La forza che si chiede a un CIO in tempo di crisi è quella di fare di più avendo di meno, sapendo dove e come prendere dei rischi o cogliere delle opportunità e questo richiede necessariamente una forte conoscenza non solo dei processi ma sopratutto delle tecnologie”

L’api – anonima petroli italiana SpA, tra i principali gruppi italiani guidati da una Famiglia di industriali del nostro Paese, i Brachetti Peretti, è attiva sul mercato da oltre 75 anni. Oggi, il Gruppo api opera sia nell’ambito dell’approvvigionamento, produzione, distribuzione e commercializzazione di carburanti e combustibili che nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel 2005  il Gruppo api ha acquistato la società IP, arrivando così a gestire, oggi, quasi 4.200 stazioni di servizio con una quota di mercato superiore al 10%.  Abbiamo analizzato il ruolo dell’IT  con Mauro Minenna – CIO del Gruppo api

Mauro_Minenna_API

In cosa consiste il business di api?

api è un gruppo industriale che opera in modo sinergico su due catene del valore distinte: la prima è il  cosiddetto downstream integrato ovvero acquisto del prodotto grezzo, raffinazione (nella raffineria di Falconara Marittima) , distribuzione e vendita del prodotto finito.

La seconda catena del valore è costruita intorno alle energie rinnovabili: apinòvaenergia, società del Gruppo, è uno dei principali player nazionali nell’eolico, leader nel fotovoltaico e nelle biomasse, con 430 MW di potenza installata.

La gasificazione degli scarti di raffinazione consente, inoltre, di produrre energia elettrica tramite uno dei primi impianti IGCC – Integrated Gasification Combined Cycle,  realizzati in Europa. L’impianto ha una potenza di 280 MW, ed è in grado di produrre circa 2 miliardi di kWh/anno, garantendo la regione Marche del 30% del suo fabbisogno energetico.

Il Gruppo api è in una fase di significativo cambiamento iniziata con l’acquisizione del brand IP, un marchio storico della benzina fortemente legato all’identità nazionale, basti pensare alla partnership con gli Azzurri della nazionale di calcio. Lo scorso anno è stato deciso di adottare un nuovo marchio per tutti i nostri punti vendita modernizzando il logo e l’immagine di IP che, nella nuova versione, campeggia già su oltre 1.400 punti vendita.

Quale è il contesto IT di API?

Il vorticoso cambiamento di questi ultimi anni ha creato la necessità di un ripensamento complessivo del modo di fare informatica in azienda. La Direzione in sè è stata creata nel 2008 con il compito di governare l’informatica di tutto il Gruppo.

Abbiamo iniziato dall’organizzazione: la funzione Processi, della quale ho mantenuto l’interim, che si occupava principalmente di sviluppi in ambito SAP, è stata trasformata in una funzione di demand management organizzata in modo speculare all’azienda con il compito di gestire tutte le richieste delle Business Units, collocarle sull’asse dei tempi e governarne la realizzazione. La funzione Sistemi Tecnologici, che segue la progettazione e il funzionamento dell’infrastruttura, affidata all’inarrestabile Gaetano Scebba, CTO del gruppo, ora si occupa anche della definizione architetturale delle soluzioni e della gestione integrata dei vendor.

Successivamente, l’aggiornamento di Sap alla versione ECC 6.0 (completato nel settembre di quest’anno) ci ha permesso di ridocumentare e razionalizzare l’ERP aziendale. A valle di questa azione, le attività “ordinarie” su Sap sono state cedute in “application maintenance” consentendo al personale della funzione Processi di allargare il proprio perimetro di azione ad una visione complessiva dei sistemi di Gruppo.

Parallelamente abbiamo federato i sistemi della logistica distributiva con lo stesso Sap e con l’infrastruttura dei Portali. I dati adesso viaggiano attraverso i sistemi in tempo reale eliminando alla radice i problemi di consistenza delle informazioni tra essi: le anagrafiche sono sincronizzate e gli scarti sono gestiti dal sistema mittente.

Sul fronte infrastrutturale, infine, i 60 server windows del Gruppo sono stati virtualizzati, mentre tutti i sistemi Unix ricondotti a funzionare su istanze Z/Linux del mainframe aziendale.

L’intera informatica di “api” regge quindi su due soli “poli” virtualizzati con gli evidenti impatti di semplicità di gestione e di “green computing”. Con il solo consolidamento mainframe oggi risparmiamo un terzo dello spazio e dell’energia.

Quali sono le criticità?

Più che alle criticità mi piace pensare alle nuove sfide che sapremo sicuramente affrontare nei prossimi anni. E’ in fase di realizzazione un’infrastruttura per la rilevazione di dati di campo che ci darà la possibilità di monitorare in modo continuativo lo “stato di salute” dei nostri punti vendita, per identificare azioni richieste e opportunità commerciali. Dal centro verso la periferia, invece, sarà offerta ai nostri retisti e ai gestori la possibilità di monitorare i propri andamenti commerciali, la situazione logistica e quella finanziaria confrontando i propri dati con quelli di riferimento dell’azienda in un portale a loro dedicato.

Per i nostri clienti finali l’anno che arriva sarà pieno di belle sorprese sia sul fronte della carta fedeltà che su quello della nostra Carta Maxima per il carburante.

Qual è l’approccio verso l’utilizzo del sw open source?

api utilizza l’open source, “server side”, anche su applicazioni “mission critical” (per esempio Z/Linux come application server Sap). Sono più scettico “client side”: sono un utente felice di “crunchbang linux” ma temo che lo choc culturale che si causerebbe all’utente medio pareggi e superi, al momento, i benefici di riduzione del TCO e di semplicità di amministrazione.

Qual è il nuovo ruolo del CIO? Cosa pensa della necessità di avvicinarsi sempre più al business?

La capacità di compiere il processo di trasformazione dal requisito alla soluzione con competenza, energia e sensibilità nelle relazioni con tutti gli stakeholders (compresi i fornitori) e di far funzionare quanto realizzato con professionalità e trasparenza continua ad essere, credo, il ruolo del CIO. Ci viene sempre più richiesta una competenza di processo per parlare la lingua del business ma la comprensione dei “sottostanti” tecnologici rimane un fatto indispensabile, a maggior ragione in un periodo di crisi come questo in cui è richiesto al CIO di avere le competenze e le capacità per discernere quali soluzioni tecnologiche adottare per far ottenere all’azienda i propri risultati con la massima efficacia ed efficienza nonché di stimolare la ricerca di nuove opportunità. Purtroppo molti IT manager dimenticano il loro “prefisso” e pensano che basti essere solo dei manager, con una buona capacità di gestire tutti gli altri aspetti, trascurando la competenza tecnologica quasi che un bagaglio di questo tipo rappresenti un pericoloso ostacolo a poter superare, volendolo, il proprio ruolo di CIO. La forza che ci viene chiesta in tempo di crisi è quella di fare di più avendo di meno, sapendo dove e come prendere dei rischi o cogliere delle opportunità e questo richiede necessariamente una forte conoscenza non solo dei processi ma sopratutto delle tecnologie.

Quale sarà il ruolo giocato dal CIO nella partita dell’Enterprise 2.0?

Prima di parlare di Enterprise 2.0 dovremmo far si che sia realmente sviluppata l’Enterprise 1.0; le intranet esistono un po’ dappertutto e sono snodi fondamentali dello scambio di informazioni, ma ho l’impressione che in questo momento sia necessario rafforzarli prima di passare al passo successivo magari con una spruzzata di tecnologia (anche web 2.0, nella sua accezione tecnologica – Ajax e altro) per renderle  più “attraenti”.

Sono scettico sull’utilizzo del web 2.0 nella sua accezione più “social” (blog, wiki, communities) all’interno delle aziende. Peraltro, non sono convinto che la cosa tenderà a cambiare nei prossimi anni: a quanto vedo, anche i “nativi digitali” tendono abbastanza naturalmente a costruire le proprie esperienze di socializzazione in Azienda in modi più tradizionali e utilizzando spazi e mezzi diversi per il lavoro (anche per “conformismo” ovvero perché percepiscono tale comportamento come quello “atteso” dal datore di lavoro) da quelli che sono ormai abituati a utilizzare per la vita personale. 

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Mauro Minenna, ingegnere elettronico, 40 anni, è Direttore dei Sistemi Informativi del Gruppo API dal 2008.
Dopo aver fatto esperienze come project manager nei sistemi informativi di Enel e Rai, è stato responsabile dei sistemi e della logistica di Eboost, startup del Gruppo Poste Italiane per la logistica dell’e-commerce.
Dal 2002 al 2007 ha lavorato direttamente per Poste Italiane, prima come assistente del CIO, poi come responsabile delle Architetture Applicative e dell’Information Management. E’, dal 2004, professore incaricato di “Basi di Dati” presso la facoltà di ingegneria dell’università di Roma – Tor Vergata. E’ sostenitore di “Informatici senza frontiere” e della Free Software Foundation Europe.

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