fondo.

Puoi raccontarmi la storia di DPIXEL, quando nasce e come?

Nasce nel 2007. Ho cominciato a occuparmi di venture capital dopo aver fatto l'angel investor dal 2003.

Nasce con l'idea di fare venture capital tecnologico in modo strutturato, con focus particolare al settore di Internet. L’obiettivo di DPIXEL è di identificare, valutare, creare e gestire opportunità di seed stage investment in innovazione e new media.

Il nostro focus d'investimento è l'innovazione italiana con sbocchi globali e operatività internazionale, con una particolare attenzione ai mercati emergenti.

Qual è il progetto più importante?

Digital Investments, il fondo che abbiamo annunciato con Banca Sella e che speriamo di riuscire a varare il prossimo anno.

Quali sono i prossimi passi?

Per noi di continuare a fare investimenti e speriamo anche di ottenere le prime exit. Annunceremo un nuovo investimento verso Febbraio nel campo del social.

Dal tuo punto di osservazione su quale tecnologia punteresti una fiche?

Non puntiamo fiche. Investiamo in team imprenditoriali che vogliono creare aziende significative. La tecnologia è un di cui.

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Gianluca Dettori è fondatore e presidente di dPixel, società di consulenza specializzata nel venture capital tecnologico.

Dapprima manager in Italia Online (Olivetti), e poi General Manager in Lycos Bertelsmann per il lancio in Italia del motore di ricerca, nel 1999 ha fondato Vitaminic. In seguito alla fusione con Buongiorno SpA nel 2003, ha ricoperto la funzione di responsabile Merger & Aquisition nel Gruppo Buongiorno Vitaminic e Vice President del Consiglio di Amministrazione. Investitore negli ultimi 10 anni in Vivaticket, Im3D, Sitonline, SmartRM, Crowdengineering, Banzai, SEOlab, Kiver, Sounday, Ibrii, Liquida e Urbissimo, scrive inoltre su temi di Internet e Venture Capital per la rivista Wired Italia e per “Il Sole 24 Ore – Nova100”.

Laureato in Economia all’Università di Torino, ha fondato ed è stato il primo presidente dello IAB (Internet Advertising Bureau) in Italia.

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