“A una prima superficiale impressione le tecnologie digitali moltiplicano ed accelerano le possibilità di accesso alla conoscenza scientifica. Dunque, si potrebbe pensare che il loro utilizzo all’interno della comunità scientifica abbia rafforzato la tendenza ad aprire al pubblico i risultati della ricerca. Ma il quadro è molto più complesso”.

Le tecnologie liberano davvero il pensiero? La scienza oggi, nell’era digitale, circola più liberamente rispetto al passato o è costretta a una corsa a ostacoli tra nuovi controlli e restrizioni di vario genere? Con i risultati di ricerche scientifiche (saggi e dati grezzi) pubblicati in versione digitale e accessibili a chiunque senza pagamento mediante internet si può parlare di una nuova stagione della comunicazione e della divulgazione scientifica?

Sono tante le domande nuove che il fenomeno dell’open access pone al mondo della ricerca scientifica, dell’industria editoriale, delle biblioteche e anche ai semplici cittadini. Nuove domande che mettono in evidenza i limiti di leggi e regole nate in contesti completamente diversi (si pensi al diritto d’autore) e che interpellano studiosi ed esperti. All'Università di Trento c’è il primo corso in Italia completamente dedicato al Diritto comparato della proprietà intellettuale, ovvero a uno studio della tutela del diritto d’autore e dei brevetti che mette a confronto quanto avviene in Italia con quanto accade in altri Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti. Il corso è tenuto da Roberto Caso, docente della Facoltà di Giurisprudenza.

A Lui abbiamo posto alcune domande:

La scienza oggi, nell’era digitale, circola più liberamente rispetto al passato?

Direi sicuramente di sì. Tuttavia, l’accento va posto anche sulle differenze in termini di qualità e non solo di quantità. La scienza oggi circola con modalità assai differenti rispetto al passato. Le tecnologie digitali rivoluzionano il sistema degli incentivi, le regole e le forme editoriali finalizzate alla pubblicazione e alla diffusione del materiale scientifico.

Vi è un “conflitto” tra le differenti forme di controllo delle informazioni digitali che il contesto delle tecnologie informatiche e telematiche ha generato.

Il progresso della conoscenza e la libertà di pensiero raccomandano di non preferire e legittimare un’unica forma di controllo. La libertà di poter scegliere la forma di controllo che si ritiene più opportuna costituisce il presupposto dell’accrescimento della conoscenza nell’era digitale. Tuttavia, nell’ambito della ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici, il principio generale dovrebbe essere quello della promozione dell’accesso aperto: i risultati di questo tipo di ricerca dovrebbero essere prontamente e gratuitamente messi a disposizione del pubblico. A tale scopo occorre studiare qual sia il migliore assetto istituzionale. Nell’ambito di questa linea di esplorazione, un ruolo fondamentale è rivestito dall’analisi dell’interazione tra proprietà intellettuale, standard tecnologici, contratti e norme informali della comunità scientifica.

L'avvento di internet e la facilità di accedere alle informazioni sono un vantaggio per facilitare la diffusione dei contenuti?

Si deve guardare ai vantaggi ma anche ai rischi insiti nelle nuove modalità di circolazione del sapere scientifico. In sintesi, ci confrontiamo, da una parte, con il controllo rigido ed accentrato delle informazioni scientifiche (si pensi alle immense banche dati a pagamento, che risultano accessibili solo a chi può permettersi di pagare operosissimi abbonamenti), dall’altra, ad un controllo flessibile e decentrato delle medesime informazioni basato sulla logica dell’open access. Entrambe le forme di diffusione presentano vantaggi e rischi. 

Quali sono i risvolti sul mondo universitario?

Sono molteplici. Cambia il modo di fare editoria scientifica. Cambia il ruolo delle biblioteche. Cambiano persino i generi letterari per la diffusione del sapere accademico. Si pensi al ruolo dei social networks e dei blogs nell’ambito della scienza. 

Come viene garantito e gestito il diritto d’autore?

Il modello dell’Open Access alle pubblicazioni e ai dati grezzi prodotti nel settore scientifico si basa essenzialmente sull’idea, nata in ambito informatico, in base alla quale i titolari della proprietà si riservano solo alcuni diritti sui propri lavori. Il diritto di paternità non è mai ceduto. Mentre si concede la possibilità di prelevare gratuitamente da Internet l’opera o i dati. Inoltre, può essere concessa la possibilità di fare copie e usi che abbiano determinate finalità, come quelle riguardanti la ricerca e la didattica. 

I critici più ostili dicono che gratis non vuol dire qualità anzi forse tutti questi contenuti non organizzati non fanno altro che creare confusione?

Il problema della qualità prescinde dal prezzo che deve o no pagare il fruitore. Si tratta invece di una questione che attiene alle norme ed alle tecniche per la valutazione della scienza. 

Qual è l’impatto dell’open access sul mercato dell’editoria?

E’ un impatto rivoluzionario. Tutti gli attori del sistema sono costretti a cambiare  pelle: ricercatori, istituzioni di ricerca, editori e biblioteche. In più si affacciano nuovi intermediari. Ad esempio, i motori di ricerca come Google, i quali svolgono funzioni utilissime, ma che non sempre sono trasparenti. Inoltre, nella dimensione digitale questi nuovi soggetti possono conquistare posizioni monopolistiche che mettono a rischio la sussistenza di una pluralità di intermediari. La pluralità e la concorrenza sono da sempre beni preziosi,ancor di  più nella dimensione digitale.

Nell’era digitale una delle principali funzioni del diritto è garantire la pluralità dei modelli economici e culturali. In parole più semplici, il fruitore della conoscenza e della scienza deve poter scegliere tra più alternative (ad esempio, riviste a pagamento, archivi ad accesso aperto e gratuito, ecc.).


E’ favorevole ai micropagamenti?

Non sono contrario. Purché non diventi l’unico orizzonte di riferimento.

 

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Roberto Caso è Professore Associato di Diritto Privato Comparato presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche e la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, dove insegna Diritto Privato dell’Informatica e Diritto Comparato della Proprietà Intellettuale. E’ autore di numerosi volumi e saggi nel campo della proprietà intellettuale, del diritto dei contratti e della privacy.

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