C’è una cosa che a Portici continuiamo a fare da anni: affrontare problemi strutturali con soluzioni superficiali.

L’ultimo esempio è il piano parcheggi: 2400 nuovi posti auto, distribuiti in varie aree della città, frutto di studio, mappe catastali e convenzioni pubblico-private. Un progetto articolato, serio, persino ben costruito sotto molti aspetti.

Eppure, c’è una domanda che nessuno sembra voler fare davvero:

ma siamo sicuri che il problema di Portici siano i parcheggi?

Il vero nodo: troppe auto in troppo poco spazio

Portici non è una metropoli espandibile. È una città densissima, con uno dei rapporti più alti tra popolazione e superficie in Italia.

Inserire altri parcheggi significa solo una cosa: rendere più facile possedere e usare un’auto.

E quindi aumentare il numero di auto.

È un principio urbanistico noto: più parcheggi crei → più traffico generi.

Non è una teoria. È successo ovunque.

L’effetto paradosso

Costruisci parcheggi per “risolvere il problema”.

Risultato dopo qualche anno:

  • più macchine in circolazione
  • più congestione
  • più smog
  • stessi problemi di parcheggio di prima

Ma con meno spazio urbano libero.

Stiamo curando il sintomo, non la malattia.

La verità che non piace dire

Il problema di Portici non è dove mettere le auto.

Il problema è quante auto ci sono.

E questo implica una cosa politicamente scomoda: bisogna cambiare abitudini.

  • Camminare di più
  • Usare davvero il trasporto pubblico
  • Ridurre l’uso dell’auto privata, soprattutto per tragitti brevi

Ma queste sono scelte impopolari. Non portano consenso immediato.

Un parcheggio sì.

E se invece premiassimo chi non usa l’auto?

Qui entra in gioco una visione diversa, che oggi manca completamente dal dibattito.

Perché non incentivare comportamenti virtuosi?

  • bonus per chi si sposta a piedi o in bici
  • sconti su servizi comunali per chi usa mezzi pubblici
  • accordi con attività locali per premiare chi lascia l’auto a casa
  • sistemi di mobilità condivisa realmente funzionanti

In altre parole: non facilitare l’auto, ma rendere conveniente evitarla.

Parcheggi sì, ma dentro una strategia

Questo non significa dire “no” a qualsiasi parcheggio.

Significa dire che i parcheggi, da soli, non risolvono nulla.

Possono avere senso solo se inseriti in una strategia più ampia:

  • trasporto pubblico efficiente
  • intermodalità reale
  • riduzione del traffico interno
  • pedonalizzazioni intelligenti

Altrimenti restano un palliativo costoso (anche se pagato dai privati, il costo urbano lo paga la collettività).

Il coraggio che manca

Il punto vero è politico.

Vogliamo continuare a rincorrere le auto o vogliamo iniziare a governarle?

Perché le città che funzionano oggi hanno fatto una scelta chiara: meno auto, più qualità della vita.

Portici, invece, sembra ancora ferma all’idea che ogni problema urbano si risolva con un posto auto in più.

Forse è il momento di cambiare domanda.

Non: “dove parcheggiamo tutte queste auto?”

Ma: “come facciamo ad averne molte meno?”

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