La campagna elettorale a Portici entra nella fase più calda e i social diventano il vero campo di battaglia politico. Ma dietro slogan, fotografie di gruppo e appelli alla partecipazione democratica, iniziano a emergere anche dubbi, strategie e qualche inevitabile sospetto.
Da un lato Farroni invoca un confronto pubblico tra candidati sindaco, dall’altro Teodonno intensifica una comunicazione quasi ossessiva sulla compattezza della squadra e sulla “coerenza” del voto. Due messaggi apparentemente diversi, ma che raccontano bene le paure e le tensioni di una campagna che si gioca voto su voto.
Farroni lancia la sfida: confronto pubblico. Ma con quali regole?
“Portici merita chiarezza”, scrive Farroni sui social, dichiarandosi pronto a un confronto pubblico con gli altri candidati sindaco. Un messaggio che punta tutto su trasparenza, partecipazione e dibattito democratico.
Belle parole. Ma ora arriva la parte più delicata: come dovrebbe svolgersi questo confronto?
Perché un vero dibattito pubblico non si improvvisa con una diretta Facebook o con qualche slogan da campagna elettorale. Servono regole chiare:
- chi organizza il confronto?
- chi modera?
- quali saranno i temi?
- quanto tempo avrà ogni candidato?
- saranno ammesse domande dei cittadini?
- ci sarà spazio per il contraddittorio vero o solo per monologhi preparati?
Perché il rischio, in queste operazioni, è trasformare un’occasione democratica in uno show politico studiato al millimetro.
Farroni, però, almeno sul piano comunicativo, ha scelto una linea aggressiva: metterci la faccia e chiamare apertamente gli avversari al confronto. Una mossa che inevitabilmente aumenta la pressione sugli altri candidati, soprattutto su chi dovesse decidere di sottrarsi.
Teodonno e quella campagna sulla “fiducia” che sa di allarme interno
Nel frattempo Teodonno invade i social con foto insieme ai candidati consiglieri, accompagnate da slogan ripetuti quasi come un mantra:
“LA FIDUCIA NON SI DIVIDE”
e ancora:
“IL VOTO È COERENZA”.
Messaggi che, letti politicamente, sembrano avere un obiettivo molto preciso: arginare il voto disgiunto.
Perché insistere così tanto sulla “coerenza” del voto? Perché ribadire continuamente che la fiducia “non si divide”?
La sensazione, nei corridoi della politica cittadina, è che ci sia il timore concreto di una dispersione di preferenze. Il voto disgiunto, infatti, rappresenta spesso l’incubo delle coalizioni molto larghe o dei candidati che puntano soprattutto sulla forza delle liste.
Da qui la necessità di blindare l’elettorato con una comunicazione identitaria e compatta: votare il candidato sindaco, ma soprattutto non “tradire” la filiera politica scegliendo consiglieri o sindaci di altri schieramenti.
Una strategia che tradisce forse più di una preoccupazione.
La vera campagna? Tutta sui social
Intanto la città assiste a una campagna sempre più costruita su immagini, slogan e posizionamenti comunicativi.
Da una parte Farroni prova a vestire i panni del candidato del confronto pubblico e della sfida diretta.
Dall’altra Teodonno lavora sulla fedeltà della coalizione e sul controllo del consenso.
Ma oltre i social, i cittadini aspettano ancora risposte concrete sui temi veri:
traffico, decoro urbano, sicurezza, commercio, giovani, waterfront, vivibilità.
E forse proprio un confronto pubblico vero — se organizzato seriamente — potrebbe finalmente costringere tutti a uscire dalla comfort zone degli slogan.

Ingegnere gestionale, sono Head of Smart Services nell'unità Servizi di Enel Italia.
Mi occupo di Smart Office e di tecnologie abilitanti a questo nuovo settore come ad esempio la sensoristica IoT.
Da più di 20 anni svolgo attività come giornalista freelance e consulente di comunicazione per alcune aziende.
Scrivo di nuove tecnologie, IT Governance, startup, Web Economy, AI, cybersecurity, IoT attraverso interviste ai protagonisti del mondo dell'innovazione.
Sposato con Antonella e papà innamorato di Sara ed Elisa ed Andrea. 
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