Erano da poco passate le 18 quando si è consumata la tragedia nel Parco San Ciro, a Portici. Stavo rientrando a casa quando mia figlia mi ha chiamato urlando, in preda al panico, per avvisarmi di quello che stava accadendo nel palazzo di fronte.

In pochi minuti, le fiamme hanno avvolto un appartamento al piano alto dello stabile. Le immagini parlano da sole: balcone distrutto, infissi anneriti, interni completamente devastati. Nonostante l’intervento dei Vigili del Fuoco, per una donna di 88 anni non c’è stato nulla da fare.
Ma oltre al dolore, resta la rabbia.
Secondo quanto riferito, i soccorsi sarebbero stati rallentati dal traffico congestionato su Corso Garibaldi, una criticità ormai cronica che continua a mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. L’accesso al parco, dove vivono circa 300 famiglie, si è rivelato ancora una volta difficile per i mezzi di emergenza.
Una situazione che non può più essere ignorata.
Tre elementi emergono con forza:
- Viabilità insufficiente: strade intasate che rallentano interventi vitali
- Accessi critici al parco: denunciati dagli stessi soccorritori
- Fragilità sociale: molti anziani soli, esposti a rischi enormi
Il Parco San Ciro non può e non deve continuare a convivere con queste condizioni. La sicurezza non può dipendere dalla fortuna o dai minuti persi nel traffico.
Questa tragedia impone una riflessione immediata: servono interventi concreti, sia sulla viabilità che sulla tutela delle persone più vulnerabili.

La trappola di cemento: il Parco San Ciro e l’incubo di Corso Garibaldi
Il Parco San Ciro non è un piccolo condominio. È un enorme complesso residenziale dove vivono circa 300 famiglie. Parliamo di una vera e propria cittadella all’interno della città di Portici. Quando un’emergenza colpisce una struttura di tale densità abitativa, i rischi si moltiplicano in modo esponenziale. I Vigili del Fuoco, intervenuti con la massima prontezza possibile, hanno dovuto affrontare un nemico invisibile ma insormontabile: la paralisi della viabilità urbana.
Il Corso Garibaldi, l’arteria principale che attraversa la città, è notoriamente e perennemente intasato. A quell’ora, poco dopo le 18, il traffico del rientro trasforma la strada in un fiume di lamiere immobili. Le autobotti dei soccorsi si sono ritrovate intrappolate in un imbuto di macchine. A questo si aggiungono i problemi strutturali denunciati dagli stessi vigili: difficoltà di accesso ai varchi del parco, spazi di manovra ridotti al minimo per i mezzi pesanti, auto parcheggiate in modo selvaggio che ostruiscono le vie di fuga e di soccorso.
Non è ammissibile che nel 2026 un’emergenza debba scontrarsi con simili ostacoli. Un parco in cui risiedono centinaia di famiglie non può sopportare questi livelli di rischio. I minuti persi nel traffico sono minuti sottratti alla vita.
Oltre l’emergenza: anatomia di un collasso urbano annunciato
Quello che è successo a Portici è lo specchio di una problematica che affligge moltissimi comuni dell’area vesuviana e napoletana. Abbiamo ereditato un assetto urbanistico concepito decenni fa, assolutamente inadeguato a gestire il volume di veicoli e la densità demografica odierna. Le strade sono strette, i parcheggi insufficienti e la concezione degli spazi comuni nei grandi condomini risale a un’epoca in cui non si prestava la dovuta attenzione agli standard di sicurezza in caso di calamità.
Tuttavia, piangerci addosso o rassegnarci all’idea che “le cose qui funzionano così” non è la soluzione. Non possiamo abbattere e ricostruire le nostre città, ma possiamo e dobbiamo renderle intelligenti. Dobbiamo far evolvere i nostri centri urbani
Il dramma silenzioso degli anziani soli: una bomba a orologeria sociale
Il terzo e più drammatico aspetto di questo incendio è la vittima. Una donna di 88 anni che viveva sola. Questo ci mette di fronte a una realtà che spesso preferiamo ignorare: la nostra società invecchia e le nostre città sono piene di anziani che vivono in solitudine all’interno di appartamenti silenziosi.
Gli anziani soli rappresentano un problema enorme non solo per la loro stessa incolumità, ma anche per quella dell’intera comunità condominiale. Una persona molto in là con gli anni può avere deficit uditivi e non sentire il rumore di un principio d’incendio o lo scoppiettio di un cortocircuito. Può avere problemi olfattivi e non percepire l’odore del fumo. Può avere difficoltà motorie che le impediscono di fuggire rapidamente o la mancanza di prontezza per prendere il telefono e comporre il 112 in uno stato di panico.
Lasciare i nostri anziani completamente isolati nei grandi palazzi significa esporli a un rischio quotidiano inaccettabile, che si riverbera sui vicini di casa.
La tragedia di Portici deve segnare un punto di svolta. Le emozioni di quella chiamata di mia figlia, l’odore di bruciato nell’aria, le sirene bloccate, devono trasformarsi in un motore per il cambiamento.
Alle istituzioni locali chiediamo un impegno concreto. La revisione dei piani di emergenza per i grandi parchi residenziali come il San Ciro è urgente. È necessario garantire che le vie di accesso siano sempre libere, applicando sanzioni severissime per chi parcheggia ostruendo i varchi. Ma soprattutto, chiediamo di investire in sistemi di gestione intelligente del traffico. La viabilità non è solo una questione di stress quotidiano, è una questione di sicurezza pubblica, a maggior ragione in una zona a rischio sismico!

Ingegnere gestionale, sono Head of Smart Services nell'unità Servizi di Enel Italia.
Mi occupo di Smart Office e di tecnologie abilitanti a questo nuovo settore come ad esempio la sensoristica IoT.
Da più di 20 anni svolgo attività come giornalista freelance e consulente di comunicazione per alcune aziende.
Scrivo di nuove tecnologie, IT Governance, startup, Web Economy, AI, cybersecurity, IoT attraverso interviste ai protagonisti del mondo dell'innovazione.
Sposato con Antonella e papà innamorato di Sara ed Elisa ed Andrea. 



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