Il fantasma digitale di Portici: perché 20.000 voti social spaventano la politica (e come recuperarli)
In questi giorni passeggiando per Portici si vedono gigantografie dei candidati a sindaco, passeggiate pastorali per le vie della città che ricordano Alberto Sordi nel film “ Il medico della Mutua”e addirittura gente che gira con con pacchi di bigliettini con i nomi dei candidati da votare.
Sembra quasi un paradosso: una campagna elettorale nel 2026 che sembra uscita dagli anni ’90. A Portici si respira proprio questa sensazione: manifesti, incontri “di presenza”, strette di mano… ma poca strategia digitale. E la domanda viene naturale: dov’è finita la politica che parla ai giovani?
Mia figlia di 19 anni si informa solo su Tiktok e Instagram!
C’è un cortocircuito evidente tra la realtà quotidiana dei cittadini e la narrazione che i candidati propongono online. Se pensi che i social siano solo un passatempo per ragazzi, sei fuori strada: oggi sono il nuovo mercato, la nuova piazza e, soprattutto, il nuovo seggio elettorale. Eppure, guardando i profili dei candidati a Portici, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un archivio polveroso di slogan degli anni ’90, semplicemente trasportati su uno schermo.
I numeri del divario digitale a Portici
Per capire l’entità di quello che sta accadendo, dobbiamo guardare i dati con estrema freddezza. Non è più una sensazione passeggera, ma una realtà statistica che definisce il perimetro del consenso nella nostra città.
Tabella: Il peso dell’elettorato digitale a Portici
| Segmento Elettorale | Numero Stimato | Impatto Digitale |
|---|---|---|
| Elettori Totali | ~43.000 | 100% |
| Elettori attivi sui Social | ~21.000 | 48,8% |
| Under 35 (Nativi Digitali) | ~8.000 | 18,6% |
| Elettori indecisi intercettabili | ~12.000 | Alto |
Questi numeri ci dicono una cosa fondamentale: quasi la metà dell’elettorato vive, si informa e matura le proprie decisioni – almeno in parte – sulle piattaforme digitali. Ignorare questo bacino non è solo un errore di comunicazione; è un vero e proprio suicidio politico. Portici è una città densamente popolata, con una vivacità culturale e tecnologica che meriterebbe una rappresentanza moderna. Invece, ci troviamo di fronte a una mediocrità comunicativa che appiattisce ogni possibile dibattito.
Il virus della mediocrità: quando il social diventa un volantino
Il problema non è l’assenza. Quasi tutti i candidati, dal sindaco all’aspirante consigliere, hanno una pagina Facebook o un profilo Instagram. Il dramma è l’uso che ne fanno. Esiste un pattern chiaro e desolante che emerge scorrendo i feed: contenuti poco originali, messaggi intercambiabili e una totale assenza di identità.
La politica locale sembra essere caduta nella trappola della standardizzazione. Se togliessi il nome e la foto dal post di un candidato, difficilmente riusciresti a capire a chi appartiene quel messaggio. Gli slogan sono gli stessi da decenni: “Per il bene comune”, “Al servizio dei cittadini”, “Cambiamo Portici”. Ma come? Con quale visione, con quali proposte? Con quale idea di innovazione per il territorio?
L’illusione dell’Intelligenza Artificiale e il copia-incolla
Negli ultimi tempi si è aggiunto un nuovo elemento: la comunicazione che sembra (o è) artificiale. Molti candidati al consiglio comunale sembrano utilizzare strumenti di generazione automatica senza alcun filtro critico. Il risultato sono testi grammaticalmente corretti ma privi di anima, post “perfetti” ma vuoti che non riescono a creare connessione empatica con il lettore.
L’elettore di Portici è scaltro. Percepisce immediatamente quando un contenuto non è “vissuto”, quando dietro quella frase non c’è una storia vera o una competenza reale. La tecnologia dovrebbe servire ad amplificare l’identità, non a sostituirla. Se il tuo messaggio potrebbe essere scritto da chiunque, allora non appartiene a nessuno.
Analisi qualitativa: chi corre e chi arranca
Non tutti sono allo stesso livello, sia chiaro. Esiste una gerarchia nella capacità di abitare lo spazio digitale, anche se il margine di miglioramento resta enorme per tutti.
Il Ranking Social dei candidati (Analisi 2026)
1. Farroni: È l’unico che sembra aver capito la necessità di una presenza multicanale e ad avere un canale su TikTok il che indica una volontà di intercettare gli under 35, un segmento spesso dimenticato. Tuttavia, anche qui la strategia appare a tratti ancora acerba, più orientata alla visibilità che alla costruzione di un dialogo profondo.
2. Candidati Sindaci Principali Si muovono con prudenza. La loro presenza è discontinua e spesso limitata ai momenti istituzionali. Manca l’uso strategico dei formati video (Reels, Live) che permetterebbero di mostrare il “dietro le quinte” della politica, rendendola più umana e accessibile.
3. Candidati al Consiglio Comunale Qui tocchiamo il punto più basso. Una distesa di foto profilo eccessivamente ritoccate (persone di 60 anni con foto da pin up) , grafiche amatoriali e il solito effetto “copia-incolla”. Per la stragrande maggioranza di loro, il social è solo una vetrina dove urlare il proprio numero di preferenza, perdendo l’occasione di spiegare il “perché” dovrebbero essere votati.
Social non significa presenza, ma relazione
L’errore strategico più grave che vedo commettere a Portici è pensare che basti “esserci”. Pubblicare un post al giorno non significa fare comunicazione politica. I social funzionano su tre pilastri: continuità, dialogo e riconoscibilità.
Se apri un profilo un mese prima delle elezioni, stai già partendo in ritardo. Il cittadino digitale non vuole un venditore che bussa alla sua porta virtuale solo quando ha bisogno del voto; cerca una figura di riferimento che sia stata presente nel tessuto sociale anche nei periodi “di magra”. La politica deve smettere di usare i social come un megafono e iniziare a usarli come un ricevitore.
Il rischio reale: l’invisibilità strategica
Mentre la politica si crogiola nei vecchi schemi, oltre 20.000 elettori restano in attesa di un segnale. Non sono disinteressati alla cosa pubblica, sono semplicemente stanchi di una comunicazione che non parla la loro lingua.
Il rischio concreto è che questi elettori non vengano mai coinvolti, che la loro energia e le loro istanze restino sommerse nel rumore digitale. Quando non c’è una comunicazione efficace, il risultato è l’astensionismo o il voto di protesta. Portici non può permettersi nessuno dei due.
Oggi non vince chi parla di più o chi urla più forte tra i commenti di un gruppo Facebook locale. Vince chi riesce a essere ascoltato davvero. E in un mondo sovraccarico di informazioni, l’unico modo per essere ascoltati è avere qualcosa di intelligente, autentico e innovativo da dire.


Ingegnere gestionale, sono Head of Smart Services nell'unità Servizi di Enel Italia.
Mi occupo di Smart Office e di tecnologie abilitanti a questo nuovo settore come ad esempio la sensoristica IoT.
Da più di 20 anni svolgo attività come giornalista freelance e consulente di comunicazione per alcune aziende.
Scrivo di nuove tecnologie, IT Governance, startup, Web Economy, AI, cybersecurity, IoT attraverso interviste ai protagonisti del mondo dell'innovazione.
Sposato con Antonella e papà innamorato di Sara ed Elisa ed Andrea. 



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