COOP ITALIA – La distribuzione organizzata a ritmo di IT

 

Coop, quale abbreviazione di Cooperativa di Consumatori, è un marchio che contraddistingue un sistema di cooperative che gestisce una rete di supermercati ed ipermercati.Il marchio è attribuito alle cooperative di consumatori consociate a Coop Italia (consorzio nazionale delle cooperative di consumo), a sua volta aderente alla Lega nazionale cooperative e mutue. In Italia il movimento della cooperazione di consumo nasce a Torino nel 1854, oggi il sistema Coop è costituito da 135 cooperative di consumatori, di diversa dimensione e diffusione territoriale, giuridicamente e operativamente autonome, associate a livello interregionale (nei distretti) e nazionale (in ANCC-Coop) al fine di condividere le politiche commerciali, le strategie aziendali e le iniziative a favore dei soci-consumatori e del territorio di riferimento.

Coop Italia è la centrale di acquisto e di marketing per l’intero sistema. Coop è il principale attore sul mercato italiano della grande distribuzione organizzata: nel 2006 la quota di mercato ha raggiunto il 17,9% e le vendite gli 11,8 miliardi di euro È in atto, negli ultimi anni, un processo di razionalizzazione del sistema sia a livello centrale che territoriale, con fusioni tra cooperative , processi di espansione nelle regioni dell’Italia meridionale  e di internazionalizzazione. 

A Riccardo Giuliani – Direttore  Sistemi Informativi ,Innovazione tecnologica  e B2B del Consorzio Nazionale di Marketing e Acquisti Coop Italia abbiamo posto alcune domande per capire quale sia il ruolo dell’IT in una grande azienda come la COOP.

Quale è il contesto IT del Gruppo COOP e quali sono i progetti IT realizzati che hanno avuto un grande impatto?

Il Sistema Coop è sostanzialmente un sistema a rete dove ogni azienda del Gruppo ha la propria autonomia , ovviamente nell’ambito di una forte integrazione di processo;con tale premessa di ordine più generale i Sistemi Informativi non possono che rappresentare in chiave tecnologica questo tipo di organizzazione. 

Questo rappresenta un fattore chiave per comprendere il contesto IT, il punto di forza sta nel poter sfruttare le punte di eccellenza mettendo a disposizione del “Sistema” esperienze maturate in un punto della “rete” diminuendo così  il rischio degli investimenti; il punto di debolezza può essere rappresentato da una scarsa comunicazione e condivisione dei risultati, ovviamente è nostra cura che questo avvenga solo in modo residuale. Per la seconda parte della domanda dovremmo compilare una lista abbastanza lunga, mi limito solo alle ultime realizzazioni del biennio 2006/7: i Corner Farmaceutici e Coop Voce. Entrambi i progetti hanno aperto nuovi servizi per i nostri Consumatori (Soci o Clienti che siano) rompendo una situazione di mercato chiusa. E’ evidente che sto parlando di processi di business ma che senza il supporto dei Sistemi non avrebbero potuto concretizzarsi.   

Può parlarmi del portale E-coop e delle implementazioni in ambito B2B? 

L’esperienza di Coop sul versante B2C è partita nel 1998 sull’onda della diffusione di Internet,l’obiettivo su cui il progetto ha poggiato il suo sviluppo non è stato solo il portale di Gruppo, che successivamente si è declinato oltre che come luogo virtuale del mondo Coop nella sua interezza anche come punto di accesso (non unico) ai portali di Cooperativa ma come sperimentazione della spesa on line.

Ancora oggi questa piattaforma è usata a Roma.Onestamente questa innovazione non ha avuto il successo sperato,non tanto per l’adozione del Consumatore di un nuovo modo di fare la spesa bensì per i costi logistici che tale processo generava e che , nonostante i nostri sforzi, non risultava comprimibile affinchè avesse una sua  giustificazione economica. Cosa diversa per il B2B che invece , dopo un periodo di allineamento culturale dei Fornitori, sta dando dei buoni risultati. Quando si parla di B2B si intende un qualcosa che si può paragonare al flusso teso della merce (Just in Time) , solo che invece che di prodotti si parla di informazioni. Voglio dire che da una parte l’ obiettivo di questo nuovo approccio è l’eliminazione di quei molteplici  passaggi che oggi avvengono nello scambio delle informazioni che entrambe le parti utilizzano nei propri Sistemi e nei propri Processi e dall’altra una sincronizzare più spinta dei flussi informativi.

Io credo che la catena del valore dei Fornitori e dei Distributori si dovranno integrare sempre di più, con l’obiettivo di cercare quell’efficienza la cui mancanza spesso porta ad un approccio contrattuale basato quasi esclusivamente su quella che noi chiamiamo “muscolarità”. Il nostro ultimo progetto “Global Data Syncronization”  ci sta ripagando , forse più lentamente del dovuto, degli sforzi che abbiamo fatto per mettere in condizione i Fornitori di darci le informazioni relative ai loro prodotti con un formato standard a livello  internazionale e questo  consente a noi di eliminare molteplici attività che generano costi ed errori ed a loro la possibilità di diminuire concretamente il Time to Market che rappresentava un loro punto di debolezza. 

Non vorrei peraltro dimenticare l’EDI che pur essendo un processo nato negli anni 90’ ha ritrovato con utilizzo del WEB una nuova gioventù ed una minore barriera all’ingresso. Nella nostra realtà abbiamo sviluppato la Fatturazione , attiva e passiva, gli Ordini e le Bolle di Consegna;stiamo, per completare i messaggi EDI, lavorando sulle conferme d’Ordine. Il tutto nell’ottica dell’efficienza.  

Quali saranno invece le nuove implementazioni?  

Io credo che oltre ad una naturale manutenzione implementativa del nostro portafoglio applicativo per migliorarne l’efficacia e l’efficienza, la nuova scommessa di Coop sarà quella di dare nuovi servizi ai propri Soci con l’obiettivo di calmierare il mercato su voci di spesa che sempre più incidono sui costi delle famiglie. E’ evidente che , come per i Corner Farmaceutici e per la Telefonia, la realizzazione di nuovi sistemi sarà indispensabile per la loro realizzazione. 

L’ICT è una potente leva per la creazione di valore , secondo Lei l’Information Technology deve essere al servizio del business o deve invece essere un fattore abilitante ? 

Da quando sono nel mondo del lavoro questa domanda mi perseguita.  Ho sentito in questi anni scuole di pensiero che , a seconda delle mode, si alternavano nell’una e nell’altra affermazione. Io molto modestamente credo che non ci sia una risposta. Credo invece che molto dipenda dal ciclo di vita dell’azienda e dalla sua cultura. Per esperienza personale ritengo che avere un approccio fideistico ad una teoria può non  essere una garanzia di successo.Voglio dire che se non si contestualizza il proprio lavoro non è detto che si porti benefici per l’azienda per cui si lavora, pur interpretando al meglio il proprio ruolo professionale,ad esempio non credo che un’azienda di servizi abbia bisogno dello stesso tipo di approccio di un’azienda di Produzione e che quindi la figura del manager dei Sistemi debba essere interpretata  nello stesso modo.   

Quali sono le leve strategiche utilizzate dal CIO per governare la complessità?

Oltre a quelle classiche del Controllo, in senso lato,   suggerirei il buonsenso, la capacità di scegliere collaboratori all’altezza della situazione e la capacità di farli lavorare nel percorso concordato con l’alta Direzione aiutandoli nel superare le difficoltà quotidiane, che sono molte.  Le Direzioni ICT sono per loro natura soggette a continui cambiamenti , sia di Business che di Tecnologia, e di conseguenza a continue pressioni. Non c’è più ormai un progetto a cui i Sistemi si possano sottrarre sia che si parli di WEB 2.0 e di Collaboration sia che si parli di processi più tradizionali. E’ quindi evidente che i punti a cui facevo riferimento sono indispensabili per raggiungere i risultati. 

Quali sono i parametri che un CIO deve  monitorare per valutare le performance in termini di costi e valori dell’IT?  

Rispondo con una domanda. Saprebbe indicarmi un algoritmo per determinare il valore di un’informazione? Cosa voglio dire : è evidente che rendere efficiente la propria organizzazione IT ed i processi che ad essa sottointendono è un compito che non può essere delegato e quindi va espletato al meglio. Però mentre se si tratta di processi codificati è possibile definire il punto di pareggio di uno sviluppo IT, sempre che chi li chiede riesca a quantificarne i benefici,e questo purtroppo non sempre avviene , se si parla, ad esempio, di informazioni relative all’area di Marketing chi è in grado di stabilire se il costo per averla vale il risultato ?  

Qual è il nuovo ruolo del CIO? Quali saranno le integrazioni con il CEO?  

Anche questa è una domanda che in assoluto ha poco senso. Dovremmo definire anche qui il contesto in cui si opera. Nelle mie frequentazioni pubbliche ho sentito CEO che parlavano con un lessico molto vicino ai Sistemi, anzi spesso venivano dai Sistemi, e descrivevano il ruolo dei CIO come un ruolo fondamentale per la crescita dell’azienda. Però mi è capitato anche di ascoltare CEO che relegavano il ruolo dei Sistemi al pari di “fornitori” di dati e tecnologia , non comprendendo in realtà che l’esperienza di chi ha fatto questo lavoro potrebbe portare un forte contributo.  Chi in Azienda parla l’esperanto organizzativo se non i Sistemi che tutti i giorni hanno a che fare con le innumerevoli problematiche che si generano nei processi di vita dell’Azienda?  

In sintesi  i CIO hanno “obbligatoriamente” dovuto cambiare il loro ruolo, con qualche crisi d’identità, di puri fornitori di strumenti tecnologici e hanno dovuto immergersi nelle logiche di processo , non più verticale ma sempre più spesso orizzontale, quindi con un ruolo a volte di mediazione tra varie Direzioni e dovendo parlare ,come dicevo prima, molti linguaggi. Hanno dovuto abbandonare la famosa “chiesa informatica” degli anni 60/70 e rinunciare , per fortuna, al ruolo del censore degli sviluppi,ed anche delegare ,all’interno o appaltare all’esterno, la funzione di  esperto di tecnologia (non sarebbe sostenibile interpretare in prima persona sia l’esperto di Second Life  che di Sistemi Operativi). Quello che oggi invece gli si chiede è spiegare come certe innovazioni possano produrre efficienza nell’organizzazione o generare nuove opportunità, gli si chiede di saper parlare con un linguaggio sempre più comprensibile per un CEO non “acculturato” sui Sistemi,gli si chiede a volte  di violentare le sue convinzioni professionali sulla migliore scelta tecnologica a vantaggio della soluzione più adatta alla propria Azienda. 

Dal suo punto di osservazione privilegiato quale pensa sia il futuro dell’IT e quali i trend tecnologici più interessanti per l’innovazione di business ? 

Penso che più la tecnologia ,in senso lato, si diffonde e sempre più gli utilizzatori saranno portatori di nuove esigenze , peraltro oggi non sempre prevedibili. Chi lavora nell’IT dovrà , in tempi sempre più ristretti, avere la capacità di interpretare per la propria Azienda le nuove opportunità generate dall’innovazione; facile a dirsi, più complesso a farsi. In particolare se  si aggiunge la necessità di virtualizzare sempre più il posto di lavoro, un’po’ per il fenomeno di globalizzazione dei mercati, un po’ per la necessità di  ridurre ,per costi e per tempi sempre più compressi, gli spostamenti, direi che i CIO si dovranno impegnare molte nel mondo della Collaboration.  

Nella realtà Coop ,composta da più aziende che interagiscono tra loro in modo intenso, una delle scommesse sarà  consentire agli Utenti l’accesso ad un mondo geograficamente distribuito dalla propria postazione facendo si che dispongano di tutti gli strumenti e le informazioni necessarie al proprio lavoro e magari distribuite in qualche parte del sistema. Ad esempio sempre di più si utilizzano le videoconferenze con i limiti però che queste oggi presentano. Oggi si fa sempre  più pressante la richiesta di disporre di piattaforme fortemente integrate per le attività che vedono la partecipazione allo stesso processo di persone ubicate in più luoghi geografici. I principali Fornitori si stanno muovendo con grossi investimenti in tal senso ed io dubito che l’IT si potrà tirare fuori da questo nuovo modo di interpretare le attività lavorative.

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