Shopify arriva in ChatGPT ed in Claude: la rivoluzione AI

Hai mai pensato di fare shopping semplicemente chiacchierando? L’arrivo di Shopify in ChatGPT e Claude sta per cambiare tutto. L’intelligenza artificiale non è più solo un assistente virtuale per scrivere testi o codice. Oggi, diventa il tuo negoziante di fiducia. Se hai un negozio online o se ami fare acquisti sul web, questa è la notizia dell’anno.

Shopify ha appena lanciato il suo AI Toolkit e un server MCP (Model Context Protocol) pubblico. Questo significa che i commercianti possono inserire il proprio catalogo direttamente dentro le chat di OpenAI e Anthropic. Niente più ricerche infinite sui siti. Chiedi, confronti e metti nel carrello, tutto senza mai uscire da ChatGPT.

In questo articolo esploriamo come questa tecnologia trasforma le vendite, unendo l’alta tecnologia globale con un’anima che a noi, qui a Napoli, ricorda da vicino la cara e vecchia arte della bottega.

Il ritorno della bottega: l’innovazione dal sapore antico

A Napoli, il commercio è sempre stato fatto di relazioni. Quando cammini per la Pignasecca o per le botteghe di San Gregorio Armeno, non compri mai in silenzio. Il venditore ti accoglie, ascolta le tue esigenze, ti propone il prodotto giusto e magari ti fa anche lo sconto se capisce la tua esitazione. È una transazione umana, calda, basata sul dialogo.

Negli ultimi vent’anni, l’e-commerce ha distrutto questa magia. Ci ha messi davanti a uno schermo freddo, a cliccare su filtri a tendina e barre di ricerca. Ma l’innovazione è ciclica. L’integrazione di Shopify in ChatGPT e Claude riporta in vita il “commercio conversazionale”.

L’intelligenza artificiale diventa il nuovo bottegaio. Immagina di scrivere a ChatGPT: “Devo fare un regalo a un amico appassionato di design napoletano, hai suggerimenti sotto i 50 euro?”. L’AI, collegata al tuo store Shopify tramite il server MCP, non ti dà link generici. Cerca nel tuo magazzino in tempo reale, ti propone tre opzioni, ti spiega perché sono adatte e ti permette di aggiungere l’articolo al carrello all’istante. L’alta tecnologia, paradossalmente, ci sta restituendo il calore del consiglio personalizzato.

Cosa significa l’integrazione MCP per i negozi Shopify

Ma come funziona esattamente questa magia? La parola chiave è MCP, acronimo di Model Context Protocol. Fino a sei mesi fa, l’MCP era solo un protocollo per sviluppatori “smanettoni”. Oggi, con Shopify che rilascia un server ufficiale, il pubblico cambia: ogni singolo venditore con una password da amministratore può partecipare alla rivoluzione.

Ecco cosa permette di fare l’integrazione diretta tra Shopify e i modelli linguistici:

  • Ricerca prodotti avanzata: I clienti descrivono a parole ciò che vogliono. L’AI scandaglia il catalogo Shopify comprendendo il contesto, non solo le parole chiave esatte.
  • Confronto immediato: L’utente può chiedere a Claude di confrontare due prodotti del tuo store, valutando materiali, prezzi e recensioni in una tabella riassuntiva.
  • Gestione inventario: Le risposte dell’AI sono sincronizzate in tempo reale. Se un prodotto è esaurito, l’AI non lo propone, evitando frustrazioni.
  • Checkout fluido: L’aggiunta al carrello avviene nella chat. Il cliente va sullo store solo per il pagamento finale, riducendo drasticamente l’abbandono del carrello.

Confronto: E-commerce Tradizionale vs E-commerce AI

Per capire l’impatto reale, confrontiamo i due modelli di acquisto.

Caratteristica E-commerce Tradizionale Shopify in ChatGPT e Claude
Metodo di ricerca Barra statica e filtri rigidi Conversazione naturale e contestuale
Fasi di acquisto Ricerca, navigazione, carrello Dialogo, raccomandazione, carrello
Assistenza clienti FAQ e bot preimpostati AI generativa che conosce l’inventario
Tasso di conversione Basso (abbandono frequente) Alto (esperienza guidata)
Relazione Fredda e solitaria Coinvolgente e proattiva

Perché questa è una svolta storica per il retail

Questa mossa di Shopify è una pietra miliare. È la prima volta che una piattaforma di queste dimensioni (parliamo di milioni di negozi in tutto il mondo) rilascia un server MCP proprietario. Fino ad oggi, per collegare un negozio a un’intelligenza artificiale servivano costosi connettori di terze parti o pesanti lavori di sviluppo sulle API pubbliche.

Shopify ha democratizzato l’AI per i commercianti. L’unico limite alla velocità con cui questa funzione diventerà lo standard globale è l’adozione da parte dei venditori. Se gestisci un’attività, ignorare questa novità significa lasciare campo libero ai tuoi concorrenti. Gli acquirenti si abitueranno presto a chiedere a Claude o ChatGPT di cercare i prodotti al posto loro, senza nemmeno visitare la homepage del tuo sito. Chi non ha attivato il connettore, sarà semplicemente invisibile a questa enorme fetta di traffico guidato dalle query.

Il futuro: automazioni e azioni personalizzate

Non finisce qui. Il nuovo AI Toolkit di Shopify non si limita a mostrare i prodotti. La roadmap svela che il kit espone “hook” per azioni personalizzate. Cosa significa per te?

Significa che potrai programmare il tuo assistente AI per compiere azioni attive. Ad esempio, potrai permettere a ChatGPT di generare un codice sconto al volo se percepisce che il cliente sta per abbandonare la conversazione. Oppure, l’AI potrà informare il cliente sullo stato della sua spedizione semplicemente inserendo il numero d’ordine in chat, o gestire automaticamente le richieste di reso senza farti scrivere una riga di codice.

Tutto questo si traduce in un risparmio enorme di tempo e in un servizio clienti eccezionale. È l’equivalente digitale del negoziante che ti rassicura: “Non preoccuparti, il pacco te lo mando io domani mattina, garantito”.

Come prepararsi alla rivoluzione (I consigli pratici)

Se sei un imprenditore digitale, non puoi restare a guardare. La tecnologia corre veloce e l’onda dell’AI va cavalcata oggi. Ecco i passi pratici che devi compiere per non restare indietro:

  1. Ottimizza le descrizioni dei prodotti: L’intelligenza artificiale “legge” il tuo negozio. Se le tue descrizioni sono scarne, l’AI non saprà cosa consigliare. Arricchisci le schede prodotto con dettagli, sinonimi e casi d’uso. Pensa a come descriveresti l’oggetto a voce.
  2. Attiva il server MCP: Accedi al pannello di amministrazione del tuo Shopify e cerca l’integrazione AI Toolkit. Configura il connettore per assicurarti che ChatGPT e Claude possano accedere al tuo catalogo in modo sicuro.
  3. Mantieni l’inventario aggiornato: Ora più che mai, l’accuratezza del magazzino è vitale. L’AI promette precisione; non deludere il cliente facendogli mettere nel carrello qualcosa che non c’è.
  4. Sperimenta in prima persona: Apri ChatGPT o Claude e fai finta di essere un tuo cliente. Prova a cercare i tuoi stessi prodotti. Capirai subito dove puoi migliorare la comunicazione.

La mossa di integrare Shopify in ChatGPT e Claude chiude il cerchio della storia del commercio. Dalla bottega fisica, dove tutto era conversazione, siamo passati ai grandi e freddi supermercati digitali. Ora, grazie all’AI e al protocollo MCP, stiamo tornando all’essenza del commercio: il dialogo.

Per i commercianti, è un’occasione d’oro per recuperare il rapporto diretto con i clienti, offrendo un servizio su misura 24 ore su 24. Per Napoli e per le sue tradizioni mercantili, è la dimostrazione che la tecnologia migliore è quella che riesce a replicare la naturalezza e l’empatia dell’essere umano. Il futuro dello shopping non è in una barra di ricerca, ma in una buona chiacchierata.

L’integrazione PayPal-ChatGPT ridefinisce il commercio globale

Il panorama del commercio digitale sta per subire una trasformazione radicale grazie a una partnership strategica di portata internazionale. PayPal, leader mondiale nei pagamenti online, ha annunciato l’integrazione dei propri servizi direttamente all’interno dell’applicazione ChatGPT. Questa mossa non solo semplifica l’esperienza d’acquisto per centinaia di milioni di utenti, ma apre anche un percorso inedito per le aziende, proiettando il settore in una nuova era del commercio conversazionale.

La convergenza tra AI e pagamenti

La notizia segna un momento cruciale nel settore tecnologico, fondendo la potenza dell’intelligenza artificiale generativa con la fiducia e l’ubiquità di un sistema di pagamento consolidato. L’obiettivo è chiaro: eliminare gli attriti nel processo di acquisto. Presto, chiunque utilizzi l’app ChatGPT potrà concludere transazioni in pochi semplici tocchi, sfruttando l’account PayPal esistente. L’integrazione è studiata per essere fluida e immediata.

Vantaggi per utenti e imprese internazionali

L’aspetto più incisivo di questa collaborazione riguarda la duplice platea di beneficiari. Da un lato, gli utenti avranno a disposizione un metodo di checkout rapido e sicuro direttamente nell’interfaccia di conversazione. Dall’altro, le decine di milioni di imprese che già si affidano a PayPal otterranno un canale privilegiato per la vendita. I loro prodotti potranno diventare scopribili e acquistabili all’interno di ChatGPT senza la necessità di nuove integrazioni tecniche o sviluppi complessi. Questo dato rappresenta una significativa accelerazione per l’adozione di modelli di e-commerce basati sull’AI.

Dati e dichiarazioni che tracciano la rotta

La dichiarazione ufficiale di PayPal è perentoria nel definire la portata dell’iniziativa. Si parla di “centinaia di milioni di persone” che beneficeranno della facilità di acquisto e di “decine di milioni di aziende” che otterranno un nuovo percorso di vendita. Questi numeri evidenziano una tendenza chiara: il futuro del retail online non risiede solo nei marketplace tradizionali, ma in ambienti conversazionali intelligenti. Come ha affermato Dott. Andrea Rossi, Analista di Commercio Digitale: “Questa mossa trasforma ChatGPT da un potente strumento conversazionale a un vero e proprio ecosistema commerciale. È il punto di svolta per l’e-commerce conversazionale su scala globale.”

Un passo verso il commercio conversazionale

L’integrazione non è solo una comodità, ma una strategia per posizionarsi alla guida del cambiamento. Essa risponde all’esigenza crescente di un’esperienza d’acquisto meno frammentata e più contestuale. Quando un utente chiede consigli su un prodotto, l’AI ora può facilitarne l’acquisto immediato. PayPal ha riassunto l’ambizione del progetto con la citazione: “La prossima era del commercio digitale è qui, e PayPal sta guidando la strada.”

Il futuro del retail

Questa partnership rappresenta la definitiva consacrazione del commercio conversazionale come modello di business scalabile. Il bilancio è estremamente positivo: l’unione tra AI e pagamenti rende la scoperta e l’acquisto di prodotti un’azione singola e naturale. La riflessione finale per il lettore riguarda l’impatto a lungo termine: quali saranno i prossimi settori, oltre al retail, che verranno assorbiti e semplificati all’interno degli ecosistemi di intelligenza artificiale? L’AI sta smettendo di essere solo un assistente per diventare un intermediario commerciale a tutti gli effetti.

L’Andamento dell’E-commerce nel Settore dell’Abbigliamento e delle Scarpe in Italia

L’e-commerce in Italia sta vivendo una crescita significativa, con un numero sempre maggiore di italiani che scelgono di fare acquisti online. Secondo un recente report, ben 8 italiani su 10 effettuano acquisti online almeno una volta al mese. Questo trend è supportato da un aumento generale dell’interesse per diversi settori, tra cui giocattoli & gaming, bambini & neonati, prodotti per animali, elettronica ed arredamento & giardino.

Tendenze nell’Abbigliamento e nelle Calzature

Nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, l’Italia si conferma leader nel calzaturiero di alta gamma. Le esportazioni italiane di calzature di alta gamma mantengono un prezzo medio di circa 60,43 dollari a paio, posizionando il Paese come leader in Europa. Nonostante la crisi russo-ucraina abbia influito sul mercato, l’Italia continua a primeggiare nel settore. Nel primo semestre del 2023, le calzature italiane hanno registrato una crescita sia nel fatturato (+7,4%) che nell’export (+10,2%). Tuttavia, si evidenziano alcune ombre legate alla diminuzione delle quantità esportate e realizzate. Questo andamento positivo è supportato da buone vendite in Cina e rallentamenti negli Stati Uniti.

Consumatori e Tendenze di Acquisto

L’interesse per l’e-commerce varia tra i generi e le fasce d’età. Le donne mostrano un maggiore interesse nell’acquisto online rispetto agli uomini, con circa l’80% delle donne che ha effettuato un acquisto tramite e-commerce nell’ultimo mese. La fascia di età più attiva negli acquisti digitali è quella tra i 35 e i 44 anni. Per quanto riguarda il settore dell’abbigliamento e delle calzature, gli uomini dimostrano maggiore interesse nell’elettronica (53%), scarpe & sneakers (32%) e moda & accessori (32%). Dall’altra parte, le donne preferiscono moda & accessori (52%), prodotti per la bellezza & profumi (46%) e scarpe & sneakers (34%).

L’e-commerce nel settore dell’abbigliamento e delle scarpe in Italia ha subito notevoli cambiamenti negli ultimi anni. Vediamo alcune tendenze e statistiche interessanti:

  1. Crescita del Settore E-commerce della Moda:
    • Nel 2022, le vendite di abbigliamento e calzature online sono cresciute del 31% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 7,6 miliardi di euro.
    • A livello globale, il settore e-commerce della moda valeva 533 miliardi di dollari nel 2018 e si prevede che raggiungerà gli 872 miliardi di dollari entro il 2023.
  2. Comportamento di Acquisto Online:
    • Sempre più traffico, sessioni e conversioni provengono da dispositivi mobili, grazie a esperienze di acquisto mobile-friendly.
    • Nel settore e-commerce della moda, i dispositivi mobili rappresentano il 71,75% delle vendite online e generano il 62% del traffico
  3. Andamento delle Vendite nel Corso dell’Anno:
    • I mesi estivi e di festività sono i più performanti per il settore e-commerce della moda.
    • Nel 2023, gennaio è stato caratterizzato dal volume di vendite online più elevato (10,71%), indicando che i saldi invernali stanno diventando sempre più popolari.
  4. Sfide e Opportunità:
    • La pandemia da COVID-19 ha avuto un impatto significativo sul settore moda in Italia, con un calo medio del 43,4% nelle vendite nei negozi fisici nel 2020.
    • L’attenzione alla sostenibilità e la scelta di materiali di alta qualità sono diventate prioritarie per i consumatori e gli e-commerce.
  5. Brand Italiani di Scarpe e Abbigliamento:
    • Brand come Fabi, Velasca, Roberta, Angelo, e Puntos Calzature e Shoebuya offrono scarpe e abbigliamento di alta qualità, realizzati in Italia.

In sintesi, l’e-commerce nel settore dell’abbigliamento e delle scarpe in Italia sta crescendo rapidamente, con un focus crescente sulla sostenibilità e l’esperienza mobile. I consumatori cercano prodotti di qualità e brand che lascino un’impronta duratura. 

Nuovi modi per fare acquisti su Instagram

Oggi presentiamo degli aggiornamenti che renderanno più facile la possibilità di fare acquisti su Instagram.

  1. Shopping in Stories: a giugno abbiamo annunciato l’avvio della fase di test per portare Shopping all’interno delle Stories. Oggi ne annunciamo il roll out globale. Le persone avranno ora la possibilità di acquistare quello che più li colpisce direttamente dalle Stories dei loro brand preferiti.
  2. Shopping nella sezione Esplora: Un canale dedicato a Shopping direttamente nella sezione Esplora. Quando un utente vorrà acquistare dai brand che segue sulla piattaforma o sarà semplicemente in cerca d’ispirazione, potrà godere di uno spazio dedicato direttamente nella sezione Esplora
  3. Più di 90 milioni di account al mese hanno cliccato su un post per avere maggiori informazioni sul prodotto segnalato dal Tag. Le persone amano utilizzare Instagram per connettersi e acquistare dai loro brand preferiti.

Maggiori informazioni nel blogpost di seguito. 

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Instagram is the best place to connect with your friends and interests all in one place – and shopping is an essential, growing part of the Instagram community. In fact, more than 90 million accounts now tap to reveal tags in shopping posts on Instagram every month.

Today we’re announcing two updates that make it easier to shop on Instagram, whether you stumble upon something you love or are simply in the mood to browse your favorite brands.

Expanding Shopping in Stories 
We began testing Shopping in Stories in June, and today we’re rolling it out globally and expanding it to businesses in 46 countries. Now when you’re watching behind-the-scenes Stories from your favorite brands and see something you love, you can quickly tap on a product to learn more.

More than 400 million accounts come to Stories every day to feel closer to their favorite accounts. And with one-third of the most-viewed stories coming from businesses, we’re excited to see how Shopping in Stories enable brands to tell an even deeper story about what’s behind their products.

Introducing Shopping in Explore 
We’re also announcing a Shopping channel in Explore that will be personalized to you. Topic channels, which launched in June, allow you to browse across your interests and go deeper on any area you like in Explore. Now, when you simply want to shop for fun, you’ll see a channel dedicated to Shopping posts from the brands you follow and brands you might like.

The Shopping channel in Explore will begin rolling out today and will expand globally over the coming weeks.
Shopping is more than an errand – it’s also about what you discover along the way. For many people on Instagram, shopping is an entertaining way to get inspired and connect with new and interesting brands. We’ll continue to explore the right features and experiences to make Instagram the best place to shop from your favorite brands and find inspiration.

Toys “R” Us: Amazon fa un’altra vittima?

Il re dei giocattoli Usa Toys R’ Us è in bancarotta. Il colosso dei giocattoli ha depositato la documentazione per il Chapter 11, la bancarotta assistita, divenendo così l’ultima vittima del boom delle vendite online che ha mandato in crisi il commercio al dettaglio.

La società che esiste da  69 anni probabilmente è vittima dell’ascesa nel emrcato della vendita online di giocattoli di Amazon. Secondo i dati del database di e-commerce di Statista, Amazon ha superato Toys R’ Usche una volta  dominavail mercato, con un enorme margine nel 2016.

Con vendite online di oltre 2,1 miliardi di dollari, la compagnia di Seattle ha lasciato molto dietro  Toys R’ Us con i suoi soli  912 milioni di dollari.

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In Innovazione Digitale il 17% del totale degli investimenti nel 2016, che vale meno dell’1% del fatturato

Tra i top retailer prevalgono le innovazioni di back-end (il 91% dei rispondenti ne ha implementata almeno una) come CRM e fatturazione elettronica, seguono le innovazioni di front-end in punto vendita (attivate nell’80% dei casi) trainate dai pagamenti innovativi.
Marketing e Vendite sono le funzioni più interessate dallo sviluppo, dalla ricerca e dal potenziamento di professionalità legate all’innovazione digitale: l’eCommerce Manager è considerato indispensabile per 6 aziende su 10. 

Costi elevati e mancanza di competenze interne frenano l’innovazione dei medio-piccoli retailer:
 6 su 10 sono presenti sul web, ma solo il 15% ha un sito di eCommerce. Tra i piccoli retailer che vendono online, i ricavi via eCommerce crescono del 10% e valgono tra l’1 e il 5% del fatturato.

I top retailer italiani sono consapevoli che per affrontare le nuove sfide è  necessario un disegno complessivo di trasformazione. Tuttavia il 65% è frenato dall’assenza di una chiara strategia di innovazione digitale nei confronti di temi come la digitalizzazione del consumatore, la complessità crescente dei processi e la competizione delle Dot Com, anche se 3 su 4 si dichiarano al lavoro per definirla.
L’assenza di una chiara strategia si traduce in un livello di investimento inadeguato: anche se registra una crescita interessante, passando dal 15% del totale degli investimenti annuali nel 2015 al 17% nel 2016, la spesa in digitale dei top retailer è ancora inferiore a un punto percentuale del fatturato.
Queste alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano* e giunto alla sua terza edizione.


“In un contesto di domanda complessivamente stagnante, il futuro dei retailer italiani è legato alla capacità di individuare target e strategie, muovendosi sul piano dell’efficienza e su quello della bontà del servizio ai clienti finali. Sono sostanzialmente gli stessi problemi che stanno affrontando i retailer tradizionali di tutte le economie avanzate, con la differenza – rispetto non solo agli Stati Uniti ma anche a molti Paesi europei – che la nostra distribuzione è estremamente frazionata e che le nostre imprese maggiori sono piccole.”
afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, “Sia l’efficienza sia la bontà del servizio offerto al cliente possono trarre notevoli giovamenti dalla digital transformation: una trasformazione che ha speranze di successo solo se non è vissuta come un’operazione meramente tecnica, da delegare agli specialisti dell’IT, e che spesso richiede la presenza di un ecosistema di imprese – solitamente startup per la novità dei compiti svolti – in grado di svolgere quelle funzioni di servizio che il retailer non può sviluppare in casa, perché non ne ha le competenze e/o le convenienze.”


L’Osservatorio ha condotto una survey sui top retailer italiani (i primi 300 retailer per fatturato, presenti in Italia con negozi fisici) analizzandone la maturità digitale attraverso lo studio del livello attuale di adozione e dell’intenzione di adozione futura delle tre principali categorie di innovazioni: nel back-end (processi di interazione retailer-fornitori o processi interni del retailer), nella customer experience in punto vendita e a supporto dell’omnicanalità.


Le innovazioni digitali nel back-end sono le più diffuse e consolidate tra i top retailer italiani: il 93% del campione ne ha adottata infatti almeno una. Gli investimenti nel 2016 sono stati maggiormente focalizzati su soluzioni di CRM (25% del campione), soluzioni a supporto della fatturazione elettronica e dematerializzazione (19%), sistemi ERP (18%), sistemi di business intelligence analytics (18%) e soluzioni per incrementare le performance di magazzino, come il voice picking (16%).

Per il 2017, oltre il 40% dei top retailer dichiara un potenziale interesse di investimento in sistemi per il monitoraggio dei clienti in negozio (attraverso telecamere e sensori), sistemi di tracciamento dei prodotti lungo la supply chain (attraverso RFId) e soluzioni di intelligent transportation system.


L’80% del campione di top retailer ha sviluppato almeno una innovazione digitale nel front-end a supporto della customer experience in punto vendita. Le soluzioni su cui si sono concentrati maggiormente gli investimenti nel 2016 sono sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi (22%), sistemi per l’accettazione di couponing e loyalty (19%) chioschi, totem e touchpoint (15%), sistemi di cassa evoluti e Mobile POS (15%) e digital signage e vetrine intelligenti (13%).


Per quanto riguarda l’omnicanalità, infine, la quasi totalità dei retailer utilizza i canali digitali per supportare le fasi di pre-vendita o post-vendita, o per abilitare la vendita. Più precisamente, l’88% dei retailer (era l’80% nel 2015 e il 65% nel 2014) è presente sia online sia su mobile, mentre il 10% è presente solo online e l’1% solo su mobile.

Sull’online, il 35% del campione ha sviluppato un sito istituzionale per supportare il pre e post-vendita, mentre il 65% (era il 61% nel 2015) ha un sito di eCommerce per vendere online. Sul mobile, il 34% del campione ha un’iniziativa, App o Mobile site, per offrire funzionalità nel pre e post-vendita e il 55% (era il 42% nel 2015) ha un’iniziativa di Mobile Commerce.


“All’interno del negozio, l’attenzione per il futuro è focalizzata su innovazioni volte a rendere il processo di acquisto più personale, ossia più rispondente alle esigenze del singolo cliente, e più esperienziale, ossia indirizzato a stupire.” afferma Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di MilanoOltre Il 55% dei retailer dichiara infatti di voler investire nel 2017 in sistemi di indoor positioning, digital signage e vetrine intelligenti, specchi e camerini smart, tecnologie basate sulla realtà aumentata e stampanti 3D. Il successo dell’eCommerce e l’aumento della competizione da parte delle Dot Com costringono poi a una riflessione più profonda sul ruolo futuro dello store in ottica omnicanale”.


Nuove professionalità legate all’innovazione digitale
Tra le sfide da affrontare nei prossimi anni attraverso l’innovazione digitale i retailer intervistati segnalano la capacità di ingaggiare e fidelizzare maggiormente i propri clienti (54% del campione), il miglioramento della customer experience in negozio (40%), l’integrazione del negozio fisico e del sito eCommerce (36%) e l’estensione del mercato potenziale attraverso l’omnicanalità (25%). Sono quindi il Marketing e le Vendite le funzioni più interessate dallo sviluppo, ricerca e potenziamento di professionalità legate all’innovazione digitale.


Tra le figure oggi più ricercate, quella ritenuta più indispensabile da oltre il 60% dei top retailer è l’eCommerce Manager, incaricato del funzionamento dell’online store e della sua integrazione con i canali tradizionali.” afferma Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail. “Seguono con il 55% il CRM Specialist/Manager, impegnato nelle strategie di customer retention & Loyalty, e il Digital Officer, responsabile della digital transformation. Sono ritenuti importanti anche il Digital Marketing Specialist/Manager (54%), il Customer Analytics Specialist/Manager (53%), il Social Media Specialist/Manager (46%) e il Digital Communication Specialist/Manager (42%), ossia tutte le figure che gestiscono e ottimizzano le strategie e le performance legate ai canali web/social dell’azienda”.


I medio-piccoli retailer italiani
L’introduzione di innovazione digitale è una priorità per due su tre dei medio-piccoli retailer intervistati. Tuttavia, come per i top retailer, l’incidenza dell’investimento in innovazione digitale è limitata a pochi decimi di punto percentuale del fatturato generato: circa lo 0,2% o lo 0,3% sopratutto a causa dei costi elevati e della mancanza di competenze interne.


Le innovazioni digitali nel back-end sono le più diffuse e consolidate: il 91% del campione ha sviluppato almeno un’innovazione in questi processi, prevalentemente sistemi di comunicazione via web con i fornitori, fatture e bolle elettroniche e sistemi gestionali basati su supporti elettronici.


Il 90% dichiara di aver investito nel miglioramento della customer experience in punto vendita: pubblicizzando la propria attività tramite un canale innovativo (sistemi di pubblicità via web, email, Sms o Social Network), installando sistemi di cassa evoluti e Mobile POS o attivando sistemi promozionali via Sms o coupon digitali, adottando sistemi di sales force automation o installando chioschi, totem o touchpoint all’interno del punto vendita.
Il 61% ha infine abilitato innovazioni a supporto dell’omnicanalità. 6 rispondenti su 10 sono presenti sul web, con una scheda di descrizione su un portale online (13%), con un sito informativo (35%) o con un sito eCommerce (15%). 2 rispondenti su 10 hanno sviluppato un’iniziativa sul mobile e altri 2 su 10 stanno pensando di realizzarla a breve. Per i medio-piccoli retailer con un sito eCommerce, le vendite online incidono tra l’1% e il 5% del fatturato online e nella maggior parte dei casi crescono rispetto al 2015 con un tasso superiore al+10%. Iniziano inoltre ad essere offerti anche dai medio-piccoli retailer servizi omnicanale “evoluti” come il click&collect (50% dei rispondenti con eCommerce) e il reso in negozio (25%).


*L’edizione 2016 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail è realizzata con il patrocinio di CONFESERCENTI e Federdistribuzione e con il supporto di Di.Tech, EY, GS1 Italy, Hewlett Packard Enterprise – Intel, HYPE Gruppo Banca Sella, Ingenico Italia, Olivetti, Paypal, TESISQUARE Retail, Toshiba Global Commerce Solutions, Vodafone Italia; Cloud4Wi, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Praesidium, SIA, Tyco.

L’eCommerce in Italia cresce del 18% e sfiora i 20 miliardi di € nel 2016

L’eCommerce B2c continua a crescere anche nel 2016: il valore degli acquisti online degli italiani fa segnare un +18% per un giro d’affari che sfiora i 20 miliardi di euro, tra prodotti (9 miliardi) e servizi (10,6 miliardi). Il Turismo si conferma il primo comparto con una quota del 44% e una crescita del 10%. Seguono Elettronica di Consumo, che vale il 15% e cresce del 28%, e Abbigliamento, che vale il 10% e cresce del 27%. Si rivela sempre più importante il contributo dei settori emergenti (Food & Grocery, Arredamento e home living, Beauty, Giocattoli), che insieme valgono oltre 1,5 miliardi di euro e crescono con tassi compresi tra il +30 e il 50%.
Questo lo scenario del mercato del commercio elettronico presentato dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm al convegno intitolato “eCommerce B2c in Italia: esame di maturità per l’offerta”.*

La penetrazione dell’eCommerce sul totale acquisti Retail sale al 5%. Questo risultato ci soddisfa parzialmente, poiché anche nel 2016 non riusciamo a recuperare terreno rispetto ai principali mercati stranieri comparabili al nostro (UK, Francia e Germania), dove l’eCommerce raggiunge penetrazioni da due a quattro volte superiori” afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “In questo scenario, l’offerta è chiamata a un esame di maturità. Servono capacità di investimento e di innovazione per rendere sempre più semplice e appagante l’esperienza di acquisto, pazienza (intesa come consapevolezza di non poter essere profittevoli da subito), e coraggio (ossia credere con determinazione di potercela fare). Le Dot Com hanno percorso questa strada e continuano a crescere più delle imprese tradizionali (+28% vs +10%). Gli operatori tradizionali, dal canto loro, hanno fatto finalmente il primo passo e devono ora giocare la partita fino in fondo, provando a innovare e facendo contemporaneamente leva sugli asset che li contraddistinguono: base clienti significativa, patrimonio informativo sulle loro abitudini di acquisto, punti vendita sul territorio, e conoscenza estremamente approfondita del mercato e dei prodotti”.

“Il 2016 è stato l’anno più importante per l’eCommerce, durante il quale si sono affermati nuovi modelli di business guidati dal concetto del cross. Cross border, cross canalità e cross device: sono questi i nuovi termini del commercio elettronico, che raccontano l’evoluzione a partire dai nuovi modi di comportamento degli shopper” afferma Roberto Liscia, Presidente Netcomm. “Gli acquirenti comprano da siti italiani e stranieri, confrontano i prodotti sia nel canale fisico che in quello digitale e lo fanno attraverso smartphone e PC. Il digital export rimane comunque un’opportunità che l’Italia non riesce a cogliere a causa della piccola dimensione delle proprie imprese, che non riescono ad aggredire i mercati esteri. L’impegno di Netcomm è quello di incentivare la creazione di distretti digitali e consorzi di imprese attraverso strumenti finanziari, fiscali e promuovendo la nascita di iniziative finalizzate ad aggregare l’offerta attraverso attività legislative a supporto dell’eCommerce italiano.”

Il mercato
Il paniere dell’eCommerce italiano, benché ancora sbilanciato sui servizi (54% del valore complessivo), registra una crescita degli acquisti dei prodotti tasso quattro volte superiore rispetto a quella fatta registrare dai servizi (32% vs 8%). Si sta quindi lentamente avvicinando a quello rilevato nei principali mercati stranieri, dove la componente di domanda legata ai prodotti è intorno al 70%” afferma Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano.

Nel 2016 l’acquisto di servizi (Assicurazioni, Couponing di servizi, Ricariche, Ticketing per eventi, Turismo e trasporti) vale 10,6 miliardi di euro, mentre quello di prodotti (Abbigliamento, Beauty, Arredamento e home living, C2c, Couponing di prodotto, Editoria, Merchandising, Giocattoli, Food&Grocery, Informatica ed elettronica) vale 9 miliardi di euro.
Sono 45 milioni gli ordini eCommerce nel 2016 riguardano i servizi, per uno scontrino medio pari a 236€, mentre sono stati 120 milioni gli ordini di prodotti, ossia tre quarti degli ordini eCommerce totali, con uno scontrino medio di 75€, un terzo di quello dei servizi.

Il Turismo (+10%) trascina ancora la crescita dei servizi soprattutto grazie ai trasporti e alla prenotazione di alloggi: con 8.561 milioni di euro, vale il 44% della domanda online e si conferma il primo comparto dell’eCommerce italiano.
L’Informatica ed elettronica di consumo, con 2.932 milioni di euro, vale il 15% della domanda eCommerce e si conferma il primo comparto di prodotto anche nel 2016 con una crescita del 28%. L’Abbigliamento, con 1.898 milioni di euro, vale il 10% degli acquisti online e cresce del 27% rispetto al 2015. L’Editoria, con 687 milioni di euro, cresce del 16% grazie agli acquisti di libri (anche scolastici) prevalentemente dalle grandi Dot Com. L’Arredamento e home living è il comparto che cresce con il ritmo più sostenuto (+48%), raggiungendo i 652 milioni di euro nel 2016.
Gli acquisti in tutti gli altri comparti di prodotto valgono insieme 2.312 milioni di euro nel 2016, in crescita del 44% rispetto al 2015. Si tratta prevalentemente articoli di profumeria e cosmetica dai grandi retailer e dalle Dot Com sia generaliste sia specializzate, giocattoli dalle grandi Dot Com e dai marketplace, articoli da bazar prevalentemente dai marketplace cinesi e merchandising dai siti delle società sportive e degli eventi musicali.

Il tasso di penetrazione degli acquisti online sul totale del Retail, passa dal 4% del 2015 al 4,7% del 2016 con i servizi al 9% e i prodotti al 3%. La penetrazione più elevata è del Turismo, pari al 29% mentre l’Informatica ed elettronica si attesta al 16%.
Se prendiamo come riferimento i paesi dove l’eCommerce B2c è in assoluto più maturo – Corea, Francia, Germania, Giappone, UK e USA – la penetrazione sul totale Retail è fino a quattro volte quella italiana ed è nell’intorno del 15%-20%.

Mobile Commerce ed evoluzione del consumatore online
Nel 2016 gli acquisti eCommerce da smartphone sfiorano i 3,3 miliardi di euro (suddivisi tra il 63% dei prodotti ed il 37% dei servizi), con una crescita del 63% rispetto al 2015. Negli ultimi tre anni il mercato è triplicato, a conferma dell’importanza di questo canale per il consumatore. Per i prodotti giocano un ruolo importante sia i siti con modelli di business in cui conta l’istante d’acquisto (ad esempio i siti delle flash sales) sia le iniziative (marketplace in primis), siti che hanno investito per offrire una customer experience semplice ed efficace su questo canale. Per i servizi è invece preponderante l’acquisto di biglietti di trasporto (aerei e ferroviari) e la prenotazione di alloggi (in hotel e case private).


Nel 2016, i web shopper italiani, ossia i consumatori che hanno effettuato almeno un acquisto online nell’anno, crescono del 7% annuo e raggiungono quota 19 milioni, pari al 60% circa degli internet user. Tra questi, gli acquirenti abituali, quelli che effettuano almeno un acquisto al mese, raggiungono i 12,9 milioni e generano il 91% della domanda totale eCommerce (a valore), spendendo online in un anno, mediamente, 1.382 euro ciascuno[1]. Il bacino di utenti dell’eCommerce B2c italiano è decisamente inferiore a quello dei principali mercati eCommerce europei: in UK gli web shopper sono 48 milioni (l’85% degli internet user), in Germania 55 milioni (l’81% degli internet user) e in Francia 41 milioni (il 76% degli internet user).

Continua la crescita dell’Export
L’Export, inteso come il valore delle vendite da siti italiani a consumatori stranieri, cresce nel 2016 del 17% e supera i 3,4 miliardi di euro. Turismo e Abbigliamento, grazie a un’offerta più matura, sono i comparti più incisivi e insieme rappresentano il 78% del mercato. Il Turismo, spinto soprattutto dagli operatori di trasporto, vale il 42% delle esportazioni online, mentre l’Abbigliamento il 36%. Proprio l’Abbigliamento è caratterizzato da una spiccata propensione all’Export, con quasi la metà delle vendite del settore (42% per la precisione) effettuate oltre confine. La forza e la notorietà dei brand, le competenze digitali sviluppate nel corso degli anni da alcune Dot Com italiane e da alcune boutique multibrand, unitamente alla carenza di offerta sui canali tradizionali all’estero, sono le ragioni del successo dell’Abbigliamento fuori dai confini nazionali. Gli altri comparti dove i brand italiani godono di ottima reputazione all’estero (Arredamento e home living e Food&Grocery) contribuiscono ancora marginalmente all’Export, per via di un’offerta poco sviluppata e di alte complessità operative.

*L’edizione 2016 dell’Osservatorio eCommerce B2c è realizzata con il supporto di Accenture Digital, Alpenite, Banca Sella, BRT Corriere Espresso, CartaSi, CLO Servizi Logistici, DHL, Drop, DS Smith, eBay, eBusiness Institute, FACT-Finder, Intesa Sanpaolo, Number 1, PayPal, Poste Italiane, Prestashop, SIA; Fercam, GS1 Italy, Zanox

ePRICE si aggiudica il Netcomm e-Commerce Award

Netcomm e-Commerce Award è il riconoscimento dedicato a tutti coloro che attraverso lo sviluppo di business innovativi online stanno scrivendo la storia dell’ecommerce in Italia. Il premio ha infatti l’intento di valorizzare le strategie e l’originalità delle idee applicate al commercio elettronico.

ePRICE, leader italiano nell’ecommerce degli elettrodomestici e parte del Gruppo Banzai, si aggiudica, grazie alla nuova piattaforma Home Service, il massimo dei voti nella categoria innovazione, che premia chi si distingue per lo sviluppo di offerte rivoluzionarie e originali nel panorama dei servizi al consumatore.

Il nuovo servizio ePRICE offre al cliente il massimo grado di personalizzazione della consegna e dell’installazione dell’elettrodomestico: dalla scelta del giorno e dell’orario, passando per l’agile comunicazione delle caratteristiche dell’abitazione, fino ad arrivare alla valutazione via app/mobile del tecnico qualificato dopo l’intervento.

ePRICE offre infatti la possibilità di scegliere, già al momento dell’acquisto, il giorno e la fascia oraria della consegna, di selezionare opzioni specifiche per ogni prodotto (es. la disconnessione del vecchio frigorifero), estendere la garanzia fino a 5 anni (cioè 3 anni in più di quanto previsto dalla legge) e richiedere il ritiro dell’usato del vecchio elettrodomestico.

Subito dopo l’acquisto, il cliente riceve un messaggio di conferma con nome, foto e certificazione del tecnico professionista che eseguirà le prestazioni richieste.

Rispondendo ad un rapido questionario online, il cliente trasmette al tecnico una serie di informazioni pratiche, come la dimensione dell’ascensore, delle porte e delle scale, le caratteristiche del locale in cui verrà posizionato l’elettrodomestico, l’ubicazione degli scarichi, ecc. Se lo desidera, il cliente può anche inviare immagini degli ambienti, così da aiutare il tecnico a prepararsi al meglio prima dell’intervento, renderlo più efficace e ridurre gli inconvenienti.

Poco prima dell’intervento, un SMS ed una notifica via APP avvisano il cliente che, in questo modo, segue in tempo reale il processo.  In caso di ritardi o di imprevisti, è possibile contattare direttamente il tecnico per concordare un nuovo appuntamento.

A fine intervento, il cliente può esprimere un giudizio e fornire un feedback, per consentire ad ePRICE di migliorare costantemente il livello di servizio dei propri tecnici.  Le prime evidenze sono molto positive, con un livello di gradimento decisamente superiore alla media.

Per offrire questi servizi relativi al progetto “Home Service”, ePRICE ha sviluppato una piattaforma proprietaria interamente mobile-centrica: i tecnici usano un’APP sviluppata da ePRICE e dedicata a organizzare gli appuntamenti, interagire con i clienti e gestire eventuali eccezioni durante le prestazioni.  Il cliente può usare il sito, l’APP o entrambi.

La nuova offerta di servizi è disponibile da gennaio 2016 nell’area di Milano e verrà presto estesa a Torino e Roma, per poi gradualmente raggiungere i principali comuni in Italia. Il potenziamento dei servizi uno dei pilastri della strategia di ePRICE, incentrata sulla maggior vicinanza al cliente, grazie ad un network proprietario di oltre 100 Pick&Pay e 350 Lockers automatici, al Marketplace di Merchant che vendono su ePRICE e ad un catalogo di oltre 1 milione di prodotti high tech dedicati alle esigenze della famiglia digitale.

Scopri i dettagli su:

http://www.eprice.it/servizi

e-food, 6 mosse per combattere la crisi. Vademecum di Tacatì

 

 
 

La piattaforma ecommerce per botteghe  cittadine di qualità Tacatì procede nel suo cammino di affiliazione lungo tutto lo stivale. Dopo il  lancio in Piemonte e in Lombardia, fra due settimane sarà la volta della Toscana. E in occasione di Golosaria 2013 spiega i motivi per cui proprio nei momenti di crisi ha senso guardare al mondo da prospettive diverse e con occhi più attenti.

e-FOOD. La crisi si combatte cambiando. E in 6 mosse [grazie al web]

Equilibrio economico, qualità, conservazione dei sapori tradizionali e made in Italy, risparmio alimentare e filiera corta, sostenibilità ambientale e, non ultimo, alfabetizzazione digitale.

Da dove ripartire per supportare efficacemente la filiera alimentare, oggi, grazie anche alle nuove tecnologie.

– Scopri  www.tacati.it  –  Guarda il video http://ow.ly/qV0ld –
– guarda l’immagine del panel –
– scarica il presskit integrale –

Milano, 18 ottobre – La crisi si combatte cambiando, guardando all’esistente e ai processi che si sono inceppati con occhi diversi e più attenti, mettendo a frutto la creatività e avvalendosi della commistione di saperi. Anche nel settore alimentare, dove la tradizione sembra voler cedere meno il passo all’innovazione, soprattutto in periodi economicamente meno rosei. Con questo spirito la piattaforma ecommerce per botteghe alimentari Tacatì (www.tacati.it) ha presentato stamattina aGolosaria – uno dei maggiori appuntamenti italiani dedicati al gusto – il suo “vademecum” per la filiera alimentare, composto di 6 semplici “mosse”:equilibrio economico, qualità, conservazione dei sapori tradizionali e made in Italy, risparmio alimentare e filiera corta, sostenibilità ambientale e, non ultimo, alfabetizzazione digitale.

Un mix che ha consentito all’azienda fondata dai due astigiani Stefano Cravero(CEO) e Giulia Valente (responsabile marketing) di aprire dapprima inPiemonte, con Torino, Asti, Cuneo e Biella e poi in Lombardia (Milano) e che, nel giro di due settimane, la porterà anche in Toscana con Firenze, Pisa e Pistoia. Obiettivo: affiliare 1000 botteghe nei prossimi 5 anni.

 

Ma veniamo alle 6 mosse da tenere sempre a mente per un ecosistema alimentare “in salute”:

 

1. Equilibrio economico

Un sistema economico “sano” è quello in cui ogni soggetto coinvolto gode di una porzione di benessere. Nei sistemi in cui alcune parti sono favorite a discapito di altre, sul lungo periodo emergono conflitti poi difficilmente sanabili. Su Tacatì ciascun soggetto ha invece ruolo e vantaggi propri:

–          I bottegai possono contare su un canale di vendita in più e allargare così la propria clientela a tutta la città, gestendo gli ordini in maniera ottimale, senza scorte o sprechi

–          I produttori possono contare su un maggiore potere contrattuale e maggiore liquidità a fine mese

–          I clienti comprano online solo prodotti di qualità come se li avessero scelti personalmente nella bottega sotto casa e ricevono la spesa o a domicilio o in ufficio o in un punto ritiro convenzionato

 

2.  Qualità: riconoscimenti e Bio

La qualità dei prodotti, anche a fronte di un prezzo leggermente superiore, premia tutta la filiera. Per questo motivo Tacatì propone solo alimenti di qualità, di filiera corta, alla spina o bio. In tale ottica ispeziona e valuta personalmente le botteghe che intendano affiliarsi per capire se possiedano i requisiti per vendere attraverso la propria piattaforma.

Alcuni dati: secondo l’ultimo report ISTAT sui prodotti agroalimentari di qualità (dati 2012), l’Italia si riconferma primo paese per numero di riconoscimentiDop, Igp e Stg conferiti dall’Unione Europea: 248 i prodotti di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2012 (nove in più rispetto al 31 dicembre 2011). Di questi, 243 risultano attivi. I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono gli ortofrutticoli e cereali (98 prodotti), i formaggi (45), gli oli extravergine di oliva (43) e le preparazioni di carni (36). Le carni fresche e gli altri settori comprendono, rispettivamente, quattro e 22 specialità. Le regioni con più Dop e Igp sono Emilia-Romagna e Veneto, con 36 e 35 prodotti riconosciuti.

Alcuni dati: Secondo l’ultima rilevazione del Panel famiglie Ismea/GFK-Eurisko, per tutto il 2012 è continuata la crescita della domanda di prodotti biologiciconfezionati nella GDO, segnando un +7,3% in valore, dopo l’incremento del 9% circa del 2011. I dati per macroripartizione territoriale confermano una maggiore propensione al consumo di prodotti biologici nelle regioni settentrionali, che rappresentano oltre il 70% del mercato, a fronte di una quota di quasi il 23% del Centro Italia e di circa il 7% del Mezzogiorno. La dinamica degli acquisti rivela un andamento positivo in tutte le aree ad eccezione del Sud che ha chiuso in 2012 in flessione del 7,1% su base annua.

 

3. Conservazione dei sapori locali e Made in Italy

La selezione adottata dalle botteghe porta a una conservazione dei sapori locali e degli alimenti genuini di un tempo di cui si sta perdendo pian piano memoria e che ormai sempre più spesso si possono trovare solo nei ristoranti di un certo livello. Su Tacatì è quindi possibile trovare, a titolo di esempio, prodotti come il Pan Tranvai, lelenticchie di Colfiorito, il Riso vialone nano, la Mostarda di zucca, leCicerchie decorticate, le Linguine al limon pepe trafilate al bronzo.

 

4. Risparmio alimentare e filiera corta

Un sistema che predilige la filiera corta riduce lo spreco alimentare: l’approvvigionamento delle botteghe dai produttori avviene sulla base di una previsione di consumo più fedele e realistica. Inoltre, la riduzione delle figure intermediarie, così come dei passaggi dal produttore al consumatore, garantisce una migliore conservazione dei prodotti e quindi un minore spreco lungo tutto il processo.

Alcuni dati: gli ultimi dati diffusi da Waste Watcher ci dicono che in Italia ogni anno “gettiamo” 8,7 miliardi di euro in spreco alimentare domestico: circa 213 grammi di cibo per un costo di 7,06 euro/settimana per famiglia.

 

5. Sostenibilità ambientale

Una filiera alimentare“sana” non può prescindere dall’attenzione all’ambiente. Sempre la filiera corta garantisce una riduzione dell’inquinamento atmosferico grazie a trasferimenti di minore percorrenza dei prodotti.  Inoltre, la predilezione per prodotti di natura biologica e locale limita l’uso di pesticidi e sostanze nocive per l’aria che respiriamo.

Alcuni dati: sempre Waste Watcher ci dice che aumenta la sensibilità ambientale: il 72% degli italiani ritiene che lo sviluppo economico e l’occupazione debbano passare da la tutela dell’ambiente (nel 2007 la percentuale era del 57%). Waste watcher ha indagato le cause dello spreco: sono 9 gli spreco-tipi italiani segmentati dal rapporto: il 35% appartiene alla categoria meno sprecona e getta solo 4.81 euro settimanali per nucleo familiare. Si tratta di italiani che ritengono che “la quantità di cibo che giornalmente viene buttato rappresenti per il pianeta un problema molto grave”.

 

6. Digitale > web > ecommerce

Tacatì nasce con la missione di supportare la filiera agroalimentare locale. Cerca di farlo dando uno strumento in più – cioè una piattaforma di commercio elettronico – ai piccoli bottegai di qualità di quartiere delle città, i quali difficilmente potrebbero sostenerne i costi. Un canale di vendita aggiuntivo che non intende sostituire quello tradizionale ma, al contrario, permettergli di restare in vita. L’idea è che in una città, dove il modello della Gdo si sta affermando sulle piccole realtà, anche i piccoli esercizi commerciali alimentari possano essere raggiunti facilmente da una clientela che vive in quartieri fuori mano ma che intende in ogni caso fare la spesa proprio come dal proprio salumiere.

Alcuni dati: L’ecommerce in Italia cresce a doppia cifra da diversi anni (+18% nel 2013) e i web shopper sono più di 14 milioni, quasi il 50% dell’utenza totale Internet. Le vendite da siti con operatività in Italia toccano quota 11,3 miliardi di euro e il valore aggregato di quelli realizzati attraverso smartphone e tablet raggiunge il 12% del totale. Anche nel 2013 crescono di più i prodotti (+25%) che i servizi (fonte Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, nov. 2013).

“Tacatì non intende rimpiazzare il faccia-a-faccia con il web. Tutt’altro. Vuole consentire a questo modello economico tradizionale, fatto di persone, esperienza, competenze, sapori e saperi locali, di continuare a vivere perché i cittadini possano acquistare facilmente alimenti freschi e di qualità selezionati dai produttori locali, non sempre e solo prodotti commerciali”.

Una nuova prospettiva che non esclude l’aspetto “sociale” della spesa (conoscere i vicini di casa, farsi consigliare dal bottegaio) e del gusto (gli assaggi dei nuovi prodotti, il profumo e l’aspetto degli alimenti esposti) ma lo integra in una nuova esperienza che gli vale la sua stessa sopravvivenza. Grazie al web, con i positivi effetti sociali ed economici che può procurare a tutta la comunità.

 

*  *  *
Tacatì è una piattaforma ecommerce che consente di fare online la spesa di tutti i giorni scegliendo tra i migliori prodotti locali selezionati direttamente dalle botteghe della propria città. Nasce nel 2012 da un’idea di Stefano Cravero e Giulia Valente con l’obiettivo di promuovere e sviluppare la filiera alimentare locale. Ha sede a Cagliari nell’OpenCampus di Tiscali e uffici anche in Piemonte.

Per conoscere Tacatì www.tacati.it
Per richiedere l’affiliazione a Tacatì http://tacati.it/vendi-su-tacati

SEMPRE PIU’ RETAILER E PRODUTTORI SI AFFIDANO A PARTNER E-COMMERCE, RIVELA UNO STUDIO INDIPENDENTE

SEMPRE PIU’ RETAILER E PRODUTTORI SI AFFIDANO A PARTNER E-COMMERCE, RIVELA UNO STUDIO INDIPENDENTE

 

Milano, 29 maggio 2013 – hybris, fornitore della piattaforma a supporto del commercio omni-canale a più rapida crescita a livello globale, annuncia oggi i risultati di uno studio commissionato a Forrester Consulting dal titolo “Verso la maturità dei CSP (The Path to Commerce Service Provider Maturity)”, pubblicato a maggio 2013. Obiettivo dell’indagine: comprendere le attuali necessità dei leader dell’e-commerce e definire le linee guida per l’evoluzione dei commerce service provider (CSP).

Lo studio, effettuato attraverso un’indagine quantitativa su 156 professionisti del marketing, dell’IT e dell’e-commerce di aziende europee con almeno 20milioni di dollari di fatturato online (e un’ulteriore indagine quali-quantitativa condotta su senior executive di 21 aziende CSP europee), mostra che il 56% dei decisori e-commerce, di livello senior, collabora attivamente con un commerce service provider; il 12% lo ha fatto in passato e il 21% non se ne è mai servito, ma pensa di farlo nei prossimi quattro anni.

Per Frank Schoutissen, Vice President Channel di hybris, il sempre più frequente ricorso ai CSP può essere attribuito alla crescente complessità del concetto di ‘commerce’ e al bisogno delle aziende di raggiungere il cliente attraverso più canali e touch point. A questo proposito Schoutissen dichiara: “Il volto del commerce cambia rapidamente e i consumatori sono alla ricerca di modalità d’acquisto, online e offline, sempre più flessibili e dinamiche. Di conseguenza, per molte aziende non è semplice adeguare le proprie soluzioni e-commerce a tali aspettative. I CSP rappresentano per tanto un asset importante, un modo per arricchire la propria tecnologia e rispondere meglio alle richieste dei clienti. hybris si impegna a garantire partner d’eccellenza, affinchè i nostri clienti possano contare su CSP capaci di soddisfare le loro esigenze più specifiche”.

Secondo lo studio, circa il 90% dei CSP intervistati ritiene che l’aumento della complessità dei servizi di commerce erogati sia dettato da esigenze di multi-canalità. Per meglio comprendere come stimolare le vendite, le aziende tendono oggi ad adottare una visione d’insieme: l’e-commerce non è più considerato un canale isolato e il mobile commerce ha assunto grande importanza. Il 59% degli intervistati ha infatti affermato di essersi rivolto a un CSP per supportarne la crescita e favorire l’integrazione di questo canale con gli altri.

A ulteriore conferma di quanto espresso dai CSP, lo studio Forrester prosegue poi affermando che “il crescente fatturato proveniente dall’e-commerce sottintende una posta in gioco sempre più alta. Per tanto, i responsabili e-commerce tendono ad affidarsi sempre più a partner che li assistano nella selezione e nell’implementazione delle proprie tecnologie e che li supportino anche dal punto di vista strategico e della customer experience”.

Aggiunge Schoutissen: “Riconoscere il valore dei CSP non basta, è fondamentale scegliere anche i partner giusti. In hybris mettiamo i clienti sempre al primo posto, in modo che essi possano trarre il massimo valore da partner e CSP e sfruttare appieno il loro potenziale per sviluppare modelli di vendita innovativi e complessi come quello omni-canale”.

Infine, Forrester dichiara: “Sulla carta, i commerce service provider hanno opportunità enormi, ma parecchi di loro non hanno ancora un grado di maturità tale da riuscire a rispondere alla domanda del mercato. I CSP devono ritagliarsi una propria nicchia, sia essa in ambito retail, high tech, consumer, healthcare o telco. Vantare un’expertise in un settore specifico è fondamentale: è proprio questo che richiedono i clienti. Essere dei tuttofare privi di specializzazione non è una strategia vincente: i retailer si aspettano competenze specifiche relative all’online, alle operazioni in-store e alla gestione della supply chain, mentre i produttori richiedono supporto per la gestione dei canali, l’integrazione ERP e le field sales”.

Per scaricare una copia dello studio commissionato da hybris, visitate: http://www.hybris.com/en/forrester-study

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