Lo raccontano le immagini degli ultimi anni: grandi eventi, manifestazioni internazionali, università, turismo, Giro d’Italia, Coppa America, appuntamenti sportivi e culturali capaci di portare la città sotto i riflettori nazionali e internazionali.
E anche l’ultima grande vetrina, quella degli Europei di volley in piazza del Plebiscito, è stata spettacolare.
Bellissimo.
Davvero.
Perché noi napoletani quei luoghi li conosciamo bene. Sappiamo quanto siano straordinari. E vedere Napoli protagonista, elegante, internazionale, capace di ospitare eventi di questo livello, non può che fare piacere.
Ma proprio perché Napoli è cambiata, oggi forse possiamo permetterci di fare una domanda meno celebrativa e più scomoda.
Quanto è cambiata la Napoli che vivono ogni giorno i napoletani?
Perché una città non si misura soltanto dalla capacità di organizzare una grande manifestazione.
Si misura anche da quello che accade il giorno dopo.
Quando le transenne vengono tolte. Quando le telecamere se ne vanno. Quando non ci sono più ospiti internazionali da accogliere. Quando piazza del Plebiscito torna semplicemente a essere piazza del Plebiscito.
È lì che comincia la vera sfida.
La normalità, questa sconosciuta
Il sindaco Gaetano Manfredi ha spesso raccontato una Napoli che vuole diventare sempre più internazionale, attrattiva, moderna.
Ed è una prospettiva condivisibile.
Ma una città internazionale non può esserlo soltanto durante gli eventi.
Deve esserlo soprattutto nella sua quotidianità.
Vorremmo una Napoli nella quale prendere un autobus non sia un’impresa. Una Napoli nella quale spostarsi in bicicletta non significhi mettere quotidianamente a rischio la propria vita.
Una Napoli nella quale la sicurezza non sia un dispositivo straordinario predisposto per una manifestazione, ma una condizione ordinaria.
Una Napoli nella quale il traffico non trasformi ogni spostamento in una prova di pazienza.
Una Napoli nella quale trovare parcheggio non sia una lotteria.
Una Napoli nella quale i quartieri non siano cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Una Napoli nella quale la pulizia, la manutenzione, il decoro urbano e il funzionamento dei servizi non dipendano dalla presenza di un grande evento.
È questa la vera modernità.
Ed è proprio qui che la politica dovrebbe essere giudicata.
La domanda al sindaco Manfredi
Il problema, quindi, non è organizzare il Giro d’Italia.
Non è portare la Coppa America a Napoli.
Non è trasformare piazza del Plebiscito in un palcoscenico internazionale.
Non è nemmeno raccontare Napoli come una grande città universitaria, turistica e internazionale.
Il problema è capire se tutto questo rappresenti il punto di arrivo di una trasformazione strutturale oppure soltanto una splendida vetrina appoggiata su una quotidianità che continua a presentare gli stessi problemi.
Perché una città può essere bellissima nelle fotografie e complicatissima da vivere.
Può avere alberghi pieni e autobus insufficienti.
Può attirare turisti da tutto il mondo e costringere un cittadino a impiegare tempi interminabili per attraversarla.
Può ospitare grandi eventi sportivi e, contemporaneamente, non offrire condizioni sufficientemente sicure a chi sceglie di muoversi quotidianamente in bicicletta.
E allora la domanda non è se Napoli sia diventata più bella.
La domanda è:
è diventata più vivibile?
Non chiediamo un’altra grande occasione
Forse Napoli non ha bisogno continuamente di una nuova grande occasione per dimostrare al mondo quanto è bella.
Lo sappiamo già.
Napoli è una città straordinaria.
Quello che serve è molto meno spettacolare e molto più difficile: far funzionare la normalità.
Mezzi pubblici efficienti.
Strade sicure.
Quartieri vivibili.
Mobilità sostenibile realmente possibile.
Controllo del territorio.
Meno traffico.
Più parcheggi dove servono.
Più manutenzione.
Più servizi.
Più attenzione alle periferie.
E soprattutto una città nella quale il cittadino non debba sentirsi ospite nella propria città.
Questo dovrebbe essere il vero grande evento.
Un evento senza inaugurazione, senza palco, senza sponsor e senza telecamere.
Un evento che dura 365 giorni all’anno.
Perché il successo di Napoli non può essere misurato soltanto dagli applausi
Il sindaco Manfredi ha certamente il merito di avere contribuito a rafforzare l’immagine di Napoli come città capace di ospitare appuntamenti di grande livello.
Ma proprio per questo oggi la sfida diventa più grande.
Più Napoli sale sul palcoscenico internazionale, più diventa difficile nascondere ciò che non funziona dietro la bellezza del palcoscenico.
E forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva.
Non chiediamoci soltanto:
“Che bella figura abbiamo fatto davanti al mondo?”
Chiediamoci anche:
“Come vivono Napoli i napoletani?”
Perché alla fine della giornata il turista torna in albergo.
L’atleta riparte.
Il grande evento finisce.
Il palco viene smontato.
Il napoletano, invece, resta.
Ed è a lui che una città dovrebbe pensare per prima.
Con la vittoria al primo turno di Claudio Teodonno si apre ora la fase più delicata della nuova amministrazione: la composizione della Giunta comunale che guiderà Portici nei prossimi cinque anni.
I dati definitivi delle elezioni offrono già alcune indicazioni molto chiare. Se il criterio principale sarà quello del consenso ottenuto nelle urne, diversi nomi appaiono destinati a ricoprire un ruolo di primo piano nell’esecutivo. Tuttavia il sindaco dovrà fare i conti con un problema non secondario: gli assessorati disponibili sono soltanto sette e le liste che hanno contribuito alla vittoria sono molte di più.
Florinda Verde verso il ruolo di Vicesindaco
La candidatura più forte per il ruolo di Vicesindaco resta quella di Florinda Verde.
L’ex assessore del Partito Democratico ha ottenuto 1.667 preferenze, risultando la candidata più votata dell’intera competizione elettorale. Un risultato che la colloca naturalmente ai vertici della futura amministrazione e che potrebbe tradursi nell’attribuzione di deleghe strategiche oltre che della funzione di vice del sindaco Teodonno.
Accanto a lei il Partito Democratico punta a esprimere un secondo assessore nella figura di Pietro Cuomo, autentico protagonista della tornata elettorale con 1.506 preferenze personali. Numeri che rendono difficile immaginare una sua esclusione dalla squadra di governo.
Gli assessori “blindati”
Tra i nomi che appaiono maggiormente accreditati per un ingresso in Giunta figurano anche alcuni amministratori uscenti che hanno confermato il proprio peso elettorale.
Luca Manzo, esponente de Il Cittadino e già assessore nella passata amministrazione, ha raccolto 676 preferenze e rappresenta uno dei riferimenti politici più vicini al nuovo sindaco.
Anche Flavia Gaudino, assessore uscente di Portici Libera, ha ottenuto un risultato significativo con 500 preferenze e resta una delle figure più solide all’interno della coalizione.
Il peso delle liste civiche
La seconda lista più votata della coalizione è stata Portici nel Cuore, trascinata dagli 802 voti personali di Ciro De Martino. Un consenso che lo colloca tra i candidati naturali a un assessorato di rilievo.
Molto forte anche la posizione di Riccardo Fernandes, leader di A Testa Alta, che con 880 preferenze si conferma uno dei principali portatori di consenso del centrosinistra cittadino.
Restano poi aperte le partite che riguardano le altre forze della coalizione, tra cui Progetto Portici-Avanti PSI e Per le Persone e la Comunità, che potrebbero rivendicare una rappresentanza nell’esecutivo in virtù del contributo fornito alla vittoria.
Il nodo politico: sette assessorati non bastano
La vera questione riguarda però gli equilibri interni della maggioranza.
La normativa consente infatti la nomina di un massimo di sette assessori oltre al sindaco. Un numero inferiore rispetto alle liste che compongono la coalizione vincente.
Per questo motivo appare difficile immaginare una Giunta che assegni un assessorato a ogni singola lista. Il sindaco sarà chiamato a individuare una sintesi politica tra peso elettorale, rappresentanza territoriale e competenze amministrative.
In questo scenario non è escluso il ricorso a uno o due assessori tecnici esterni, soluzione che consentirebbe di alleggerire le tensioni tra le forze politiche e affidare alcune deleghe particolarmente delicate a figure specializzate.
Europa Verde fuori dal Consiglio
Tra gli elementi che potrebbero incidere sulle scelte del sindaco vi è anche il risultato di Europa Verde, che non è riuscita a eleggere consiglieri comunali.
Questo dato rende meno scontata la presenza di un rappresentante della lista nell’esecutivo, anche se una nomina politica potrebbe comunque essere valutata per garantire rappresentanza all’area ambientalista e progressista che ha sostenuto la candidatura di Teodonno.
L’effetto degli assessorati sul Consiglio Comunale
La formazione della Giunta produrrà inevitabilmente effetti anche sulla composizione del Consiglio Comunale.
Nei comuni delle dimensioni di Portici la carica di assessore è incompatibile con quella di consigliere comunale. Chi entra in Giunta lascia quindi il proprio seggio al primo dei non eletti della stessa lista.
Se, come appare probabile, dovessero essere nominati assessori Florinda Verde e Pietro Cuomo per il Partito Democratico, Ciro De Martino per Portici nel Cuore e Luca Manzo per Il Cittadino, si determinerebbe uno scorrimento che consentirebbe l’ingresso in Consiglio di:
Francesco Portoghese per il Partito Democratico;
Anna Amabile per Portici nel Cuore;
Pasquale Lippolis per Il Cittadino.
Un meccanismo che potrebbe rafforzare ulteriormente la maggioranza, permettendo l’ingresso nell’assise cittadina di candidati che hanno ottenuto un importante consenso personale.
L’ipotesi più realistica
Alla luce dei risultati elettorali, una delle ipotesi più accreditate vede una Giunta composta da:
Claudio Teodonno – Sindaco
Florinda Verde – Vicesindaco
Pietro Cuomo
Luca Manzo
Flavia Gaudino
Ciro De Martino
Riccardo Fernandes
Un ultimo assessore da individuare tra le altre forze della coalizione oppure tra figure tecniche esterne.
💰 Quanto guadagnano sindaco, vicesindaco e assessori
Nel Comune di Portici, con una popolazione di circa 50 mila abitanti, le indennità degli amministratori locali seguono i parametri previsti dalla normativa nazionale.
Il sindaco percepisce mediamente un’indennità lorda compresa tra i 6.000 e i 7.000 euro mensili, mentre il vicesindaco si colloca generalmente tra i 3.000 e i 3.800 euro. Gli assessori comunali ricevono invece una cifra che varia tra i 2.000 e i 3.000 euro lordi al mese.
Gli importi possono subire variazioni in base alle deleghe assegnate, agli aggiornamenti normativi e alla posizione lavorativa degli amministratori, con possibili riduzioni per chi non è collocato in aspettativa dal proprio impiego.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere quale equilibrio sceglierà il neo sindaco, chiamato a coniugare consenso elettorale, rappresentanza politica e capacità amministrativa in una coalizione ampia e articolata.
A spoglio ancora in corso, la politica nell’era digitale ci regala un verdetto anticipato, dettato non dai bollettini ufficiali delle prefetture, ma dalla tempestività dei social network. Claudio Teodonno è di fatto il nuovo sindaco di Portici. La conferma, inequivocabile, arriva dal suo principale avversario, Fernando Farroni, che attraverso un post sul suo profilo Facebook ha ufficialmente ammesso la sconfitta, congratulandosi con il vincitore.
Se sei un cittadino di Portici o segui con interesse le dinamiche del nostro territorio, sai bene quanto questa tornata elettorale sia stata tesa e cruciale per il futuro della città all’ombra del Vesuvio.
La Dichiarazione sui Social: L’Onore delle Armi
Mentre i seggi sono ancora impegnati nel conteggio delle schede e le percentuali ufficiali si aggiornano col contagocce, la comunicazione viaggia alla velocità del 5G. Farroni ha scelto la via della trasparenza digitale per rivolgersi direttamente ai suoi elettori:
“Amici cari, ho appena sentito Claudio Teodonno per fargli i complimenti e augurargli buon lavoro per la nostra Città. Abbiamo con coraggio affrontato una campagna elettorale difficile. Abbiamo raccolto migliaia e migliaia di consensi che mi daranno la forza di portare avanti nel consiglio comunale di Portici come capo dell’opposizione i temi delle nostre proposte. Oggi inizia un nuovo percorso. Insieme, perché Portici è tua, Portici è vostra.”
Queste parole non solo mettono fine alla competizione per la fascia tricolore, ma delineano già i futuri assetti del consiglio comunale. Farroni rivendica il lavoro svolto e si posiziona come leader dell’opposizione, promettendo di portare avanti le istanze delle “migliaia e migliaia” di cittadini che lo hanno sostenuto.
La Velocità dell’Informazione e la “Nuova” Politica
Come osservatore delle dinamiche tech e dell’innovazione, non posso fare a meno di notare come i social media abbiano definitivamente soppiantato i tradizionali comitati elettorali come luogo primario della dichiarazione politica. Non si aspetta più l’ultimo dato del Viminale: l’algoritmo e il post diretto costruiscono la narrazione in tempo reale.
Questo è un segnale chiaro di come la cittadinanza attiva passi ormai per gli schermi dei nostri smartphone. Per Teodonno, il primo banco di prova sarà proprio questo: governare una città complessa e storicamente ricca come Portici, mantenendo un dialogo aperto, veloce e trasparente con una cittadinanza sempre più connessa ed esigente.
Le Sfide per il Nuovo Sindaco: Innovazione e Tradizione
Claudio Teodonno si prepara a guidare una città che è un crocevia fondamentale per l’area vesuviana e per l’intera area metropolitana di Napoli. Portici non è solo un densissimo centro urbano, ma un polo di cultura e potenziale innovazione.
Ecco alcune delle sfide cruciali che la nuova amministrazione dovrà affrontare, e su cui torneremo con analisi più approfondite a bocce ferme:
Smart City e Digitalizzazione: Trasformare Portici in una vera e propria città intelligente, dove i servizi al cittadino siano accessibili, digitalizzati e a misura d’utente.
Sostenibilità e Mobilità: Gestire la densità abitativa attraverso soluzioni di mobilità integrata e sostenibile, un tema vitale per chi vive la statale e i collegamenti con Napoli.
Cultura e Ricerca: Valorizzare le eccellenze del territorio (dal polo universitario di Agraria al Centro Ricerche ENEA, fino al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa) creando un ecosistema in cui ricerca tecnologica e patrimonio culturale napoletano dialoghino in modo proficuo.
In Attesa dei Numeri Ufficiali
Questa è la notizia dell’ora: una “breaking news” che ridisegna la mappa politica locale. Tuttavia, l’analisi del voto non finisce qui. L’entità del divario, la composizione esatta del consiglio comunale, il peso delle liste civiche e le preferenze ai singoli candidati saranno fondamentali per capire con quale margine di manovra potrà governare la giunta Teodonno e quale sarà il reale peso dell’opposizione guidata da Farroni.
Cosa fare ora? Resta connesso. Non appena i dati dello spoglio saranno definitivi, pubblicheremo su queste pagine un’analisi dettagliata e data-driven dei flussi elettorali, per capire a fondo la composizione del nuovo scenario politico porticese e cosa questo significhi per l’innovazione e lo sviluppo del nostro territorio.
La corsa alla poltrona di sindaco a Portici entra nel vivo. Mettiamo a confronto le visioni e i programmi dei due sfidanti principali, Teodonno e Farroni, per il futuro della città.
Portici si trova a un bivio fondamentale. Le elezioni Portici 2026 sono alle porte e tu, come cittadino, sei chiamato a prendere una decisione che cambierà il volto del nostro territorio. Portici non è solo uno dei comuni più densamente popolati d’Europa; è un laboratorio a cielo aperto dove storia, cultura vesuviana e necessità di innovazione tecnologica si scontrano ogni giorno.
Se mi segui da un po’, sai che amo analizzare i fatti con la lente dell’innovazione e del progresso. In questo articolo, ti guiderò attraverso i programmi dei due candidati principali: Claudio Teodonno e Fernando Farroni. Analizzeremo le loro proposte per capire come intendono trasformare Portici in una vera “Smart City”, affrontando temi caldi come il nuovo lungomare, il traffico asfissiante e il rilancio culturale. Mettiti comodo, esploriamo insieme il futuro della nostra città.
Per capire le elezioni Portici 2026, dobbiamo prima conoscere i volti che si sfidano per la fascia tricolore. Parliamo di due figure storiche della politica locale, ma con visioni diametralmente opposte su come gestire la cosa pubblica.
Da una parte c’è Claudio Teodonno. Di professione commercialista, vanta ben 26 anni di esperienza politica attiva. Ha trascorso gli ultimi vent’anni lavorando a stretto contatto con il sindaco uscente Vincenzo Cuomo. Sostenuto dal Partito Democratico e da diverse liste civiche, Teodonno incarna la continuità. Il suo motto è chiaro: “Portici il progresso continua”.
Dall’altra parte troviamo Fernando Farroni, 44 anni, un politico che respira le dinamiche cittadine fin dall’età di 22 anni. Ha ricoperto ruoli chiave come assessore, presidente del consiglio e vicesindaco. Oggi è sostenuto da una coalizione di nove liste civiche, totalmente slegata dal Partito Democratico.
Due Visioni a Confronto: Continuità o Progetto Decennale?
Il modo in cui i due candidati pensano al futuro di Portici è la prima grande differenza che tu, come elettore, devi valutare.
Claudio Teodonno propone un approccio basato sulla pura concretezza. Da esperto dei conti pubblici, rifiuta le promesse irrealizzabili. Il suo programma è un patto di pragmatismo: promette di agire esclusivamente entro i rigidi vincoli del bilancio comunale. Se una cosa non è finanziariamente sostenibile oggi, semplicemente non si fa. È una visione che punta alla stabilità amministrativa, ottimizzando le risorse già esistenti senza fare “voli pindarici”.
Fernando Farroni, al contrario, rifiuta categoricamente l’idea di una candidatura “ponte”. La sua visione è proiettata al futuro e si chiama “Portici 2036”. Si tratta di un progetto decennale che punta a ridisegnare l’identità della città. Il suo approccio è fortemente orientato alla partecipazione civica (un concetto molto vicino a quello di “democrazia digitale” di cui parliamo spesso). Il suo programma, infatti, non è nato a tavolino, ma attraverso tavoli tematici e l’ascolto diretto di associazioni e cittadini.
Il Lungomare di Portici: Tra Sicurezza e Accessibilità
Il nuovo waterfront di Portici è forse il fiore all’occhiello dell’urbanistica cittadina recente. È il nostro affaccio sul Golfo di Napoli, un luogo di straordinaria bellezza paesaggistica. Entrambi i candidati rivendicano giustamente i meriti politici di questa realizzazione. Ma come gestirlo nel futuro? Qui le visioni si scontrano duramente.
La visione di Teodonno: Il Parco Chiuso
Teodonno difende l’attuale modello del “Parco a Mare”. Questo significa mantenere orari di apertura e chiusura regolati da cancelli. Perché? La motivazione principale è la sicurezza. Si vuole tutelare la tranquillità dei residenti e prevenire atti di vandalismo durante la notte, momenti in cui l’ordine pubblico è più difficile da garantire. Dal punto di vista dei servizi, Teodonno propone di aggiungere punti di ristoro e di creare un sistema di noleggio per ombrelloni e lettini a “prezzo sociale”, garantendo l’accesso al mare anche alle fasce più deboli.
La visione di Farroni: La Passeggiata Aperta
Farroni ha un’idea completamente diversa. Per lui, il concetto stesso di “parco” implica delle barriere che vanno abbattute. Trova inaccettabile, ad esempio, che un’opera pubblica di questa portata resti chiusa il lunedì a causa della mancanza di personale. La sua proposta è quella di una fruizione totale: apertura tutti i giorni a partire dalle 6:00 del mattino (un orario perfetto per gli sportivi) e prolungamento in orario serale. Farroni punta sull’accessibilità: vuole eliminare ogni barriera architettonica e installare zone d’ombra e panchine, trasformando il lungomare in un hub di aggregazione sociale permanente.
Traffico e Parcheggi: Il Grande Nodo della Densità Urbana
Portici condensa decine di migliaia di abitanti in soli 4 chilometri quadrati. Il traffico è il nostro tallone d’Achille quotidiano. Le soluzioni proposte per le elezioni Portici 2026 ruotano attorno alla mobilità sostenibile e alle infrastrutture.
Le infrastrutture di Teodonno
Teodonno affronta il problema puntando sull’ingegneria urbana. Promette la creazione di ben 2.500 nuovi posti auto convenzionati, sfruttando aree già individuate nel Piano Urbanistico Comunale (PUC). Un’altra idea interessante, molto in linea con l’ottimizzazione degli spazi tipica delle smart city, è la creazione di 250 posti auto che nasceranno dalla copertura della stazione della Circumvesuviana.
C’è poi una proposta dal forte sapore tecnologico: la rimozione degli storici sampietrini da Corso Garibaldi. Al loro posto, Teodonno propone un “asfalto ecologico speciale”. Questa soluzione ingegneristica non solo riduce l’inquinamento acustico, ma aumenta notevolmente la sicurezza stradale, unendo tradizione e innovazione dei materiali.
La mitigazione di Farroni
Farroni è molto onesto su un punto: promettere la scomparsa totale del traffico a Portici è un’utopia. La sua strategia non è l’eliminazione, ma la “mitigazione” intelligente. Propone una revisione radicale del sistema delle strisce blu. Vuole introdurre abbonamenti agevolati che garantiscano ai residenti il diritto di parcheggiare vicino casa.
Sul fronte dell’urbanistica intelligente, l’idea più forte è quella dei “parcheggi di cintura”. Si tratta di creare aree di sosta nelle zone periferiche della città, da cui far partire navette ecosostenibili (magari elettriche o a idrogeno) verso il centro storico e le zone commerciali. A questo si aggiunge la richiesta di un potenziamento dei collegamenti ferroviari regionali.
Confronto Veloce: Le Proposte sulla Mobilità
Tema
Proposta Claudio Teodonno
Proposta Fernando Farroni
Parcheggi Centrali
2.500 nuovi posti (aree PUC) e copertura stazione Vesuviana (250 posti).
Revisione strisce blu con abbonamenti agevolati per i residenti.
Traffico Periferico
Nessun focus specifico indicato nel programma attuale.
Creazione di “parcheggi di cintura” nelle zone esterne.
Trasporto Pubblico
Navette ecologiche H24 per mobilità turistica.
Navette ecosostenibili dai parcheggi di cintura e potenziamento treni.
Viabilità e Strade
Sostituzione sampietrini in Corso Garibaldi con asfalto ecologico.
Cultura, Turismo e Sicurezza: Rilanciare l’Identità Vesuviana
L’innovazione non passa solo dal cemento e dal digitale, ma anche dalla valorizzazione della cultura. E qui emerge un dato incoraggiante: entrambi i candidati hanno compreso che Portici non può correre da sola. Per rilanciare il turismo, è necessario fare rete con Ercolano e San Giorgio a Cremano, mettendo da parte antichi e inutili campanilismi. Un altro punto di convergenza è il rilancio del Mozart Box, uno dei festival musicali più prestigiosi che ha segnato la storia recente della nostra provincia.
Tuttavia, i metodi per rilanciare la città sono ancora una volta diversi.
Il piano turistico di Teodonno si basa su un’idea di “rete infrastrutturale”. Oltre alle già citate navette ecologiche H24 a supporto dei visitatori, propone un accordo istituzionale di grande impatto: trasformare una porzione di una caserma situata a San Giorgio a Cremano in un grande parcheggio di scambio. Questo hub servirebbe direttamente i turisti diretti verso il mare e i siti storici di Portici, liberando il centro cittadino dalle auto dei visitatori.
Farroni, invece, si concentra sul recupero immediato degli spazi culturali cittadini, fissando degli obiettivi precisi per i suoi primi 100 giorni di mandato. Al centro della sua agenda c’è la riapertura dell’ex cinema Capitol (il Teatro De Filippo). L’obiettivo è restituire questa struttura storica alle numerose compagnie teatrali amatoriali del territorio, linfa vitale della cultura napoletana.
Inoltre, punta a un servizio fondamentale per gli studenti e i giovani: l’estensione degli orari della biblioteca comunale, partendo dalla riparazione immediata dell’ascensore, rotto ormai da anni.
Sul fronte della sicurezza cittadina e della gestione della “movida”, Farroni lancia un’idea che guarda ai modelli di polizia di prossimità delle capitali europee: l’agente municipale di quartiere. Pattuglie a piedi garantiranno un controllo capillare, supportate dalla Protezione Civile e dalle associazioni di volontariato locale.
Il Mio Takeaway: La Tecnologia al Servizio della Comunità
Da giornalista che osserva le trasformazioni urbane, quello che vedo in queste elezioni Portici 2026 è un dibattito affascinante. Da un lato abbiamo un approccio ingegneristico e gestionale, basato sull’ottimizzazione del bilancio e su grandi interventi fisici (come i nuovi parcheggi e i nuovi asfalti). Dall’altro, abbiamo una visione più orientata ai servizi distribuiti (parcheggi di cintura, navette, agenti di quartiere) e all’accessibilità incondizionata.
Qualunque sia la tua preferenza, il vero banco di prova per il prossimo sindaco sarà la capacità di integrare le nuove tecnologie nella gestione della città. Un asfalto ecologico è inutile se non inserito in un piano di monitoraggio del traffico tramite sensori IoT. I parcheggi di cintura funzioneranno solo se supportati da un’app mobile efficiente che indichi agli autisti i posti liberi in tempo reale e gli orari esatti delle navette.
Il futuro di Portici dipende dalla nostra capacità di diventare una vera comunità “smart”, dove la tecnologia non è un fine, ma uno strumento per migliorare la qualità della vita di tutti noi. Il potere, ora, è nella tua matita. Vota informato!
Il litorale vesuviano è una risorsa inestimabile. Il Parco a mare di Portici rappresenta uno degli snodi cruciali per il rilancio turistico e sociale del nostro territorio. Per valorizzare quest’area, il Comune ha recentemente pubblicato un bando di gara per l’assegnazione di 4 concessioni demaniali marittime stagionali.
Il termine per presentare le offerte è fissato al 28 aprile 2026. L’obiettivo pratico è posizionare “food truck” a due passi dall’acqua, offrendo ristoro ai bagnanti e ai visitatori.
Fermiamoci però a leggere tra le pieghe del documento amministrativo. Con l’occhio di chi osserva quotidianamente l’evoluzione dell’innovazione urbana e tecnologica, la questione si fa subito più complessa. L’iniziativa mette ordine, senza dubbio. Ma questa è davvero la soluzione più lungimirante e al passo coi tempi per una città che guarda al futuro?
I Paletti del Bando: Rigore e Limiti Spaziali
L’amministrazione comunale ha scelto la via del rigore assoluto. La procedura ad evidenza pubblica affida 4 aree distinte, assegnando a ciascun food truck uno spazio estremamente misurato: 20 metri quadrati, corrispondenti a 5×4 metri di occupazione. All’interno di questo perimetro le regole sono ferree.
Cosa puoi vendere se ti aggiudichi lo spazio? Esclusivamente alimenti preconfezionati, oltre al normale servizio di bar e caffetteria. Tutto qui. È fatto divieto assoluto di somministrare cibi cucinati sul momento o di offrire servizio al tavolo. Dimentica le zone relax con le sedute: il concessionario non può posizionare alcun elemento di arredo urbano nell’area, inclusi sedie, tavolini e persino ombrelloni di facile amovibilità. Si acquista, si consuma in piedi o passeggiando, e si va via.
C’è però un elemento estremamente positivo, perfettamente allineato con le direttive europee sulla sostenibilità ambientale. Il bando impone ai futuri gestori di utilizzare solo vettovaglie e imballaggi in materiale biodegradabile e compostabile. Bicchieri, piatti, posate e cannucce dovranno rispettare la direttiva 94/62/CE. Un segnale importante per tutelare l’ecosistema marino che lambisce il parco.
La Sostenibilità Economica per gli Operatori
Spostiamo il focus sui numeri e sui bilanci. Gestire un’attività commerciale in queste condizioni rappresenta una sfida notevole. Il bando fissa un canone annuo a base d’asta di 3.525,00 euro per ogni singola area. Su questa cifra di partenza, i concorrenti dovranno proporre un’offerta al rialzo per vincere la gara.
Ma i costi operativi sono decisamente più ampi. Al canone di base, infatti, va aggiunta un’addizionale regionale pari al 50%. C’è poi un onere quotidiano non indifferente: il versamento di 40,00 euro forfettari al giorno per coprire i servizi comunali di pulizia, spazzamento e sorveglianza.
Dal punto di vista logistico, i veicoli devono essere immatricolati ad “uso negozio”. Ma la vera criticità risiede nell’autonomia operativa. I mezzi devono essere dotati di impianti propri per il fabbisogno di energia elettrica, gas e acqua. Il Comune non fornisce allacci, e tutti i consumi sono interamente a carico dei concessionari.
Come se non bastasse, c’è la questione degli orari e degli spostamenti. L’operatore deve garantire l’apertura dalle 07:00 alle 21:00 nei giorni feriali e fino alle 22:30 nei festivi e prefestivi. Al termine della giornata, l’area deve essere sgomberata. Il mezzo va spostato fuori dal parco mezz’ora prima della chiusura dei cancelli, con tutti gli oneri di parcheggio e ricovero notturno a totale carico del gestore. Un tour de force quotidiano che rischia di prosciugare i margini di profitto di chi decide di investire.
Manca la spinta Digitale: Dove Sono i Servizi Smart?
Da osservatore del mondo tech, rilevo un enorme potenziale inespresso. Le città costiere moderne stanno integrando tecnologie digitali per migliorare radicalmente l’esperienza turistica. Il bando di Portici, invece, si concentra quasi esclusivamente su vincoli fisici. Richiede, ad esempio, che il furgoncino superi agevolmente il sottopasso di accesso, che ha una larghezza di 3,20 metri e un’altezza di 3,80 metri. Impone un restyling estetico curato tramite verniciatura o wrapping.
Ma dove sono i servizi digitali? Un bando per il 2026 avrebbe potuto osare decisamente di più. Si potevano inserire criteri premianti per l’adozione di app proprietarie per gestire gli ordini da remoto, riducendo le code sotto il sole estivo. Si poteva incentivare l’installazione di hotspot Wi-Fi pubblici gestiti dai food truck stessi, o l’uso di pannelli solari per alimentare i sistemi di refrigerazione. Invece, ci troviamo di fronte a una concessione dal sapore burocratico antico, basata sulla semplice occupazione di suolo.
La tradizione dello Street Food frenata dalla Burocrazia
Napoli e la sua provincia sono la culla dello street food italiano. La nostra cultura gastronomica si basa sulla preparazione a vista, sul profumo del cibo caldo appena fatto e sul contatto diretto con chi cucina. L’obbligo di limitarsi ad “alimenti preconfezionati” rappresenta un ostacolo burocratico severo per la tradizione locale.
Il bando richiede un’offerta variegata, capace di includere prodotti di qualità e snack adatti a diverse esigenze, inclusi celiaci, vegani e sportivi. Tuttavia, servire un panino confezionato sminuisce il concetto stesso di “food truck”, che storicamente nasce come cucina itinerante e creativa. Si è scelta la strada della semplificazione igienico-sanitaria estrema, sacrificando l’anima verace del nostro cibo da strada.
Oltre l’Asfalto: Progettare il Litorale del Futuro
L’iniziativa del Comune ha il merito indiscutibile di voler mettere a sistema un’area strategica. La volontà di garantire servizi stabili ai cittadini e di contrastare fenomeni spiacevoli come l’occupazione abusiva del demanio, sanzionata esplicitamente dal bando, va riconosciuta. Le regole rigorose servono a mantenere il decoro e la pulizia di un parco che appartiene all’intera comunità.
Tuttavia, chi amministra la cosa pubblica oggi deve iniziare a concepire il territorio come una vera e propria piattaforma aperta all’innovazione. Non bastano quattro concessioni per trasformare un litorale. Serve una visione sistemica e proiettata nel futuro. Forse, il modello vincente non è calare dall’alto divieti e limitazioni fisiche, ma co-progettare con gli operatori del settore “food tech” soluzioni ibride. Idee che uniscano la comodità dell’infrastruttura digitale, il rispetto per l’ambiente e la passione autentica per il cibo del territorio.
Solo unendo tecnologia, sostenibilità economica e cultura gastronomica potremo far compiere alle nostre coste il salto di qualità che meritano realmente.
A Portici, finalmente, il quadro è completo. O quasi. Il Partito Democratico ha sciolto le riserve e ha annunciato la candidatura di Teodonno. Tradotto: adesso ci sono (più o meno) tutti. E la corsa verso il voto del 24 e 25 maggio può davvero iniziare.
Ma se qualcuno si aspettava chiarezza, ordine e una proposta politica finalmente leggibile, probabilmente resterà deluso. Perché anche in questo passaggio — che dovrebbe segnare un nuovo inizio — emergono segnali che meritano più di una riflessione.
Le donne: un’assenza trasversale
C’è un elemento che colpisce più degli altri, perché ormai si ripete con una regolarità disarmante: la presenza delle donne resta marginale.
Non solo nella conferenza stampa di Teodonno, ma anche in quelle degli altri candidati. Cambiano i nomi, cambiano le coalizioni, ma il copione è sempre lo stesso.
Da Farroni a Giovanni Ciaramella, la fotografia è chiara: le donne restano ai margini della scena politica.
Non è più una casualità. È un limite strutturale, culturale e politico. E nel 2026 pesa — eccome.
Una candidatura “da bar”
Altro elemento che fa discutere: la presentazione della candidatura di Teodonno in un bar dopo quella fatta anche da Ciaramella.
Attenzione: non è una critica snob. La politica nei luoghi informali può essere un segnale forte di apertura e vicinanza ai cittadini.
Ma la domanda resta: è stata una scelta strategica o una soluzione improvvisata?
Perché nel primo caso diventa un messaggio politico. Nel secondo, invece, racconta una partenza fragile.
Adesso contano i programmi
Con tutti i candidati in campo, una cosa è certa: finiscono gli alibi.
Per mesi si è parlato di alleanze, tavoli, veti e incastri politici. Ora la partita deve cambiare livello.
Adesso servono idee.
I veri temi della città
Mentre la politica si divide, i cittadini sono molto più concreti. Le priorità sono già chiare:
traffico e mobilità
parcheggi
sanità territoriale
spazi urbani e decoro
visione turistica e culturale
Temi reali. Quotidiani. Non più rinviabili.
Chi sarà credibile?
Da qui al voto, la differenza non la farà chi ha più simboli o più liste.
La farà chi riuscirà a dimostrare tre cose fondamentali:
idee nuove
proposte concrete
capacità di realizzarle
Perché alla fine, la domanda è una sola:
chi è davvero in grado di governare Portici?
Lo scopriremo anche monitorando la presenza sui social dei tre candidati, di seguito i loro profili instagram:
Giovanni Ciaramella – https://www.instagram.com/giovanniciaramella?igsh=MXUwa3JqaTN1a2w5
Fernando Farroni – https://www.instagram.com/fernando.farroni?igsh=MTVxc3NqYzRpeWwzMQ==
240 inoccupati verranno formati sul linguaggio di programmazione più diffuso a livello mondiale
“Java per la Campania” è il nome del progetto di formazione che la Regione Campania lancia per aumentare l’occupazione dei giovani in un ambito altamente innovativo. Il progetto, concepito in seguito a un’accurata analisi del mercato del lavoro, è finora la più importante iniziativa formativa di Oracle in collaborazione con una Regione per l’incremento dell’occupazione.
Interamente finanziato dal Fondo Sociale Europeo, l’iniziativa è rivolta a 240 giovani campani (inoccupati) e prevede l’erogazione di 800 giornate di training al termine delle quali gli studenti potranno ottenere la certificazione Oracle Java Programmer.
I corsi verranno tenuti da Oracle attraverso Oracle University che è la divisione di servizi di formazione e di consulenza formativa e si baseranno sulle più innovative tematiche di sviluppo software, su metodologie all’avanguardia come la SOA e sul linguaggio di programmazione principe del mercato: Java.
Le attività formative verranno erogate in tutte le Province della Regione. Sarà inoltre previsto un bonus occupazionale di 5000 euro e la possibilità di poter effettuare un tirocinio retribuito di sei mesi.
“Java per la Campania” rientra nelle misure di politica attiva volte ad aumentare l’occupazione dei giovani in settori che offrono maggiori prospettive di crescita tra cui naturalmente il mondo delle soluzioni tecnologiche.
“Dobbiamo formare giovani su professionalità vere che poi siano richieste dal mercato – ha dichiarato Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania – C’è una grande opportunità in questo momento: al fine di dare una spinta decisa al processo di digitalizzazione, la Pubblica Amministrazione nazionale e locale ha previsto l’assunzione di 500mila giovani. – ha spiegato il Presidente De Luca. – Questa iniziativa su Java con Oracle è un’occasione unica che si unisce a tutto quanto stiamo facendo per qualificare il capitale umano e consentirci nel breve-medio periodo di creare professionalità adeguate per far fare un salto di qualità alla PA alla gestione di sistemi complessi e avere il controllo assoluto dei dati e delle informazioni.”
“Java è il linguaggio di programmazione più diffuso al mondo ed è alla base dello sviluppo tecnologico che tocchiamo con mano ogni giorno, basti pensare che è presente all’interno di 15 miliardi di device dagli smartphone ai tablet, dai sensori delle auto alla strumentazione di fabbrica ed è utilizzato da 10 milioni di sviluppatori – ha dichiarato Fabio Spoletini Country Manager di Oracle Italia. – Siamo molto felici e orgogliosi che la Regione abbia fatto una scelta così lungimirante, formare giovani su Java rappresenta certamente una risposta all’esigenza di creare nuove professionalità e colmare il divario di competenze digitali presente sul mercato”.
“L’innovazione, con la Rete, ha al suo servizio velocità e quantità. Dovunque ci porti, non possiamo evitare di andarci”
Il Sud è una risorsa per il nostro Paese, questo è un dato di fatto! Tutti ne parlano: chi ipotizzando nuove politiche industriali, chi fantasticando il ritorno del Regno delle Due Sicilie. L’attenzione è molta ma è facile cadere nella demagogia. Spostando il focus sulla tecnologia e l’innovazione quello che vorrei capire è se davvero come si dice, queste sono le leve su cui puntare per risollevare il Meridione. Io credo di sì.
è convinto che la tecnologia sia l’arma con cui arrivare finalmente alla fine della Questione Meridionale
In che modo la tecnologia rende libero il Sud?
La Rete è un mondo senza distanze, dimensioni e senza ostacoli, frontiere. Chiunque vi entri, vale come chiunque altro e non importa da dove agisci; importa solo se fai clic ed entri in Rete o clic, e ne esci. Questo pone il Sud (non solo il nostro) penalizzato da mancanza di strade, aeroporti, ferrovie, nelle stesse condizioni di chiunque; e può competere alla pari, finalmente. E vince, quando ne ha le capacità.
Puoi citarmi alcuni dei casi virtuosi che hai inserito nel tuo libro?
A Bisaccia, Comune terremotato dell’Irpinia, Patrick Arminio, 21 anni, nato a Basilea e rientrato al suo paesello, con i suoi coetanei mette su un’azienda di grafica con cui progetta e conduce la campagna promozionale dell’ultimo cd di una pop star statunitense; dal Salento, un creativo produce per Google, in California (a giudicare dallo stipendio, a livelli altissimi) e due neodiplomati inventano “app” fra le più vendute dalla Apple. L’università di Lecce è ormai una multinazionale della ricerca, dell’innovazione: nei suoi laboratori si scopre come recuperare i metalli preziosi che vengono vaporizzati durante gli esperimenti (è, letteralmente, trarre oro da spazzatura); si mette a punto il primo microscopio tridimensionale; si varano sistemi di controllo dell’automazione per la Marina militare indiana; si isola una cellula iperassorbente che toglie la sensazione di fame e che darà luogo, secondo gli analisti, a una delle 15 più potenti economie del pianeta, nei prossimi anni. Mentre un giovane di Conversano, spendendo 200mila euro, mette a punto il più potente motore di ricerca e offerta di lavoro on line, rivendendolo poi per 30milioni di euro. E in Sicilia, un neolaureato di Scordia, da Milano organizza, on line, con volontari, il recupero della valle degradata del suo paese, poi vi torna e la trasforma in parco. Nei sei principali distretti dell’innovazione, al Sud, lavorano ormai già in 30mila: un quarto delle esportazioni italiane, nel settore, è prodotto da loro.
L’innovazione può fare tanto, anche se mancano alcune basi come democrazia, istruzione, infrastrutture?
La Rete è ormai un altro mondo, cui il vecchio tende a somigliare (cadono le frontiere, l’Europa si dota di moneta unica; l’impero sovietico si apre al mercato e alle idee, la Cina smette di essere un mistero e si riduce a concorrente). La Rete, il mondo punto-zero è la terza rivoluzione della storia dell’umanità, dopo la scoperta dell’agricoltura e quella industriale. Chi si abitua alla parità che c’è sul web, accetta sempre meno le disparità che trova quando spegne il computer. I vecchi poteri cercheranno di controllare anche questo territorio di libertà, ma è sempre più difficile, paradossalmente, si direbbe, proprio per la possibilità di farlo troppo: puoi controllare, in Rete, se vuoi, tutto di tutti. È tanto, che ti ci puoi perdere, rischi di non riuscire a tener chiuse tutte le porte, tutte insieme. La Cina cerca di abbinare controllo della gente con anarchia produttiva, ma è una battaglia persa. La rete è uno strumento attraverso il quale puoi istruirti, raggiungere chiunque, intraprendere. Tanto che, dal mondo 1.0 (passaggio di informazione da uno a uno), si è velocemente passati a quello 2.0 (da uno a tutti e da tutti a uno: non più comunicazione, ma comunità) e ora si discute di 3.0 e @democracy, ovvero la definizione di regole per governare il mondo e il popolo della Rete: solo Facebook, con un miliardo di frequentatori, è stato definito “il terzo Paese più popoloso del pianeta”. L’innovazione, con la Rete, ha al suo servizio velocità e quantità. Dovunque ci porti, non possiamo evitare di andarci.
Condivido molte delle opinioni e delle idee di Pino, ma non posso fare a meno di pensare che ci sia il rischio concreto di spostare la discriminazione. Non più territoriale ma forse anagrafica, nel Web i giovani sono avvantaggiati rispetto agli anziani oppure discriminazione tecnologica, non a caso si parla spesso di Digital Divide. Non tutti hanno accesso allo stesso modo alla tecnologia né in Italia né in altre parti del Mondo.
Forse è un sogno ma mi piacerebbe che la tecnologia riuscisse davvero a essere democratica senza guardare in faccia nessuno e garantendo a tutti le stesse possibilità.
La tecnologia, intesa come nuovi media, può aiutare molto a superare ritardi storici di alcuni territori. Il sud può trarre dalla Rete, grosse opportunità, sia in termini di conoscenze sia in termini di movimento, delle idee e dei prodotti. Uno degli ostacoli storici alla crescita dell’economia meridionale è stato proprio il mancato collegamento con i grossi mercati europei, la lontananza anche fisica. Oggi molte idee d’impresa e molti prodotti viaggiano con un click e questo accorcia le distanze, mette in campo anche i luoghi più remoti. C’è poi un’idea di libertà legata alla conoscenza, all’informazione, che, con la Rete, si allarga, include anche chi era tagliato fuori. Infine, la Rete è un luogo dove insediare talenti creativi, non necessariamente produttivi, senza grossi costi e facendo leva prevalentemente sulle abilità personali. Saltano le mediazioni, ciascuno può esprimersi e questo dà più forza a chi era lontano dai luoghi, ad esempio, dell’editoria cartacea, musicale, dai mercati dell’arte. Chi ritiene di avere un talento creativo può provare a esprimerlo anche lontano dai centri tradizionali del potere. E avere, magari, successo.
Perché molti talenti decidono di lasciare il Sud?
Le possibilità sono due: insistere, oppure andarsene. Non biasimo nessuna delle due scelte. Chi vuole insistere, è giusto che lo faccia, sapendo i rischi e gli ostacoli che ci sono. Chi se ne vuole andare ha il diritto di farlo, sapendo che comunque non è facile sradicarsi, rinunciare a pezzi della propria identità. C’è sempre un costo. Nel mio libro ho usato una storia paradossale non per dire che in Italia, e a Napoli, le cose non si possono fare, ma che si fanno con grandissima difficoltà, e che si perdono grosse potenzialità. Potremmo fare cento, e invece facciamo venti. L’ottanta per cento della forza dei nostri talenti lo disperdiamo su ostacoli, problemi, fattori esterni che non si vogliono affrontare o risolvere. Accesso al credito, burocrazia, inefficienza della pubblica amministrazione, corruzione, criminalità organizzata sono ostacoli oggettivi allo sviluppo, e colpiscono soprattutto i più giovani, i più liberi, i più innovatori. Qualcuno resta, insiste, ci prova. Molti falliscono, qualcuno riesce. Altri se ne vanno, e diventano eccellenze nel mondo, lasciando a noi il rammarico di averli perduti.
Davvero la tecnologia è la panacea?
Io credo nella forza della rete, nelle nuove comunicazioni, nella tecnologia ma farei attenzione a non enfatizzarle troppo. Intanto perché queste hanno bisogno anche d’investimenti strutturali. Penso alla banda larga, cui mi pare sia estranea buona parte del Paese, e buona parte del Sud. Penso a una Pubblica amministrazione che ancora ti chiede di produrre carte. Penso a una scuola che è ancora attaccata ai feticci del passato, che fatica a modernizzarsi. Se non si fa un lavoro preliminare su queste aree, è difficile immaginare l’innovazione come campo di un nuovo sviluppo. Poi rifletterei sul fatto che noi, per rispondere al bisogno di lavoro che c’è al sud, abbiamo bisogno di creare occupazione di massa, per grossi volumi. Le start up che vedo in giro, nell’innovazione e nella tecnologia, almeno quelle nate in Italia, anche quelle più brillanti, mi sembra che diano occupazione a poche persone. Vedo grande intelligenza, talento creativo, ma poca capacità produttiva. Così sarà difficile superare la crisi del sud, che è soprattutto crisi occupazionale, mancanza di lavoro, mancanza di prospettiva personale.
La Rete però non è solo un’occasione di riscatto per il futuro è già presente e non mancano esperienze di successo come ad esempio Ninjamarketing,: se non fosse stato per internet come sarebbe stato possibile che un cult dell’economia digitale risiedesse a Cava de’ Tirreni, alle porte della Costiera Amalfitana lontano dai centri di potere? Quali sono i fattori critici di successo?
Per Alex Giordano, esperto di etnografia digitale – “Diciamo che aldilà di realtà pop la cosa interessante è che la natura tribale e diffusa, fatta di tante preziose bellezze e tipicità, tipica del mediterraneo, risponde perfettamente alla metafora della Rete e quindi mi aspetto che ci siano tante realtà che riusciranno ad interiorizzare l’etica del networking non solo nel web ma anche e sopratutto nelle forme di organizzazione, di cooperazione, di socializzazione. Solo così sarà possibile che il grano autoctono di Caselle In Pittari (nel Cilento) , saprà mettersi in rete con i volontari locali del WWF che insieme all’amministrazione comunale di Morigerati (sempre in Cilento) ha restaurato gli antichi mulini a pietra per fare un pane buonissimo che può essere venduto anche attraverso il web.”
Quest’approccio funziona con i singoli producendo eccellenze e best practices ma non funziona a livello macro e non diventa sistema, perché?
Perché dobbiamo capire che il social network non è un software, un qualcosa che risiede nel web, ma è un’etica da recuperare. E se saremo bravi a fare quello che non siamo stati bravi a fare, in altre parole sistema, potremo competere da leoni su un piano global.
Tutto quello che è emerso, è sicuramente da tenere a mente per la costruzione di un futuro migliore del Sud, in attesa di ciò però voglio rilevare alcuni casi virtuosi. Ci sono tanti casi meritevoli di essere citati e anzi mi piacerebbe che nei commenti citiate casi di successo che magari ancora non sono noti al grande pubblico.
progetto del Comune di Napoli voluto dall’AssessoreMarco Esposito che ha saputo risvegliare il magma che ribolliva a Napoli dando a molti ragazzi la possibilità di provare a realizzare i loro sogni. Alcuni numeri (5 tappe in 5 facoltà diverse napoletane, più di 100 partecipanti, 72 progetti, sei startup già finanziate tra cui DeRev di Roberto Esposito).
In Puglia segnalo: QIRIS: un incubatore di start-up e iniziative innovative, promotore tra l’altro di BeMyApp Italia, follow-app e Startificio. Laboratori dal Basso la nuova idea di Bollenti Spiriti e ARTI Puglia per sostenere le giovani idee di impresa con formazione guidata dalla domanda.
Dal mio punto di vista mancano ancora due cose per fare il salto di qualità: la capacità di fare sistema per costruire davvero un ecosistema dell’innovazione che aiuti tutti a realizzare i propri sogni, dove le Università insegnino agli studenti cosa vuol dire fare l’imprenditore, dove le istituzioni comprendano davvero il valore dell’innovazione delle nuove tecnologie, dove i capitalisti, non solo i Venture capitalist, ma anche i piccoli borghesi o i palazzinari capiscano che investire in innovazione possa essere molto conveniente. Inoltre manca ancora la vision, quella con cui ad esempio il mio amico Luca Perugini ipotizzavauna riconversione dell’Ilva di Taranto in un Data center di Google,
sarebbe bello se un’idea simile venisse ai nostri politici no?
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