“Quando si opera in contesti multinazionali occorre trovare innanzitutto il giusto equilibrio fra centralizzazione e decentramento, in termini sia di infrastruttura sia di applicazioni informatiche”           

Nato nel 1964 ad Arzano, in provincia di Napoli, per la produzione d’imballaggi per gelato, il Gruppo SEDA è cresciuto negli anni fino a divenire oggi  leader internazionale nel settore del packaging (ice-cream,  dairy, food e non-food industry, food service), annoverando diverse aziende e impianti manifatturieri dislocati in  Italia e in Europa. A Massimo Pepe – CIO del Gruppo SEDA  abbiamo posto le seguenti domande:

Quale è il contesto IT di SEDA e quali sono i progetti  realizzati che hanno avuto un grande impatto negli ultimi anni?

SEDA è una realtà in cui l’attenzione al Cliente, l’innovazione tecnologica e la flessibilità produttiva hanno come presupposto persone animate dalla stessa passione per l’eccellenza che il fondatore, Salvatore D’Amato, ha instillato nei figli Antonio e Gianfranco.Dopo una prima automazione effettuata in Italia circa 20 anni fa, basata su piattaforma IBM AS/400 e sul package IBM ACG per il supporto ai processi amministrativi, SEDA ha progressivamente esteso, attraverso lo sviluppo di software ad hoc, il supporto informatico a tutti i processi aziendali (dal ciclo attivo e passivo, alla produzione e alla distribuzione).Negli ultimi anni il reparto informatico, nonostante un organico alquanto ridotto, è riuscito a sostenere la forte crescita del Gruppo in Italia ed all’Estero, attraverso l’evoluzione sia del suo patrimonio software, sia della infrastruttura di rete e di office automation.

Quali saranno invece le nuove implementazioni?

Prima di tutto, un moderno ERP che sostituisca i package e le applicazioni custom in Italia e all’estero; in parallelo, uno sviluppo della Business Intelligence, che consenta più agevolmente al management di guidare il Gruppo in tempi di rapidi cambiamenti, un potenziamento degli strumenti di office automation, nonché l’estensione alle partecipate estere della rete privata MPLS italiana, in modo da supportare sia un nuovo ERP centralizzato, sia il lancio di servizi VOIP quali telefonia e videoconferenza.

L’ICT è una potente leva per la creazione di valore, quali sono i legami con il mondo del manufacturing?

SEDA da alcuni anni ha sposato l’approccio “lean” alla Produzione (di derivazione Toyota), adottando alcune tecniche quali il (TPM -Total Productive Maintenance) e il (SIPOC – Supply Input Process Output Customer) e misurando sistematicamente l’efficienza dei macchinari (OEEOverall Equipment Effectiveness); per questi scopi, oltre che per alcuni processi chiave quali la Pianificazione della Produzione, il Controllo Qualità (processo e prodotto), il Tracking (materie prime, semilavorati, prodotti finiti), la gestione della Supply Chain (dai Clienti ai Fornitori), l’ICT si è rivelato uno strumento indispensabile e sempre più lo sarà nel futuro.Qualche esempio:

  1. l’opportunità di estendere l’approccio “lean” lungo tutta la Supply Chain, dando, ad esempio, ai Clienti la possibilità di emettere automaticamente verso SEDA ordini per il ripristino delle scorte;
  2. la possibilità di dare ai Clienti, in tempo reale, visibilità sullo stato di avanzamento degli ordini e sulla consistenza delle scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti;
  3. la possibilità di un monitoraggio più spinto della produzione (tempi, costi e qualità), in termini sia di processi sia di prodotti;
  4. la possibilità di una gestione ottimale delle scorte (approvvigionamenti, stoccaggi, movimentazione, rotazione, etc.);
  5. la possibilità di una più efficiente distribuzione dei prodotti finiti (determinazione dei vettori e dei percorsi ottimali, etc.);
  6. la possibilità di tracciare in ogni momento del ciclo di vita di un prodotto materie prime, semilavorati e prodotti finiti.

La SEDA è una multinazionale, quali implicazioni ci sono nella gestione informatica?

Occorre trovare innanzitutto il giusto equilibrio fra centralizzazione e decentramento, in termini sia di infrastruttura sia di applicazioni (i package, ad esempio, debbono essere multi azienda, multilingue, multi valuta, etc.), seguendo sempre le strategie e l’organizzazione del Gruppo (dai flussi intercompany  ai servizi centralizzati).

Quali sono le leve strategiche utilizzate dal CIO  per governare la complessità informatica ?

Centralizzazione dei servizi, partnership strategiche, outsourcing di servizi non core business, strumenti di governo di sistemi e reti, coesione dell’ICT people.

I CIO chiedono di essere coinvolti nel processo decisionale strategico, guidando progetti di trasformazione di alto profilo e di essere valutati con nuove metriche legate anche a innovazione e crescita anziché a prestazioni e costi. Qual è il nuovo ruolo del CIO ?

 Secondo una recente ricerca di Gartner, le aziende non richiedono più che i CIO siano laureati in ingegneria informatica o scienze dell’informazione, ma cercano manager che abbiano avuto significative esperienze anche all’infuori dell’IT e abbiano pertanto sviluppato una buona sensibilità al business.Il CIO deve andare oltre il classico supporto IT, assumendo di volta in volta il ruolo dell’integratore, del business partner, del catalizzatore del cambiamento, dell’educatore.Purtroppo ad oggi né l’Università italiana né le Business School sono in grado, a mio avviso, di formare  gli IT manager che oggi le Aziende richiedono; e così la formazione è di fatto affidata alla volontà dei singoli di sviluppare nel tempo gli skill (IT e non IT) necessari, a volte supportata dalle Aziende sia direttamente (attraverso la formazione), sia indirettamente (attraverso la job rotation, la partecipazione a progetti interfunzionali e a missioni all’estero, etc.).Un importante supporto alla crescita degli IT manager è dato da società di consulenza strategica (Gartner,  Forrester, The Yankee Group, etc.) e da società di formazione (Technology Transfer, etc.); un ruolo crescente nella aggregazione degli individui e nella condivisione delle informazioni lo stanno assumendo i “network” di IT manager, favoriti da grandi player (IBM, HP, etc.) o “autocostruiti”, sfruttando i moderni strumenti di social networking (portali, blog, etc.).

Il CIO deve essere un innovatore od un conservatore?

IL CIO deve essere innanzitutto garante del buon funzionamento della “macchina operazionale”; deve anche però saper proporre al momento giusto innovazioni che siano finalizzate ad un miglior supporto del business.Cerco di spiegarmi meglio: il compito del CIO, a mio avviso, non è solo quello di automatizzare al meglio un determinato processo aziendale, ma anche quello di collaborare con i suoi “peer” in Azienda per migliorare i processi stessi, attingendo, per esempio a quelle “best practice” che sono già “embedded” nei principali package di mercato come gli ERP.

Dal suo punto di osservazione privilegiato quale pensa sia il futuro dell’IT e quali i trend tecnologici più interessanti per l’innovazione di business ?

Credo che l’IT sempre di più si affermerà come leva strategica del business: e starà ai CIO essere all’altezza della sfida. Credo inoltre che l’Architettura Orientata ai Servizi (SOA) sia fra i trend tecnologici più interessanti per garantire ad un business in continua evoluzione una flessibilità nel disegno dei processi che non si accontenta più delle configurazioni (parametriche) consentite dai package, né può permettersi più costose personalizzazioni (attraverso la scrittura di software). 

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Massimo Pepe, laureato in Ingegneria meccanica, ha lavorato dal 1978 al 1992 nel Gruppo Finsiel, fra Roma e a Napoli, occupandosi di produzione e controllo qualità del software e di “groupware”, mantenendo in questi anni contatti con ambienti di ricerca italiani e stranieri. Dopo un’esperienza in Database Software di Caserta, “software factory” del Gruppo DATABASE (ora EDS), dal 1996 al 2006 lavora nel Gruppo TELECOM ITALIA, come responsabile dello sviluppo/personalizzazione di sistemi/piattaforme di CRM, Rating & Billing per la telefonia mobile e fissa. Nel maggio 2008 assume la responsabilità dei sistemi informativi del Gruppo SEDA, multinazionale italiana leader nell’industria del packaging.

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