C’è chi a Pasquetta organizza grigliate, chi scappa fuori città e chi, più semplicemente, sceglie il mare. E poi c’è chi, ieri, ha scoperto una nuova esperienza: il picnic… a tempo.

Succede al parco a mare di Portici, uno degli spazi più belli e frequentati del territorio, che nel giorno simbolo della libertà all’aria aperta ha deciso di prendersi una pausa. Dalle 13 alle 16, cancello chiuso. Anzi, peggio: chi era già dentro è stato gentilmente invitato ad uscire.

Avete capito bene. Non “non si entra”. Ma proprio “si esce tutti”.

Ora, fermiamoci un attimo. Pasquetta. Sole. Famiglie, ragazzi, bambini. Gente che magari ha scelto proprio quel posto per passare qualche ora in tranquillità, tra mare e verde. E invece no: pausa obbligata. Come se fosse un negozio qualsiasi, con tanto di orario spezzato.

La gestione degli spazi pubblici

La domanda è semplice, quasi banale: si può chiudere un parco pubblico nel pieno di una giornata festiva?

Tecnicamente sì, certo. Tutto si può fare. Ma il punto non è la legalità. È il senso.

Un parco pubblico non è un ufficio. Non è un bar. Non è un servizio a domanda con orari flessibili. È uno spazio della comunità. E proprio nei giorni come Pasquetta dovrebbe rappresentare un punto di riferimento, non un ostacolo.

Perché la sensazione, più che altro, è quella di una gestione che fatica a stare al passo con le esigenze reali delle persone. Invece di organizzare, si limita. Invece di gestire i flussi, si svuota il parco. Problema risolto alla radice, ma anche esperienza azzerata.

Il paradosso della valorizzazione urbana

E poi c’è il paradosso: in un momento storico in cui si parla tanto di valorizzazione degli spazi pubblici, turismo locale, vivibilità urbana… si chiude uno dei pochi luoghi davvero attrattivi proprio nel giorno in cui servirebbe di più.

Magari ci saranno state motivazioni logistiche, di sicurezza, di personale. Tutto comprensibile. Ma forse – e sottolineiamo forse – la soluzione poteva essere un’altra. Più organizzazione, più presenza, più comunicazione.

Perché alla fine resta una domanda sospesa, di quelle che fanno un po’ sorridere ma anche riflettere: ma a Pasquetta… dobbiamo prenotare anche il parco?

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi