“Solo se le risorse di connettività verranno fortemente ed equamente distribuite sul territorio e se Internet diverrà, nell’esperienza di vita quotidiana di ciascuno di noi, un veicolo attraverso il quale accedere ad un’informazione trasparente e indipendente, le cose, nel nostro Paese, potrebbero cambiare.”

L’Italia seppur con ritardo rispetto ad altri Paesi industrializzati si sta digitalizzando, certo con una prevalenza di utilizzo nel campo dei social network rispetto alle applicazioni aziendali, però è innegabile che la nostra economia, la nostra cultura sono in un periodo di forte cambiamento. La domanda che mi pongo è se in questa corsa all’uso della tecnologia strumenti più vecchi ma altrettanto fondamentali come il Diritto  siano pronti per aiutarci a cambiare. Questo ed altro lo abbiamo chiesto all’avvocato  Guido Scorza  uno dei massimi esperti in Diritto delle Tecnologie in Italia.

La tecnologia si evolve molto rapidamente, mentre il diritto invece stenta a seguirla, ciò che rischi comporta?

Il rischio principale è di ingenerare una costante situazione di incertezza del diritto e di creare, conseguentemente, un clima di smarrimento negli imprenditori, disincentivandoli dall’intraprendere nuove avventure e dal percorrere sentieri non battuti nelle direzioni più innovative.

Non è un caso che le Internet company italiane sono un’autentica eccezione e che, spesso, le grandi multinazionali del web sono particolarmente caute nello stabilirsi nel nostro Paese e nell’esercitarvi la loro attività.

Gli imprenditori, specie se si chiede loro di investire in direzioni innovative hanno bisogno di poter far affidamento su regole univoche che consentano loro di ponderare e valutare le conseguenze di ogni scelta.

Spesso, peraltro, l’arretratezza del diritto rispetto alla tecnologia finisce con il frenare il progresso, non consentendo il ricorso a soluzioni innovative per il raggiungimento di taluni risultati.

I rischi sono maggiori per gli utenti o per le aziende?

I rischi sono, naturalmente, diffusi e, verrebbe da dire, equamente ripartiti anche perché, nel web 2.0, la distinzione tra utenti ed aziende o, meglio, imprenditori è sensibilmente meno netta che in passato.

In linea generale l’incertezza del diritto costituisce, certamente, un ostacolo più avvertito da aziende ed imprenditori in quanto questi ultimi – a differenza dei semplici utenti – sono chiamati a confrontarsi con le regole prima di valutare se e quanto investire in una determinata direzione.

Salvo casi limite, invece, l’utente, dinanzi all’incertezza, accetta più facilmente di correre rischi, generalmente, contenuti a fronte dei benefici che le nuove tecnologie gli consentono di ottenere.

Tanto per fare un esempio, un’azienda non investirà milioni di euro per lo sviluppo e la gestione di una piattaforma User generated content senza conoscere puntualmente il regime giuridico – specie in tema di responsabilità – ad essa applicabile mentre il singolo utente, probabilmente, utilizzerà comunque la piattaforma anche se non sarà convinto di potervi legittimamente caricare un determinato video.

Qual è la situazione nel Mondo e quale in Italia rispetto ai temi della privacy?

Difficile creare uno spartiacque universalmente valido tra Italia e resto del mondo in tema di Privacy. In linea di principio, può dirsi che in Europa – la disciplina italiana e sostanzialmente uniforme a quella degli altri Paesi membri – la privacy è prevalentemente una questione che riguarda i rapporti tra privati mentre negli Stati Uniti, la privacy, concerne, più di vicino il rapporto tra cittadino e Stato, garantendo al primo un adeguato livello di riservatezza in relazione ad eventuali “intromissioni” del secondo nella propria sfera privata.

Qual è la reale situazione sul wifi, è davvero libero ora con l'abrogazione della Pisanu?

La risposta è si: il wifi è, almeno sotto il profilo giuridico, sensibilmente più libero che in passato.

Anche se, dopo cinque anni di prigionia nelle maglie di uno straordinario ed inutile sistema burocratico, temo, ci vorranno, comunque mesi o, forse anni, perché, in Italia, il wifi possa dirsi davvero libero.

Dal tuo punto di vista di osservazione che futuro ci aspetta?

Salvo colpi di scena siamo un Paese che può aspettarsi poco dal futuro e, comunque, meno di quanto non si possano aspettare la più parte degli altri Paesi europei.

La televisione ed i giornali continuano, nel 2011, a costituire i principali strumenti di informazione e di educazione della popolazione con la conseguenza che l’orientamento di ampie fasce di cittadini rispetto ai temi sociali, politici ed economici continua a rimanere saldamente controllabile da pochi.

Spero, naturalmente, di sbagliarmi ma credo che solo se le risorse di connettività verranno fortemente ed equamente distribuite sul territorio e se Internet diverrà, nell’esperienza di vita quotidiana di ciascuno di noi, un veicolo attraverso il quale accedere ad un’informazione trasparente e indipendente, le cose, nel nostro Paese, potrebbero cambiare.

Per quanto riguarda le questioni di politica dell’innovazione di maggior rilievo, occorre, rilevare che, sin qui, Parlamento e Governo, ogni volta che se ne sono occupati, lo hanno fatto dimostrando una scarsa cognizione del contesto tecnologico e delle dinamiche del mercato con conseguente rischio di frenare, in modo significativo, lo sviluppo del settore: questione wifi, ambiguità ed incertezze sulla disciplina degli intermediari della comunicazione, obbligo di registrazione dei blog, diffusione della banda larga…

All’estero, al contrario, si è investito e si continua ad investire per promuovere la diffusione delle nuove tecnologie, mostrandosi convinti che proprio per questa via, sarà possibile, in tempi brevi, uscire dalla crisi.

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Guido Scorza – Avvocato, Dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, è docente presso il Master di diritto delle nuove tecnologie della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, presso il Master in Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche dell’Università La Sapienza di Roma, presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, presso il Corso di Laurea in tecnologie informatiche dell’Università La Sapienza nonché presso la European School of Economics.

E’ membro del Consiglio scientifico e del Consiglio dei docenti del Master di diritto delle nuove tecnologie dell’Università degli Studi di Bologna. Collabora con numerosi periodici, quotidiani e riviste: L’Espresso, Wired.it, Punto Informatico, PC Magazine, Win Magazine, Office Magazine, Computer Business Review, Internet Magazine e Quale computer, il Corriere Giuridico . E’ giornalista pubblicista.

Esercita la professione legale presso lo Studio Mazzetti, Rossi e Associati del quale è socio e presso il quale si occupa, prevalentemente, di questioni connesse al diritto civile, industriale e della concorrenza con particolare riferimento alle problematiche dell’Information society

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