A prescindere da chi vincerà le elezioni, a Portici un primo vincitore sembra già esserci: il ritorno del contraddittorio politico.
Il fermento degli ultimi giorni, le polemiche, i confronti pubblici, gli attacchi reciproci e le richieste di dibattito raccontano infatti qualcosa che in città mancava da tempo: una vera dialettica politica.
Dopo anni di quello che molti cittadini hanno definito il “Regno Cuomo” — una lunga stagione amministrativa caratterizzata da una maggioranza ampia e da un’opposizione spesso frammentata o poco incisiva — oggi a Portici torna finalmente il confronto. E, per quanto duro e talvolta sopra le righe, è un segnale democraticamente sano.
Per anni la sensazione diffusa è stata quella di una città dove il dissenso politico faticava a trovare spazio reale nelle istituzioni, con un clima che molti hanno percepito vicino al pensiero unico amministrativo. Una stabilità che ha garantito continuità di governo, ma che allo stesso tempo ha progressivamente abbassato il livello del confronto pubblico.
Oggi invece qualcosa sembra essersi rotto. E forse è un bene.
“Ho sempre pensato che un politico debba essere giudicato dall’animosità che provoca tra i suoi oppositori.”
Winston Churchill
Una frase che fotografa perfettamente ciò che sta accadendo in città. Se la politica torna a dividere, discutere, mobilitare e perfino irritare, significa che è tornata viva.
In questo clima, però, emergono anche errori comunicativi e occasioni mancate da entrambe le parti.
Secondo il mio modesto parere di comunicatore, Claudio Teodonno ha probabilmente sbagliato a negarsi all’incontro e al confronto diretto. In politica, soprattutto in una fase così accesa, è quasi sempre meglio metterci la faccia, parlare in prima persona e affrontare il dibattito pubblicamente. Anche perché l’assenza alimenta inevitabilmente le critiche, i sospetti e le narrazioni di chi sostiene che dietro ci sia sempre qualcun altro a suggerire tempi, parole e strategie.
Inoltre, probabilmente sarebbe stato utile far sentire maggiormente la propria voce anche sui social, entrando direttamente nel dibattito — pur aspro — che si è acceso in città. In questi giorni, invece, a intervenire con più forza sono stati soprattutto Vincenzo Cuomo e diversi esponenti della vecchia maggioranza, contribuendo ulteriormente a rafforzare la percezione di una continuità politica molto marcata.
Sul fronte opposto, anche Fernando Farroni avrebbe potuto probabilmente spingere di più sulle critiche all’amministrazione uscente, ma supportandole con elementi ancora più concreti e puntuali. Non solo slogan o accuse generiche, ma domande precise e verificabili, ad esempio: chi ha vinto negli anni i principali bandi pubblici? Quali professionisti e quali figure gravitano stabilmente attorno all’apparato amministrativo? Come sono stati distribuiti incarichi e consulenze? Altrimenti è solo populismo!
Perché il vero salto di qualità dell’opposizione non si misura soltanto nella capacità di attaccare, ma soprattutto nella capacità di documentare, approfondire e trasformare il dissenso in controllo democratico.
Ed è forse proprio questa la novità più importante delle elezioni 2026: il ritorno di una politica che torna finalmente a confrontarsi apertamente.
Perché una città senza opposizione rischia lentamente di spegnersi. Una città senza contraddittorio perde idee, perde controllo democratico e spesso perde anche fiducia nelle istituzioni.
Per questo, comunque andrà il voto, il ritorno dell’opposizione potrebbe essere il vero cambiamento politico di questa campagna elettorale a Portici.

Ingegnere gestionale, sono Head of Smart Services nell'unità Servizi di Enel Italia.
Mi occupo di Smart Office e di tecnologie abilitanti a questo nuovo settore come ad esempio la sensoristica IoT.
Da più di 20 anni svolgo attività come giornalista freelance e consulente di comunicazione per alcune aziende.
Scrivo di nuove tecnologie, IT Governance, startup, Web Economy, AI, cybersecurity, IoT attraverso interviste ai protagonisti del mondo dell'innovazione.
Sposato con Antonella e papà innamorato di Sara ed Elisa ed Andrea. 
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