Smart Agriculture, Smart Farming, Precision Agriculture sono tutti termini validi che stanno a significare cose a volte diverse ma legate allo stesso tema, ossia le soluzioni applicative volte al monitoraggio, alla gestione e all’ottimizzazione di diversi processi relativi all’Agricoltura.

Lo scopo è quello d’aumentare la produttività. Non si tratta solo di una motivazione di business: anche le organizzazioni internazionali come la FAO hanno sottolineato che per sfamare gli oltre nove miliardi di persone che dovrebbero abitare il pianeta nel 2050 servono approcci nuovi.

Il parallelo con quanto si sta facendo in campo industriale con le stesse nuove tecnologie è evidente. Tanto che se nel manufacturing si parla di Quarta Rivoluzione industriale, qui si parla di Terza Rivoluzione Verde (le prime due sono l’incrocio delle specie vegetali e l’uso della genetica nelle coltivazioni).

Uno degli elementi chiave nelle applicazioni di Smart Farming è la raccolta di più informazioni possibili sul campo, stavolta letteralmente. La logica è quella dei sensori disseminati dovunque sia necessario, sfruttando il fatto che grazie alla miniaturizzazione della componentistica elettronica è possibile avere sensori periferici di dimensioni e consumo contenuto per tutte le variabili ambientali d’interesse: temperatura, umidità, concentrazione di elementi chimici nel terreno, intensità e direzione del vento, precipitazioni, eccetera.

Abbiamo intervistato Marco Ciarletti, fondatore di Soonapse, la startup che produce il “predictive DSS” disegnato per l’IoT sul quale si basa SWAP – Smart WAtering Planner

Che cosa è la smart agriculture?

 Ti è mai capitato di dover curare, o assistere, una persona malata che parla una lingua che non conosci?

E’ un’enorme fatica, vai avanti per approssimazioni cercando di interpretare segnali confusi, e non sei mai sicuro che le tue azioni siano quelle giuste.

In agricoltura è così, da sempre cerchiamo di capire ed interpretare i segnali che ci provengono dal terreno, dalle colture e dal clima.

Possiamo contare sull’esperienza degli agricoltori e sulle conoscenze scientifiche degli agronomi, ma per quanto attendibili la maggior parte delle informazioni sono presunte.

La Smart Agriculture, al di là delle diverse tecnologie utilizzate, crea un canale di comunicazione diretto con il terreno e con le colture, dà loro voce.

La quantità di umidità del mio terreno, grazie al sensore, me la dice direttamente lui. Sono finalmente riuscito a capire la lingua del mio malato…

Tutto comincia da questi dati finalmente “diretti” ed in tempo reale. Poi, a seconda dell’esigenza dell’agricoltore e della mia fantasia, posso elaborarli nei modi più diversi per poter fornire risposte dirette e precise, magari suggerendo anche nuovi percorsi.

 Il vostro progetto WaterPlan è stato pluripremiato, mi racconti la storia?

Quattro anni fa ho diretto un progetto di ricerca in Sardegna, in collaborazione con il CRS4 (il Centro di Ricerca di Cagliari), che verteva sulla costruzione di una piattaforma di integrazione di dati IoT incentrata su un motore semantico.

Tutto bello, ma assolutamente incomprensibile senza uno “use case” che ne facesse apprezzare le caratteristiche.

Cercavamo ontologie ben fatte sulle quali intervenire, ed io dissi ai ricercatori: a me non interessa il dominio di applicazione, l’unico vincolo che vi pongo è di non scegliere niente che abbia a che fare con procedure amministrative, burocrazia, normative locali. Il nostro use case deve essere applicabile senza restrizioni in ogni angolo del globo, e deve risolvere problemi concreti.

Trovarono una ontologia sull’irrigazione molto ben fatta, prodotta da un cinese, e cominciammo da lì.

Questo use case ebbe successo e ci convinse, per cui quando due anni dopo fondammo la nostra startup, decidemmo che il nostro primo investimento sarebbe stato in questo ambito.

SWAP – Smart Watering Planner è il prototipo realizzato da Soonapse, un’applicazione cloud per l’ottimizzazione “predittiva” dell’uso dell’acqua in agricoltura.

Le innovazioni che presentiamo sono molte.

La principale è che noi definiamo sempre delle “strategie” di utilizzo dell’acqua per ottimizzarne il consumo, distribuendolo in modo ottimale (per la coltura e per i costi dell’agricoltore) nella finestra temporale di 5 giorni in cui le previsioni meteo sono attendibili. In questo modo riusciamo ad ottenere un risparmio fra il 30% ed il 50%.

 

Te ne cito velocemente un altro paio:

·         non abbiamo necessariamente bisogno che l’agricoltore ci dica la composizione del suo terreno (il carotaggio e l’analisi chimica costano circa 3.000 , e pochi possono permettersela…). SWAP in poco tempo calcola automaticamente la curva di assorbimento idrico del terreno e definisce il bilancio idrico;

·         se l’irrigazione è mobile (i famosi “rotoloni” spostati con trattori) forniamo l’agenda dell’irrigazione e poi ne controlliamo l’esito. In questo caso l’ottimizzazione, più che sull’acqua, verte sul risparmio di turni di irrigazione, perché i costi generali di un turno di irrigazione (personale, carburanti, manutenzione dei mezzi agricoli e dei rotoloni, ecc…) sono enormi, oltre 10 volte quelli dell’acqua, e risparmiare anche solo due o tre turni sui 14/15 medi di una coltura può fare la differenza fra perdita e profitto.

Ma anche il nostro business model è innovativo, perché diversamente dai nostri competitor noi abbiamo deciso di concentrarci unicamente sul servizio applicativo, e non produrremo nostri sensori. Andremo quindi a creare partnership con le aziende, nazionali ed internazionali, che producono sensori, e che già lo fanno bene visto che è il loro mestiere.

In questo modo l’agricoltore potrà scegliere la sensoristica che preferisce direttamente dal nostro sito, selezionando gli apparati più semplici ed economici (SWAP è progettato per utilizzare informazioni molto “basic” dai sensori, l’intelligenza è tutta in cloud) oppure quelli di fascia più alta che magari gli offrono un set più completo di dati.

Per “testare sul campo” questo modello di business a maggio abbiamo creato una partnership con un’azienda milanese di sensoristica per l’agricoltura (32connect.net) e con un provider di connettività satellitare (Open Sky), confezionando così WaterPlan, una proposta completa e già pronta per l’uso, dove tutti i componenti sono configurati e connessi fra di loro, e l’agricoltore deve solo posizionare i sensori in campo ed accenderli.

Fra maggio e giugno WaterPlan è stato presentato con successo alla Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Foggia, ad IoThings Milan ed a FORUMPA, dove è stato premiato come miglior progetto italiano di Smart Agriculture.

 In Italia ci sono best practices di uso di tecnologie in agricoltura?

 Certamente, anche se ancora molto limitate nei numeri. Il MIPAAF parla di penetrazione inferiore all’1%, e a luglio 2016 il Ministro Martina, in occasione di AgroGeneration a Catania (dove eravamo stati invitati anche noi), ha lanciato una consultazione popolare sulle Linee Guida per l’Agricoltura di Precisione, con l’ambizioso obiettivo di portare questa percentuale almeno al 10% in breve tempo.

Noi abbiamo letto il documento, sicuramente interessante e pregevole nel prospettare iniziative innovative, ma a nostro parere si concentra troppo su alcune tecnologie (es. guida automatica dei trattori, droni, ecc…) ed ambiti di applicazione (es. l’uso intelligente di fertilizzanti e pesticidi), mentre per esempio il tema del risparmio idrico, e le tecnologie connesse, vengono citate solo un paio di volte e di sfuggita, mentre da stagioni di siccità come quella appena passata (dove la carenza idrica ha provocato una diminuzione generale delle rese del 30%, con punte anche del 70%) dovremmo imparare che nel nostro Paese questo fattore diventerà sempre più critico se non lo si affronta strutturalmente.

Noi ci siamo fatti parte attiva, ed abbiamo sottolineato queste carenze nelle Linee Guida già dallo scorso anno, ma al momento non abbiamo ancora ricevuto risposte.

Anche la preziosa iniziativa di Industria 4.0 soffre un po’ delle stesse carenze, perché è di difficile lettura e per applicarla all’agricoltura serve un “consulente di burocratese”, basti pensare che la sola “Circolare esplicativa” congiunta dell’Agenzia delle Entrate e del MISE (la 4/E del 30/03/2017) è lunga 110 pagine ed è altrettanto complessa della legge stessa.

Nel nostro caso, sono contento che con qualche sforzo gli agricoltori potranno usufruire dell’iperammortamento per l’acquisto della sensoristica, ma sembrerebbe che la norma non preveda facilitazioni per l’utilizzo di “servizi” come quelli cloud che offriamo noi, si può usufruire del superammortamente solo con l’acquisto di programmi sw. In uno scenario come quello attuale, dove ormai tutto viene offerto in cloud ed “on demand” (anche per far risparmiare l’utente ed evitare complicazioni di installazione e configurazione di sw), mi sembra un po’ fuori dal tempo.

Per quanto concerne specificatamente le best practices italiane, se escludiamo la ricerca pura (principalmente incentrata sullo sviluppo delle tecnologie satellitari e dei droni a supporto dell’agricoltura) e qualche iniziativa delle amministrazioni regionali, vedo prevalentemente un’innovazione a supporto delle eccellenze agroalimentari nostrane, vite ed ulivo in primis.

E’ un’innovazione che in qualche modo “fa sistema” con le nostre produzioni, che cura i rispettivi settori in modo trasversale (dagli aspetti fitosanitari all’irrigazione alla concimazione, ecc…) e che almeno al momento ha un mercato essenzialmente nazionale.

Il nostro posizionamento è diverso, verticale sull’irrigazione (in questa prima fase) ma applicabile in pressoché tutte le colture, e concentrato fin da subito sul mercato internazionale.

 All’estero invece?

 All’estero (parlo principalmente delle economie avanzate) la propensione ad utilizzare le tecnologie di Smart Agriculture è maggiore, per diversi motivi fra cui pesa significativamente quello relativo alla dimensione media delle aziende agricole, che in Italia è particolarmente piccola, come del resto tutta la struttura delle nostre imprese.

Una dimensione più grande dell’azienda agricola significa infatti due cose fondamentali: una maggiore capacità di spesa e di rischio, e (almeno per noi che ci occupiamo di irrigazione) coltivazioni più estese che non è possibile irrigare con impianti fissi, o comunque non conviene.

Una componente importante della nostra attenzione al mercato internazionale è proprio questa: parlando di costi di coltivazione, il risparmio del 30% di acqua è sicuramente importante, ma quando si pratica l’irrigazione mobile la stessa percentuale che riesco a farti ottenere vale economicamente almeno dieci volte di più…

Anche le tecnologie risentono di questa peculiarità, perché ad esempio l’utilizzo delle foto satellitari (ad infrarossi, termografiche, ecc…) fa fatica attualmente a darmi informazioni di dettaglio su un campo di 2 HA, mentre è sicuramente molto più significativa su estensioni di decine o centinaia di ettari.

In generale, nei Paesi avanzati (USA ed Israele soprattutto) si sta finalmente riconoscendo l’enorme valore del mercato della Smart Agriculture, in questo momento appena abbozzato e per questo con enormi capacità di crescita, tanto che nel 2017 gli investimenti in AgTech si sono triplicati rispetto all’anno precedente.

Questo nuovo mercato sta iniziando a cambiare gli assetti generali di quello che fino a poco tempo fa era il mercato delle attrezzature e degli strumenti agricoli, monopolizzato da grandi multinazionali (con eccellenze anche italiane, ad esempio sui trattori) che tuttora producono l’intera filiera degli strumenti, ad esempio nell’irrigazione la stessa azienda produce tubi, raccordi, pompe, vasche e centraline.

Ora le nuove startup hanno “staccato” da questa filiera la parte di governo e di intelligenza che gestisce l’irrigazione, arricchendola di contenuti, rendendo la soluzione più semplice da usare, e facendone un prodotto a parte, che può essere connesso con tutte le tipologie di impianti sul mercato. Per ottenere questi risultati hanno inserito nuovi componenti, quelli della sensoristica, che erano prima presenti solo sporadicamente e più a supporto delle funzionalità esistenti che come veicoli di nuovi contenuti e servizi.

La nostra proposta si inserisce in questo trend, e lo porta alla sua naturale conseguenza: fare hardware e fare software sono due mestieri diversi, lo hanno capito ormai tutti (con mirabili eccezioni come Apple, ma appunto eccezioni…), e noi riteniamo che il vantaggio competitivo consisterà nel costruzione di buone partnership, piuttosto che nel pensare di mantenere il famoso “piede in due scarpe”.

 

Quali sono i fattori critici di successo?

La semplicità d’uso e la convenienza economica.

Le innovazioni IoT saranno pure belle, ma allo stato attuale sono spesso complesse, perché lavorano su diversi piani (la sensoristica, l’applicazione, la sua usabilità, ecc…) che devono essere sempre sotto controllo, e questo non può essere demandato all’utente.

Noi (produttori di soluzioni IoT) proponiamo all’agricoltore di demandare alle nostre soluzioni il controllo di un’attività che gli dà da mangiare, e che lui ha sempre controllato da vicino e gestito con decenni di esperienza.

Dobbiamo renderci conto che non è facile da accettare, per cui il vantaggio economico che gli proponiamo deve essere concreto e consistente, le applicazioni non devono spaventarlo e devono permettergli di riprendere il controllo della sua attività tutte le volte che lui lo ritiene necessario.

Non è un caso che nel settore AgTech i maggiori investimenti, a livello globale, siano destinati al tema dell’irrigazione, perché questa è l’attività più onerosa e costosa della coltivazione, e riuscire ad incidere su questa attività, oltre ai risvolti sociali ed ambientali di conservazione delle falde idriche, significa poter dimostrare con efficacia risparmi significativi.

Oggi molte coltivazioni sono a rischio per un dumping sui prezzi di molti prodotti, primi fra tutti i cereali.

Un agricoltore che semina mais a febbraio/marzo non sa a che prezzo lo venderà a luglio/agosto, ed ormai non è neanche sicuro di non rimetterci.

Abbassargli del 30% o del 50% il costo generale dell’irrigazione, come dicevo prima, può fare la differenza fra perdita e profitto. Non credo sia banale.

 Che costi hanno queste soluzioni e come le piccole aziende possono sostenerli?

Alcuni prodotti sono ancora costosi (ma pian piano scenderanno), come le guide autonome dei trattori o alcune tipologie di droni. Anche i servizi satellitari costano, ma in questo caso varie iniziative, fra cui anche europee, stanno permettendo una rapida diminuzione dei prezzi.

Se invece parliamo di servizi come il nostro, articolati essenzialmente su un acquisto iniziale della sensoristica, e una subscription annuale ai servizi, i costi sono molto più contenuti, perché parliamo di un settore (quello della sensoristica) ormai maturo dove ottimi prodotti costano meno di 100 €, e componenti “basic” si trovano a prezzi che non raggiungono le due cifre.

Per quanto concerne la nostra proposta, un piccolo agricoltore che coltiva 4 diverse colture ha bisogno di una stazione meteo (temperatura, umidità, pluviometro, anemometro, ecc…) e di 4 sensori del suolo, per misurare umidità e temperatura in ognuna delle quattro “zone”. Un investimento iniziale di qualche centinaio di euro, acquistando prodotti di qualità, e che possono usufruire dei benefici dell’iperammortamento di Industria 4.0 (per ogni 100 che spendi hai detrazioni fiscali come se ne avessi spesi 250). Direi senz’altro alla portata di tutti.

Fatto questo acquisto iniziale una tantum, Soonapse ha strutturato la sua proposta di subscription ai servizi proprio per renderla accessibile alle piccole aziende agricole, con un abbonamento annuale intorno ai 300 €.

Considerando che oggi in Italia il costo della sola acqua agricola per l’irrigazione stagionale di 1 HA di coltura è mediamente di 750 €, una piccola azienda che ad esempio ha 20 HA coltivati irrigui spende annualmente 15.000 €.

Se con 300 € di subscription riesco a fagli risparmiare fra il 30% ed il 50% di questa cifra, mi sembra già un buon affare, ma se l’irrigazione è mobile, come dicevamo prima, i costi che sopporta sono molto più elevati, ma anche i risparmi che noi gli consentiamo.

Chiudo dicendo che noi ci stiamo anche mettendo in comunicazione con banche ed assicurazioni, a favore delle piccole aziende agricole.

Le banche perché molte di esse hanno programmi di finanziamento che anticipano ai coltivatori i benefici fiscali di Industria 4.0, e noi indicheremo quali banche concederanno automaticamente questo anticipo in caso di acquisto di WaterPlan.

Le assicurazioni perché stanno entrando in vigore le assicurazioni sui raccolti, e l’uso di SWAP o WaterPlan viene riconosciuto come un fattore di diminuzione del rischio, che tutela l’assicurazione e gli permette di offrire condizioni più favorevoli all’agricoltore.

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 Soonapse_Marco_CiarlettiProject Manager e Business Analist per tanti, troppi anni, in varie aziende nazionali ed internazionali. Poi consulente ICT, esperto in prodotti, soluzioni e metodologie Open Source, Business Developer, Research Director e Temporary Manager. Ho promosso e poi fondato RIOS – Rete Italiana dell’Open Source professionale (www.reteitalianaopensource.net) per la quale sono anche stato Manager di Rete, e poi ho fondato Soonapse, la startup che produce il “predictive DSS” disegnato per l’IoT sul quale si basa SWAP – Smart WAtering Planner. Sono anche giornalista pubblicista e mi sono interessato a lungo di teatro e di Creative Writing (sono stato tra i fondatori della Scuola di scrittura Omero  http://www.omero.it/)

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