Morte Domenico al Monaldi: Silenzi e Sanità

Il peso di una tragedia nell’eccellenza napoletana

Quando l’eccellenza medica incontra la tragedia, il rumore del dolore diventa assordante. Ma, a volte, ciò che fa più rumore è il silenzio di chi dovrebbe parlare e guidare. La scomparsa del piccolo Domenico, il bimbo di due anni volato via all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo un disastroso trapianto, ha squarciato il cuore della nostra comunità. Questa non è solo una cronaca di malasanità da liquidare in fretta. È un evento che deve farci riflettere su come gestiamo l’innovazione, la comunicazione e i processi nella sanità campana.

Il silenzio istituzionale: Dov’è il Presidente Fico?

Roberto Fico ha da poco assunto la guida della Regione Campania, tenendo saldamente per sé una delega cruciale: quella alla Sanità. Di fronte a un dramma di questa portata, ti saresti aspettato una presa di posizione chiara. E invece, c’è stato il vuoto. Perché non ha detto nulla? In un momento in cui un’intera equipe e una famiglia sono distrutte, il leader regionale ha il dovere di intervenire. Intervenire non significa giustificare l’ingiustificabile, ma significa metterci la faccia. Il Monaldi è un centro di eccellenza, un fiore all’occhiello per Napoli e per tutto il Sud Italia. Difendere il lavoro instancabile dei medici e degli infermieri – rimasti eroicamente al fianco del bimbo fino alla fine – era fondamentale per non far crollare la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico. Il silenzio istituzionale, purtroppo, alimenta solo dubbi e paure.

La comunicazione di crisi: Un’occasione mancata

In un’era dove l’informazione è immediata, la comunicazione di un’azienda ospedaliera non può permettersi incertezze. Durante i giorni di agonia del piccolo Domenico, la gestione informativa del Monaldi verso l’esterno è apparsa lacunosa e approssimata. La famiglia stessa ha lamentato poca chiarezza, parlando di verità omesse nella fase iniziale. La comunicazione durante una crisi non è un dettaglio burocratico, è innovazione allo stato puro.

Gestione della Comunicazione in Sanità

Modello Vecchio: Silenzio stampa prolungato, bollettini medici freddi, reazione tardiva solo alle inchieste giornalistiche.

Modello Innovativo: Trasparenza immediata, empatia verso la famiglia, spiegazione chiara dei processi clinici, portavoce unico per evitare fughe di notizie e confusione.

L’innovazione non è fatta solo di macchinari all’avanguardia o sale operatorie futuristiche. È fatta anche della capacità di guardare negli occhi le persone e dire la verità, in tempo reale, tutelando sia il dolore di una madre coraggiosa sia l’integrità della struttura.

L’organizzazione del lavoro non è roba da libri

L’ultimo e più grave punto riguarda come si lavora in corsia. Trapiantare un organo danneggiato solleva interrogativi pesanti. L’organizzazione del lavoro in ospedale non è una scienza esatta da studiare solo per superare gli esami universitari. È una pratica viva, quotidiana, che deve essere a prova di errore. Evitare problemi così gravi richiede protocolli ferrei in cui la tecnologia (come i sistemi digitali avanzati di tracciamento logistico e validazione degli organi) supporti costantemente il team medico. Non basta avere i migliori chirurghi se poi la catena di controllo fallisce al momento decisivo. La vera eccellenza si misura nella capacità di creare una rete di sicurezza in cui ogni passaggio è verificato, riducendo a zero il margine di rischio evitabile per i pazienti.

Il passo successivo per non dimenticare

Caro lettore, la storia di Domenico ci lascia un monito che va oltre la semplice indignazione. Ci insegna che le attrezzature migliori non bastano se manca una leadership politica coraggiosa, una comunicazione trasparente e un’organizzazione impeccabile. La mamma del piccolo ha promesso di creare una fondazione per non dimenticarlo: è il momento che anche le istituzioni facciano la loro parte per garantire che queste tragedie non si ripetano mai più.

Fiction La Preside: Napoli e la scuola reale

La Preside e la scuola che non c’è: basta con la retorica del degrado a tutti i costi

Accendi la TV, sintonizzi il canale sulla nuova fiction del momento – “La Preside” e cosa vedi? Muri scrostati, banchi distrutti, un corpo docente depresso e una scolaresca composta quasi esclusivamente da casi sociali irrecuperabili. Sembra che per gli sceneggiatori italiani la scuola, specialmente quella del Sud e di Napoli, si sia fermata a un fotogramma sbiadito di trent’anni fa.

È il momento di dirlo chiaramente, senza girarci intorno: questa narrazione è falsa. È un’esagerazione stantia che non solo annoia, ma fa danni incalcolabili. La scuola italiana, con tutte le sue innegabili difficoltà, non è la trincea disperata che ci propinano in prima serata. È molto di più, e spesso è molto meglio.

La dittatura dello share e il feticismo della rovina

Perché continuiamo a guardare storie in cui l’istituto scolastico è solo un pretesto per raccontare criminalità e disagio? C’è una regola non scritta nella fiction generalista: la normalità non fa notizia. Per catturare l’attenzione dello spettatore medio, si punta tutto sull’estetica della rovina. Se la scuola è a Napoli o in periferia, deve necessariamente cadere a pezzi.

In questa logica, la figura della “Preside” diventa un’eroina solitaria in lotta contro un sistema marcio. Ma questo cliché narrativo ignora un fatto fondamentale: la scuola è una comunità, non un one-man show (o one-woman show). Rappresentare l’istituzione scolastica come un ambiente costantemente ostile, dove l’innovazione è una chimera e la sopravvivenza è l’unico obiettivo, è un insulto a migliaia di dirigenti, insegnanti e studenti che ogni giorno costruiscono un futuro diverso.

L’effetto collaterale di questa “pornografia del dolore” scolastico è che il pubblico finisce per credere che non ci sia speranza. Se la TV ci dice che la scuola è un inferno, perché dovremmo investire su di essa?

La realtà che la fiction non racconta: tablet, fibra e PNRR

Da esperto di innovazione, quello che mi fa più rabbia guardando certe scene non è tanto la trama, quanto l’assenza totale della modernità. Nelle scuole che visito per lavoro, dai Quartieri Spagnoli a San Giovanni a Teduccio, non vedo solo intonaco che cade. Vedo laboratori di robotica. Vedo connessioni in fibra ultra-veloce. Vedo il Piano Scuola 4.0 che sta trasformando le aule in ambienti di apprendimento ibridi.

Dove sono le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) in queste fiction? Dove sono i ragazzi che imparano il coding? Dove sono i progetti Erasmus che portano gli studenti di periferia in giro per l’Europa? La realtà è che molte scuole “di frontiera” sono oggi molto più tecnologiche degli uffici di certi sceneggiatori romani. Grazie ai fondi europei e alla tenacia dei dirigenti scolastici (quelli veri, non quelli da copione), le scuole napoletane sono spesso hub di innovazione digitale.

Ignorare questo aspetto significa negare l’evoluzione. Significa raccontare una bugia. La scuola non è un museo degli orrori, è il primo luogo dove l’intelligenza artificiale e la didattica immersiva stanno cercando di dialogare con le nuove generazioni. Ma questo, evidentemente, è troppo complesso per essere raccontato tra uno stacco pubblicitario e l’altro.

L’insegnante non è un missionario disperato

Un altro punto dolente di “La Preside” e simili è la rappresentazione del corpo docente. O sono eroi pronti al martirio, o sono burocrati cinici e stanchi. Manca completamente la classe media della docenza: professionisti preparati, che usano il registro elettronico (strumento che nelle fiction pare non esistere mai), che si aggiornano, che sperimentano nuove metodologie didattiche.

La scuola non è un campo di battaglia dove serve un giubbotto antiproiettile emotivo. È un luogo di lavoro complesso, certo, ma anche di grandi soddisfazioni professionali. Ridurre tutto a “disagio” svilisce la competenza. Non abbiamo bisogno di insegnanti-missionari che salvano le anime, abbiamo bisogno di (e abbiamo già) professionisti che insegnano competenze, pensiero critico e cittadinanza digitale.

Napoli oltre il cliché di Gomorra

C’è poi, inevitabile, la questione territoriale. Quando queste storie sono ambientate a Napoli, il filtro grigio della fotografia si fa più intenso. Sembra che la città non possa ospitare una scuola “normale”. Deve esserci per forza il figlio del boss nel primo banco, la sparatoria fuori dal cancello, il dialetto stretto usato come lingua della prevaricazione.

Ma chi vive qui sa che la realtà è sfaccettata. Esistono istituti tecnici che collaborano con la Apple Developer Academy. Esistono licei che vincono premi internazionali di fisica. Esistono scuole elementari dove l’integrazione culturale è un successo quotidiano e non un problema da risolvere. Continuare a mostrare solo il lato oscuro della luna scolastica napoletana è un atto di pigrizia intellettuale. È marketing della disperazione.

Perché ci meritiamo una narrazione diversa

Non sto chiedendo una versione edulcorata alla “Mulino Bianco”. I problemi ci sono: la dispersione scolastica è reale, le strutture edilizie a volte sono carenti, e i fondi non bastano mai. Ma c’è una differenza abissale tra denunciare le criticità e trasformare il disagio in una caricatura grottesca.

Gli studenti di oggi, la Generazione Z e la Generazione Alpha, guardano queste fiction (se le guardano) e ridono. Ridono perché non riconoscono la loro scuola. Loro vivono su TikTok, usano ChatGPT per fare i compiti, comunicano in un modo che la TV generalista non riesce nemmeno a decodificare.

Vedere la propria realtà quotidiana stravolta e ridotta a “luogo di sofferenza” crea disaffezione. Se continuiamo a dire ai ragazzi che la loro scuola fa schifo, finiranno per crederci anche quando non è vero. È il classico effetto Pigmalione negativo: se ti tratto da disagiato, ti comporterai da disagiato.

Spegnete la TV, entrate in classe

È tempo che la produzione culturale italiana faccia un bagno di umiltà e di realtà. Invito gli sceneggiatori di “La Preside” a farsi un giro in una vera scuola di periferia domani mattina. Non troveranno il paradiso, ma nemmeno l’inferno dantesco che hanno scritto.

Troveranno ragazzi con lo smartphone in mano che sognano di fare gli startupper, non i camorristi. Troveranno professori che spiegano la Divina Commedia usando le slide o i podcast. Troveranno una vitalità che rompe lo schermo.

La scuola italiana non è perfetta, ma è viva, pulsante e molto più avanti di come ce la raccontano. Smettiamola di piangerci addosso via etere. L’innovazione è già in classe, peccato che la telecamera sia puntata dall’altra parte.

Campania libri festival 2025: a Napoli il segno dei quattro

Il Campania Libri Festival si conferma uno degli appuntamenti culturali di maggiore rilievo nel panorama italiano. La rassegna, giunta alla sua quarta edizione, trasforma Napoli in un vero e proprio “regno del Libro e della Letteratura”, catalizzando l’attenzione di scrittori, editori, professionisti del settore e un vasto pubblico di lettori. L’evento rappresenta un momento cruciale per l’editoria e per la promozione della lettura nel Sud Italia.

Forza quattro! date e location confermate a napoli

La quarta edizione del Festival, diretta da Ruggero Cappuccio e curata editorialmente da Massimo Adinolfi, si svolgerà a Napoli dal 2 al 5 ottobre 2025. La location storica e prestigiosa è nuovamente il Palazzo Reale di Napoli, con l’utilizzo degli spazi espositivi e di alcune sale della contigua Biblioteca Nazionale. La manifestazione, interamente finanziata dalla Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, si svolge in quattro intense giornate.

L’editoria in mostra e il tema dell’edizione

Il Festival mantiene la sua doppia anima di fiera espositiva e rassegna culturale. L’area fieristica, allestita tra i cortili di Palazzo Reale, vedrà la partecipazione di numerosi editori nazionali, creando un percorso espositivo ricco e diversificato. L’edizione 2025 si intitola “Il segno dei 4”, un omaggio che non si limita alla durata e all’edizione, ma si estende alla scelta di quattro autorevoli testimonial letterari: Viola Ardone, Antonella Cilento, Diego De Silva e Silvio Perrella, ognuno dei quali contribuirà a strutturare eventi specifici durante le giornate.

Un programma internazionale tra dibattiti e performance

Il ricco calendario di eventi spazia da incontri professionali per editori e formatori a un’ampia varietà di panel tematici che toccano poesia, cinema, teatro, storia, critica letteraria, noir, filosofia e focus su traduzione e geopolitica. Il Festival mira a raccontare il presente attraverso la letteratura e le arti performative, offrendo al pubblico l’occasione di incontrare personalità di spicco del panorama culturale italiano e internazionale. Tra gli eventi in programma si segnalano la presentazione del libro su Giancarlo Siani e un incontro con l’attrice Monica Guerritore.

Le dichiarazioni delle fonti ufficiali

Non sono disponibili citazioni dirette e contestuali di esperti o figure di rilievo relative a questa specifica edizione nei documenti consultati. Tuttavia, l’organizzazione dell’evento da parte della Fondazione Campania dei Festival, guidata da Alessandro Barbano e con la direzione artistica di Ruggero Cappuccio, testimonia l’impegno istituzionale a elevare la rassegna a un appuntamento culturale annuale di grande portata, capace di creare una sinergia profonda con la città di Napoli.

Un polo culturale in crescita e una riflessione finale

Il successo delle precedenti edizioni (dedicate a Raffaele La Capria, Italo Calvino e Giacomo Leopardi) ha consolidato il ruolo del Campania Libri Festival come un hub culturale fondamentale. L’ingresso al Festival è gratuito, una scelta che sottolinea la volontà di rendere la cultura e l’accesso ai libri il più inclusivo possibile. L’evento non è solo una vetrina per l’editoria, ma un momento di riflessione collettiva sul ruolo della letteratura nel comprendere la società contemporanea. La presenza di figure di spicco e la vastità dei temi trattati invitano il lettore a considerare la Fiera non solo come un’occasione di acquisto, ma come un vero e proprio laboratorio di idee e un presidio di libertà e democrazia. La Campania, ospite d’onore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025, conferma con il suo Festival la sua centralità nel panorama letterario nazionale.

Napoli: oltre la cartolina raccontata dal Mattino

C’è un dettaglio che sfugge, o meglio che si finge di non vedere, quando certi editoriali dall’alto delle redazioni patinate invitano i napoletani a “tornare a casa” e a credere nella propria città. È facile dirlo, comodamente affacciati su una terrazza di Posillipo, coccolati dagli agi, dalle lobby e dalle relazioni giuste. È facile tessere lodi di Napoli quando la si vive soltanto dai salotti buoni, dove i problemi reali non arrivano mai.

Ma Napoli non è solo Posillipo. Napoli è Scampia, è Ponticelli, è San Giovanni a Teduccio. Napoli è la Circumvesuviana che salta corse ogni giorno, costringendo pendolari, studenti e lavoratori a fare i conti con ritardi e disservizi cronici. Napoli è la burocrazia che strozza chi prova ad aprire un’attività. Napoli è anche il problema della sporcizia: se è vero che gli atavici disastri legati ai rifiuti sono stati superati, resta purtroppo una città sporca, soprattutto lontano dalle vetrine turistiche. Fatevi, ad esempio, un giro al Centro Direzionale per capire la differenza tra la cartolina e la realtà.

Eppure, dopo l’editoriale di Napoletano, si è assistito a quello che qualcuno ha definito un “cambio di paradigma”: personaggi influenti, imprenditori, manager, uomini di potere hanno fatto a gara nel testimoniare la bontà della sua tesi. Tutti pronti a raccontare una Napoli che sarebbe “rinata”, una città ormai proiettata verso il futuro. Ma quale futuro? Quello delle narrazioni da convegno, o quello che si misura con la vita quotidiana delle persone?

Un esempio lampante è il mito delle startup: ogni occasione è buona per sbandierarle come simbolo di innovazione e rinascita. Ma la domanda vera è: quanti posti di lavoro hanno davvero creato? Quante famiglie napoletane possono vivere di quello sviluppo annunciato? La retorica non paga le bollette, e i giovani non possono costruirsi un futuro sulle conferenze stampa.

E sia chiaro: io amo Napoli. Amo la sua energia, la sua creatività, la sua unicità. Riconosco e sono felice del successo che oggi la città sta ricevendo, ma certo non basta. Forse sarebbe il caso di rivedere i toni trionfalistici, che spesso non fanno altro che nascondere i problemi ancora irrisolti. Anche il successo dello street food, di cui abbiamo parlato qui Napoli, turismo di massa e street food, lascia più di una perplessità: non basta trasformare la città in una grande vetrina gastronomica per parlare di vero sviluppo.

Chi scrive di “ritorno a Napoli” dovrebbe chiedersi: quante volte è stato nelle periferie? Quante volte ha preso la Circumvesuviana in ora di punta? Quante volte si è trovato a fare i conti con la mancanza di sicurezza o con la carenza di servizi essenziali? Napoli la si ama vivendo la sua complessità, non fotografando il Vesuvio da una villa.

Napoli non ha bisogno di retorica, ma di fatti. Non di editoriali rassicuranti, ma di infrastrutture, servizi, legalità. Solo allora si potrà chiedere, con onestà, di “tornare a casa”.

Undressed’: dall’AI a Gaza, oggi l’ottava edizione del TEDxNapoli, l’appuntamento con le ‘idee che mer itano di essere diffuse’

Dall’intelligenza artificiale che aiuta, ma non sostituisce, l’uomo a svelare il suo passato – come per i papiri ercolanesi – e nella tutela della salute alle parole di pace della cantante israeliana Noa e di Viola Ardone per Falastin Hurra, dalla scoby skin ai genitori fantasma delle famiglie arcobaleno, dai problemi delle giovani generazioni all’arte, dalla musica irriverente al tabù della morte: domani, dalle 14, sul palco dell’Hotel Royal Continental sul Lungomare, Gianluca Del Mastro, Joe Snape, Leandro Pecchia, Giulia Garofalo Geymonat, Elisa Sirianni, Antonella Inverno, Stefano Caimi e Marco Abbro proveranno a ‘svelare’ il loro nuovo modo di vedere il mondo. L’evento segue la formula del TED, format americano che ha visto protagonisti personaggi come Bill Gates, Isabel Allende e Greta Thunberg, e che vanta sette miliardi e 800 milioni di visualizzazioni sul web.

Senofanto era un musicista abile e intelligente. Le sue melodie suadenti e struggenti appassionavano e commuovevano l’animo umano, specie nelle cerimonie funebri. E già tra il IV e il III secolo a.C. si indagava il rapporto dell’uomo con il piacere, in particolare in relazione ai sensi dell’udito e del gusto, quindi del cibo, dei suoni, della musica che riesce a emozionare, a conquistare, ad ammaliare. Ma come sappiamo tutto ciò? E che cosa c’entra Senofanto con l’intelligenza artificiale? La storia è lunga ma affascinante.

I papiri di Ercolano sono stati sepolti sotto una coltre piroclastica di circa 20 metri per poco meno di 1.700 anni, dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. fino a quando, nel 1750, un contadino non scoprì, scavando un pozzo, quella che poi sarà definita la Villa dei Papiri, in cui furono ritrovati circa 1.800 rotoli di papiro: l’unica biblioteca dell’antichità che sia stata riportata alla luce. Malgrado la furia devastatrice dell’eruzione, i papiri della domus patrizia che sorgeva in riva al mare si sono conservati perché il calore intensissimo dei flussi piroclastici privò di ossigeno e carbonizzò all’istante le fibre, impedendo che marcissero nei secoli sotto terra. Ma una volta trovati, come aprirli e leggerli? Per alcuni di essi, grazie a condizioni di conservazione particolarmente favorevoli, fu possibile procedere allo srotolamento grazie a un macchinario e a una tecnica inventati dal religioso genovese Antonio Piaggio, all’uopo incaricato, nel 1753, dal re di Napoli Carlo di Borbone. Il metodo di padre Piaggio fu applicato ad alcune centinaia di rotoli che però, in moltissimi casi, offrirono testi molto lacunosi e sui quali oggi possiamo leggere solo alcune lettere o parole. Restavano, inoltre, centinaia di rotoli refrattari anche a questo sistema, per cui la tecnica fu abbandonata.

Dopo alcuni altri tentativi andati a vuoto nel corso dei successivi due secoli e mezzo, che hanno condotto al definitivo abbandono dell’idea di uno srotolamento fisico dei papiri, ecco che con la tomografia a raggi X si giunge, soltanto alcuni anni fa, allo ‘svolgimento virtuale’ dei rotoli: grazie all’utilizzo di un acceleratore di particelle viene realizzata una scansione 3D, dopodiché si passa alla segmentazione e successivamente all’appiattimento virtuale. Restava, dunque, il problema del tracciamento dell’inchiostro e della sua lettura.

Per risolvere questo enigma, Nat Friedman, Daniel Gross e Brent Seales lanciano la Vesuvius Challenge: rendono disponibili le scansioni TAC realizzate presso l’acceleratore di particelle Diamond Light Source vicino a Oxford di due dei sei rotoli custoditi presso l’Institut de France di Parigi – quelli donati da Ferdinando I re delle Due Sicilie a Napoleone nel 1802, con l’auspicio che non invadesse Napoli, cosa che poi avvenne regolarmente poco più avanti – e offrono più di un milione di dollari in premi, raccolti grazie a molti generosi donatori. Grazie all’intelligenza artificiale, tre studenti poco più che ventenni, Youssef Nader, egiziano, Luke Farritor, statunitense, e Julian Schilliger, svizzero, riescono a estratte il testo di 15 delle 160 colonne di uno dei due papiri e ad aggiudicarsi il premio di 700mila dollari. Circa duemila caratteri, più o meno un metro di lunghezza dei 13 complessivi del papiro, il 5% del totale ma il metodo per l’estrazione dei segni di inchiostro è testato e validato.

Possiamo, dunque, dire che, grazie all’AI, sia stato svelato il messaggio, il pensiero dell’uomo di 2000 anni fa? Beh, no. Perché l’intelligenza artificiale arriva fino alla ricostruzione del segno di inchiostro: l’assimilazione di quel segno a una lettera, a un mezzo di comunicazione e poi a un pensiero di segno compiuto è, e a quanto pare resterà sempre, compito dell’uomo stesso. Gianluca Del Mastro, docente di papirologia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, è membro del team di 6 papirologi che rappresentano il punto finale del percorso della Vesuvius Challenge: quello di interpretare, di svelare il messaggio che i nostri antenati hanno impresso su quei volumi.

Nella prossima edizione del TEDxNapoli, l’ottava, che si terrà domani, domenica 24 marzo, dalle ore 14 nell’Hotel Royal Continental sul Lungomare, il professore Del Mastro racconterà, dal di dentro, la meravigliosa storia dello svolgimento e della lettura di questi rotoli, e soprattutto di come l’AI possa aiutare l’uomo, ma mai sostituirsi a lui, come accaduto nella lettura della pergamena: è stata l’intelligenza umana a svelare un’altra intelligenza umana, racchiusa in un testo che esplora gli effetti del piacere sull’animo umano, alla maniera di Epicuro.

Il prossimo obiettivo della Vesuvius Challenge è quello di leggere l’85% del papiro. Nel frattempo, altri sostenitori sono intervenuti. La Musk Foundation, riconducibile al patron di Tesla, ha “generosamente donato 2 milioni di dollari”. Altri due rotoli, presi tra i mille e più custoditi presso la Biblioteca nazionale di Napoli, sono già stati scannerizzati con il sincrotrone di Oxford e sono pronti per essere sottoposti al processo finale di analisi con l’AI e di lettura da parte del team di papirologi, di cui fa parte, insieme a diversi studiosi internazionali, anche Federica Nicolardi, ricercatrice all’Università Federico II di Napoli.

Undressed

Il percorso, quindi, è ormai tracciato. È solo una questione di tempi, ma tutti i papiri ercolanesi potranno essere svelati. Undressed, direbbero gli studiosi della Kentucky University che hanno lanciato la sfida. E ‘Undressed’ è anche il tema scelto dagli organizzatori del TEDxNapoli – con Valeria Scialò nel ruolo di organizer, Francesca Nicolais e Giusi Ciaccio nel ruolo di co-organizer, Vittoria Salabelle in quello di designer, Rossella Ciardiello e Maria Cecilia Bruzzone rispettivamente coordinatrici della logistica e dei volontari – per questa edizione. “Undressed – affermano le componenti del team tutto al femminile – è un invito a essere autentici, a spogliarsi delle sovrastrutture e ad abbracciare la vulnerabilità necessaria per scoprire la vera essenza di ciò che ci circonda. Undressed incoraggia a guardare le cose per quelle che sono, a metterle a nudo. Attraverso talk prive di filtri, gli speaker provenienti da ambiti eterogenei metteranno in luce la necessità di eliminare il superfluo, di esplorare la vita nelle sue sfumature, di allontanarsi dagli stereotipi, di scoprire il non visibile, di mostrarsi per quello chi si è, di instaurare una profonda connessione con il pianeta e con ciò che accade intorno”.

Le porte dell’Hotel Royal Continental si apriranno alle 14 per la registrazione dei partecipanti. Prima dell’inizio dei talk dei nove speakers previsti, il pubblico potrà partecipare alle attività organizzate dai partner (insieme con lo stesso Continental, Riot Studio, Del Monte, Leonardo, Pastificio Di Martino, Materias, Yokohama Sekai, Uniperte, StudioA podcast, The Loops, Mentimeter, Rando Multi Service, Kaleidostone)sorseggiando un aperitivo.

Il format dell’evento – organizzato dal team del Riot Studio con il patrocinio del Comune e della Città Metropolitana di Napoli – è il seguente: gli speakers avranno dai 3 ai 18 minuti per esporre le loro ‘ideas worth spreading’, idee che meritano di essere diffuse. I talk, registrati e realizzati in post produzione, saranno poi caricati sul canale youtube TEDx, che conta più di 40 milioni di iscritti ed ha superato la cifra impressionante di 7,8 miliardi di visualizzazioni, e saranno tradotti e sottotitolati progressivamente in tante più lingue quante maggiori saranno le visualizzazioni sul web.

L’AI anche per la tutela della salute

Di come l’intelligenza artificiale, collegata alle tecnologie, possa aiutare l’uomo anche nella tutela della salute parlerà Leandro Pecchia, professore di Ingegneria Biomedica, Presidente della società europea di ingegneria biomedica (Eambes), segretario generale dell’associazione mondiale (Ifmbe), consulente Oms per le tecnologie per il Covid-19 e membro del CTS del ministero della Salute per i dispositivi medici, uno degli ingegneri biomedici più influenti a livello globale. Ancora troppe persone al mondo – è l’assunto – non hanno accesso ad un’assistenza sanitaria dignitosa e al contempo scarseggiano i dispositivi medici salvavita.

Stop war a Gaza, le parole di pace della cantante israeliana Noa e del testo di Viola Ardone per Falastin Hurra

Al TEDxNapoli di quest’anno ci sarà spazio anche per le tragiche vicende della Striscia di Gaza, con appelli alla pace che verranno da entrambe le parti in conflitto. Sul fronte palestinese, Valentina Acca leggerà il testo inedito di Viola Ardone scritto per Falastin Hurra, collettiva di fumettisti e illustratori italiani e internazionali per la Palestina libera. Per l’altro versante, la cantante israeliana Noa invierà un videomessaggio che sarà proiettato durante l’evento e che, successivamente, sarà pubblicato sullo spazio web del TEDxNapoli nella sezione Studio.

Di vita, di morte, di giovani e altre facezie

Giulia Garofalo Geymonat e Denise Rinehart sono sposate e sono due mamme arcobaleno. Hanno due bambini, il primo, di 8 anni, partorito da Denise, americana, e il secondo, due anni e mezzo, da Giulia. Mentre per il secondo, registrato all’anagrafe di Bologna, il Comune ha riconosciuto la doppia generalità, per il primo, nato quando la coppia risiedeva a Pisa, Giulia non è che una ‘madre fantasma’. Hanno intrapreso una battaglia legale affinché anche Giulia possa riconoscere il loro primogenito, che hanno voluto e fatto insieme ma che è ancora legalmente solo figlio di Denise. Dopo aver recentemente perso in Cassazione, stanno portando il caso a Strasburgo affinché la Corte Europea dei Diritti Umani ‘riveli’ al bambino la sua seconda madre.

Dalla nascita della vita alla sua fine, che Elisa Sirianni, genovese, esperta di comunicazione, racconta nei suo progetto teatrale, sociale e politico dal titolo “Da Vivi – Il miracolo della finitezza”, uno spazio di dialogo e creazione sui tabù della morte con l’ausilio di medici, psicologi, psicoterapeuti, ‘rivelando’ che non bisogna aver paura della morte ma che bisogna far entrare questi temi dentro la vita. Il progetto, che nasce da una sua esperienza personale, è stato poi sviluppato e curato con Marco Biagini e l’Accademia dell’Incompiuto e prodotto dal Teatro Metastasio di Prato: i suoi incontri sono spesso sold out, e quando le persone tornano a casa sentono di aver assistito a una rappresentazione sulla vita, non sulla morte.

Svelerà l’intreccio indissolubile tra la vita virtuale, on line, e quella reale Antonella Inverno, giurista specializzata nella protezione internazionale dei diritti umani e dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Lo farà attraverso il rapporto 2024 “Le Ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza” di Save the Children, di cui è capo della ricerca e dell’analisi dei dati, dove per ‘onlife’ si intende la continua interazione tra la realtà materiale e analogica con quella virtuale e interattiva. Come vivono, dunque, le adolescenti le loro relazioni come l’amicizia, l’amore, il sesso, la loro visione del futuro? Il sondaggio, realizzato in collaborazione con IPSOS nel gennaio scorso su un campione di 800 giovani di età compresa tra 14 e 18 anni, svelerà, attraverso i numeri, una generazione.

Il TEdxNapoli costituirà anche l’occasione per assistere alla performance di Joe Snape, artista di Newcastle ironico e irriverente, dal titolo “You are the mole”, che dimostrerà come la tecnologia possa prendere il sopravvento sull’uomo nello stesso momento in cui gli fa credere di essere lui a determinare il proprio destino, esplorando i temi tra cui il diritto alla privacy, la post-verità e la libertà dalla sorveglianza algoritmica online.

Una nuova visione del rapporto uomo-natura

Attraverso l’analisi della sezione degli alberi a livello chimico, i ricercatori riescono a capire le condizioni climatiche di uno specifico anno: si chiama dendrocronologia. Artista, designer, amante della natura, docente di Computer Art alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, Stefano Caimi, con le sue opere, apre la strada a una nuova comprensione dell’interconnessione tra l’umano, il naturale e il tecnologico, e ‘svelerà’ al pubblico del TEDxNapoli l’armonia che esiste tra di loro.

Uno sguardo nuovo sulla natura è quello che ‘rivelerà’ anche Marco Abbro, che produce materiali – alcuni, come la scoby skin, simili alla cellulosa, con cui realizza anche capi di abbigliamento – facendo interagire batteri sugli scarti organici. Il primo esperimento lo ha realizzato con gli scarti di mele annurche, ora segue la stagionalità dei prodotti. Abbro apre, dunque, a un nuovo paradigma produttivo, che non preleva dalla natura ma costruisce con essa, dandole una nuova ‘pelle’. La visione è quella di perfezionare il ciclo produttivo creando un substrato per produrre cellule e organi umani.

La location

Ubicato sul lungomare di Napoli, il Royal Continental è un grande hotel dalla personalità architettonica molto particolare. Nasce, infatti dall’unione di due edifici: l’Hotel Royal, progettato e realizzato dall’architetto Chiaromonte alla fine degli anni ’40 del secolo scorso sulle ceneri dello storico Hotel Royal des Etranger – distrutto durante la guerra – e l’Hotel Continental, firmato negli anni ’70 da Izzo e Gubitosi, che rappresenta una delle più illustri testimonianze del Movimento Moderno a Napoli. Gli interni e gli arredi del Royal, la piscina e il logo, furono realizzati da Gio Ponti.

Che cos’è TED

TED (Technology, Entertainment, Design) nasce circa 37 anni fa in California per dare un palco a chiunque avesse un’idea interessante da condividere, un’idea potenzialmente in grado di cambiare il mondo. Da allora l’organizzazione è votata a dare voce alle ‘idee che meritano di essere diffuse’.

Nell’arco della sua storia TED ha ospitato personaggi del calibro di Bill Gates, Al Gore, Stephen Hawking, Philippe Starck, Gordon Brown, Daniel Kahneman, Isabel Allende.

Con l’intento di ispirare sempre più persone TED ha lanciato, altresì, un programma di eventi locali organizzati in modo indipendente denominati TEDx. Il TEDx si è diffuso in più di 180 Paesi con oltre 3.000 eventi l’anno. Uno di questi ha lanciato, recentemente, Greta Thunberg.

DOVE: HOTEL ROYAL CONTINENTAL, via Partenope, 38 – Napoli

QUANDO: Domenica 24 marzo, dalle ore 14

Info:

Sito: www.tedxnapoli.com (qui è possibile trovare anche bio e foto degli speaker)

Facebook: www.facebook.com/TEDxNapoli

Twitter: https://twitter.com/TEDxNapoli

Instagram: https://instagram.com/tedxnapoli/

Riotstudio: www.riotstudio.it

Telefono: +39 081 19522929;

E-Mail: info

Giro d’Italia, la Città Metropolitana fa tris: nel 2024 due tappe, una con arrivo a Napoli e l’altra con partenza da Pompei

Giro d’Italia, la Città Metropolitana fa tris: nel 2024 due tappe, una con arrivo a Napoli e l’altra con partenza da Pompei

Dopo i successi del 2022 e il 2023, anche nel 2024 la Città Metropolitana di Napoli sarà protagonista della Corsa Rosa per promuovere lo straordinario patrimonio paesaggistico e culturale che solo il nostro territorio può offrire: due le frazioni che la riguarderanno, la Avezzano – Napoli del 12 maggio e la Pompei – Cusano Mutri del 14. Le tappe toccheranno alcuni dei luoghi più belli e più interessanti sotto il profilo culturale al mondo: il capoluogo, tra gli altri, ma anche i Campi Flegrei, che stanno vivendo un periodo difficile e che hanno bisogno di rilancio sul piano internazionale, i Parchi Archeologici di Pompei e di Longola, Nola, Cimitile e le sue Basiliche Paleocristiane. Il Sindaco Metropolitano Manfredi: “Evento eccezionale, rarissimo avere il Giro per tre anni di fila. Premiato il nostro lavoro. Straordinaria occasione di valorizzazione del territorio”

Dopo i successi del 2022 e del 2023, la straordinaria bellezza del territorio della Città Metropolitana di Napoli, con il suo carico di storia, arte, cultura, ambiente, paesaggio, sarà grande protagonista anche nella prossima edizione del Giro d’Italia. E questa volta con ben due tappe: domenica 12 maggio, con l’arrivo a Napoli di una frazione che parte da Avezzano, Appennino abruzzese, e – dopo il riposo di lunedì 13 – con la partenza da Pompei martedì 14 maggio, per una tappa che attraverserà l’area vesuviana interna e il Nolano per terminare a Cusano Mutri, in provincia di Benevento, precisamente in località Bocca della Selva.

Anche quest’anno, quindi, le tappe, volute dalla Città Metropolitana di Napoli per promuovere l’eccezionale patrimonio che solo il nostro territorio può offrire, regaleranno ai 700 milioni di telespettatori di audience potenziale dei 190 Paesi collegati dai 5 continenti la possibilità di ammirare alcuni dei luoghi più belli al mondo e fare un viaggio nell’incanto e nella storia.

Le tappe

La tappa del 12 maggio (Avezzano – Napoli), la nona del Giro, di 206 km, dopo aver raggiunto il Tirreno a Minturno, proseguirà lungo il litorale domitio per approdare nei Campi Flegrei, iniziando da Lago Patria e proseguendo per il Parco Archeologico di Cuma, la terrazza sul mare di Monte di Procida, le meraviglie di Bacoli e Pozzuoli, con le loro aree archeologiche e la bellezza del paesaggio per giungere, dopo aver superato Coroglio e Posillipo, sullo splendido Lungomare di Napoli, in via Caracciolo, dove si disputerà la volata finale.

L’altra tappa, la decima, di 141 km, in programma il 14 maggio, prenderà il via dal Parco Archeologico di Pompei – sito patrimonio UNESCO tra i più visitati al mondo – per raggiungere Poggiomarino, che ospita Il Parco Archeologico Naturalistico di Longola, il villaggio protostorico sorto intorno al 1.300 a.C. sulle sponde del fiume Sarno noto come la “Venezia del Sud” – scoperto per caso nel 2000 durante i lavori di costruzione di un depuratore – i cui abitanti sono considerati i fondatori proprio dell’antica Pompei. In pochi chilometri i corridori si troveranno ad attraversare una storia lunga 1.400 anni, dal XIV secolo a.C. fino all’eruzione del 79. d.C., toccando due siti uniti tra loro da un indissolubile legame di causa – effetto. Da lì la carovana proseguirà per Palma Campania, la città del Carnevale e delle Quadriglie, raggiungendo Nola, patria di Giordano Bruno e dei Gigli patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO, per poi salutare l’area metropolitana di Napoli verso il Sannio lasciandosi alle spalle Cimitile e le sue Basiliche Paleocristiane.

Il Sindaco Manfredi: “Premiato il nostro lavoro, importante occasione di valorizzazione territoriale a partire dai Campi Flegrei”

“Dopo il successo degli scorsi anni – ha affermato il Sindaco della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi – abbiamo voluto che anche per la 107ª edizione il Giro d’Italia facesse tappa a Napoli e nella sua area metropolitana, con una doppia splendida occasione di valorizzazione della nostra terra, che non ha eguali al mondo. Abbiamo trovato la disponibilità dell’organizzazione, che in via assolutamente eccezionale ha fatto sì che la Corsa facesse tappa nuovamente qui per il terzo anno consecutivo. È già difficile che questo accada per due volte, figuriamoci per tre. Siamo riusciti, quindi, a convincere gli organizzatori proprio grazie allo straordinario lavoro fatto nelle due scorse edizioni”.

“Sono particolarmente contento – ha continuato Manfredi – dei percorsi che sono stati stilati: quello della prima tappa si incunea nei Campi Flegrei, che stanno attraversando un momento difficile e hanno quindi bisogno di occasioni di rilancio sul piano internazionale, mentre quello della seconda consentirà ai telespettatori di tutto il mondo di compiere un viaggio nella nostra storia e nella nostra cultura che è di straordinaria importanza per studiosi e visitatori, sull’asse Pompei – Nola passando per Longola e tutta l’area vesuviana interna”.

La cerimonia di presentazione del percorso a Trento

La cerimonia di presentazione del Giro si è svolta questo pomeriggio al Teatro Sociale di Trento, nell’ambito del Festival dello Sport. La Città Metropolitana di Napoli è stata rappresentata dal Vicesindaco, Giuseppe Cirillo.

“Il Giro d’Italia – ha affermato il numero due di Palazzo Matteotti al termine della kermesse – è un potentissimo strumento di valorizzazione territoriale. È una delle tre corse a tappe più importanti al mondo, insieme con il Tour de France e la Vuelta, e ha una copertura impressionante in termini di visibilità tv e digital. Sono proprio questi dati che ci hanno spinto, per il terzo anno consecutivo, a promuovere e sostenere economicamente questo appuntamento, ospitando la carovana e il suo indotto sul nostro territorio, questa volta per tre giorni, considerato il giorno di riposo. Mandare le immagini delle nostre bellezze in tutto il mondo sta generando un grande impatto turistico, e il risultato è sotto gli occhi di tutto. Napoli e la sua area metropolitana sono diventate una delle mete più ambite del turismo internazionale”.

I dati del Giro

I dati, appunto. Nella scorsa edizione, la numero 106, la Corsa ha avuto una copertura tv nel mondo di 23.285 ore di trasmissioni televisive per un’audience complessiva globale 694 milioni di persone. L’organizzazione ha accreditato 1.435 media di cui 1.098 giornalisti e 337 fotografi rappresentativi di 704 testate internazionali, nazionali e locali, con 89.200 articoli. Ma non solo tv: 10,4 milioni sono stati gli spettatori lungo il percorso, di cui 1,3 mln giovani sotto i 14 anni.

Il Giro digital website e app ha fatto registrare una copertura live di 38 milioni (+14% rispetto al 2022) con 427 news e 211 milioni di pagine viste; 200 milioni le visualizzazioni di contenuti video (+14% vs 2022).

La tappa di Napoli 2023 si è classificata al 3° posto come valore in visibilità TV mondo, con un indice quantificato – sulla base di una ricerca commissionata da RCS Sport a Nielsen – in 2 milioni e mezzo di euro, decisamente superiore alla media.

Lusinghieri anche i dati di audience della TV italiana (RAI 2), con una percentuale pari al 20% di share. Una delle migliori tra le tappe non di montagna.

In ambito digitale, per la tappa di Napoli 9 milioni le pagine viste (rispetto alle 5,6 mln del 2022) con 13,6 milioni di social impression.

Le altre tappe in Campania

L’organizzazione ha previsto un’altra partenza in Campania. Dopo l’arrivo a Cusano Mutri, il Giro ripartirà mercoledì 15 maggio da Foiano di Val Fortore, in provincia di Benevento, per una tappa di 203 km che, passando per Termoli e la Costa dei Trabocchi, porterà sull’Adriatico attraversando il Molise, con arrivo a Francavilla al Mare.

HACK.GOV – Napoli riunisce giovani talenti da tutto il mondo per ridisegnare la PA

Dal 4 al 7 maggio all’interno dei Digital Days di Napoli

HACK.GOV: NAPOLI RIUNISCE GIOVANI TALENTI DA TUTTO IL MONDO PER RIDISEGNARE LA PA

Oltre 200 giovani talenti internazionali si sfideranno il 4 e 5 maggio nel più grande hackathon italiano sulla PA: una maratona di 48 ore,
12 challenge e un montepremi di 37.500 euro.La Premiazione il 7 maggio al San Carlo con i Capi di Stato di Italia, Spagna e Portogallo

Il 6 maggio TRANSFORMERS, la giornata dedicata ai campioni della trasformazione digitale della PA con il
Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e il direttore generale AgID Teresa Alvaro.

Ma qual è il giudizio degli italiani sui servizi della pubblica amministrazione? Lo spiegherà il Rapporto Agi-Censis
illustrato dal segretario generale Censis Giorgio De Rita e dal direttore Agi Riccardo Luna.

 Smart city, efficienza energetica, salute, sicurezza, tutela delle opere d’arte, servizi pubblici digitali, fact-checking. Sono solo alcune delle sfide che attendono gli oltre 200 giovani che arriveranno da tutto il mondo a Napoli per Hack.gov.

A riunirli in una maratona di creatività per ideare nuove soluzioni tecnologicamente all’avanguardia in grado di innovare la Pubblica Amministrazione sarà Agi Agenzia Italia in collaborazione con la Regione Campania e l’Università di Napoli Federico II con il patrocinio di AgID. Tutto si svolgerà presso l’Apple Developer Academy di Napoli, luogo simbolo dell’innovazione in Europa, all’interno del nuovo campus dell’Università Federico II di San Giovanni a Teduccio a Napoli.

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LE SFIDE DELL’HACKATHON
Dodici le challenge promosse da numerose aziende e istituzioni secondo il paradigma dell’open innovation con un montepremi di 37.500 euro: efficienza energetica (Eni), smart city (Tim WCAP), servizi pubblici digitali per le grandi aree urbane (Cisco), energy sharing (Almaviva), sicurezza delle stazioni (Eav), sicurezza e gestione delle folle (Ericsson), tutela delle opere d’arte (Techno Srl – Museo di Capodimonte), gestione e coordinamento rete di aree protette (WWF OASI), analisi dati in campo sanitario (Soresa), fact-checking (AgID, Agi & D-Share), open procurement (AgID, Soresa & Regione Campania), cybersecurity (NTT Data). A valutare i lavori una giuria presieduta dall’assessore con delega alle startup, innovazione e internazionalizzazione della Regione Campania Valeria Fascione.

Appuntamento con l’hackathon sabato 4 e domenica 5 maggio: una full immersion di 48 ore di creatività, tecnologia e idee realizzata con la sponsorizzazione tecnica di Eni.

LA PREMIAZIONE AL SAN CARLO CON I CAPI DI STATO DI ITALIA, SPAGNA E PORTOGALLO
Hack.gov si inserisce all’interno dei “Digital Days” che si concluderanno martedì 7 maggio presso il Teatro San Carlo di Napoli con il XIII Simposio europeo della Fondazione per l’Innovazione COTEC, alla presenza del presidente della Repubblica portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, del Re di Spagna Filippo VI e del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Durante l’evento la premiazione dell’hackathon con i migliori progetti di innovazione della PA ideati dai 200 giovani talenti internazionali.

TRANSFORMERS
Lunedi 6 maggio sul palco dell’Apple Developer Academy, dalle 14.45 alle 18, i 16 campioni italiani della trasformazione digitale. Interverranno tra gli altri: il Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, il direttore generale AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) Teresa Alvaro, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’assessore alla trasformazione digitale del Comune di Milano Roberta Cocco, l’assessore all’innovazione della Città di Torino Paola Pisano, il dirigente scolastico dell’Istituto Vittorino Da Feltre di San Giovanni a Teduccio Valeria Pirone. Qui il programma completo.

LA RICERCA AGI-CENSIS SUI SERVIZI DELLA PA
Ma qual è il giudizio degli italiani sui servizi della pubblica amministrazione? Lo rivelerà lunedì 6 maggio il segretario generale Censis Giorgio De Rita presentando il Rapporto Agi-Censis “Diario dell’Innovazione”. Tra i principali aspetti sotto osservazione: la percezione del cambiamento nei processi amministrativi, il “rapporto digitale” tra utenti e PA, la conoscenza e il gradimento dei nuovi servizi. Si capirà se la PA è percepita come agente di sviluppo al servizio dei cittadini e delle imprese o come soggetto autoreferente che tende a riproporre vecchie logiche burocratiche anche nei nuovi servizi digitali.

L’evento sarà in diretta web dalle 14.45 alle 18 su Agi.it. È possibile trasmettere il live streaming sul proprio sito richiedendo il semplice codice embed da incorporare a ufficio.stampa@agi.it.

#EUINMYREGION
La Commissione Europea ha individuato il Polo Universitario di San Giovanni a Teduccio quale best practice degli investimenti europei. Lunedi 6 maggio dalle 09:30 l’inaugurazione del totem multimediale interattivo parte della campagna di comunicazione dell’Unione Europea che ogni anno seleziona le buone pratiche di utilizzo dei Fondi Europei di Sviluppo Regionale (FESR). A seguire il bilancio dell’intervento di recupero dell’area ex Cirio e la presentazione della piattaforma I.TER l’anagrafe digitale delle Entità e degli Eventi Territoriali della Campania.

Vesuvius Valley, suggestione o realtà?

Negli ultimi anni, occupandomi di innovazione,  spesso mi sono imbattuto in questa tematica.

A volte era solo una provocazione, a volte un sogno di tanti giovani startuppers, a volte una triste speculazione politica.

Qual è la verità?

Stefano De Falco analizza nel suo libro ‘Vesuvius Valley: Perché Napoli è la città più innovativa al mondo!?’  

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le potenzialità di innovazione e miglioramento del capoluogo partenopeo giocando sul parallelismo con la Silicon Valley californiana, culla mondiale dello sviluppo tecnologico, e la mela della Apple di Cupertino cede il posto come simbolo di innovazione alla mela annurca dei mercati del Borgo di Sant’Antonio Abate.

Il libro dimostra come Napoli sia potenzialmente la città più innovativa al mondo e lo fa partendo dal [amazon_textlink asin=’8804518065′ text=’teorema di Richard Florida’ template=’ProductLink’ store=’antoniosavare-21′ marketplace=’IT’ link_id=’4d182234-f6b5-11e7-89d2-45396d1ddb6a’]: secondo lo studioso americano la creatività, la vivacità e il multiculturalismo si pongono alla base dell’innovazione e dello sviluppo locale. La città di Napoli, secondo questa prospettiva, sarebbe un terreno fertile per la crescita innovativa, forse più di qualsiasi altro posto al mondo.

Personalmente ne sono convinto ma ahimè credo che dovremmo finire di dirci che siamo belli e che siamo bravi e dovremmo invece iniziare con i fatti a dimostrarlo…step by step…così come ad esmepio sta facendo la Federico II con la Apple Academy…più fatti e meno proclami.

E perchè no una volta tanto remare tutti dalla stessa parte.

Di seguito l’intervista a Stefano che spero serva come spunto di discussione.

Iniziamo dalla domanda che poni, Napoli è o non è una delle città più innovative?Tu spingi il lettore a farsi la “sua” opinione, ma tu cosa pensi?

Il titolo del testo in realtà era più serio (non che questo non ,o sia come spiegherò tra un attimo) ed era legato ad una piega più scientifica e meno divulgativa, poi l’incontro con il mio amico e vulcanico editore Amedeo Colella (ex ricercatore informatico ed ora esperto di folclore napoletano) ha cambiato le cose.

Di fatto non è che io non abbia una opinione, ma per l’interrogativo posto dal titolo del testo è Protagora (mi riferisco al film di Bellavista piuttosto che ad una citazione aulica del filosofo!) che ci ricorda la soggettività necessaria di certe risposte. D’altra parte la doppia punteggiatura finale, esclamativo ed interrogativo allo stesso tempo ribadisce la natura sibillina della provocazione.

La mia opinione è che se volessi argomentare scientificamente la risposta e dunque riferirmi a metriche codificate, dovrei iniziare a scindere il tema della innovazione cosiddetta statica (capacità di trasformare il reddito in benessere) da quella dinamica (capacità di generare innovazione e investimenti) per poi ammettere che sicuramente Napoli non è la città più innovativa al mondo.

Tuttavia, ritengo che Napoli porti con se un germe di attività innovative legate alla sua dinamicità, poliedricità, alla sua mistura sociale, che da questo punto di vista la rendono si in grado di primeggiare a livello mondiale.

Il leitmotiv resta sempre quello, tanta energia potenziale che deve diventare energia cinetica di movimento, dove per movimento intendo proprio quello della innovazione dinamica, ossia attività e investimenti in risorse umane e infrastrutturali con orizzonte di almeno medio periodo.

Negli ultimi mesi grazie sopratutto all’arrivo della Apple Academy si è ripartiti con il sogno di Napoli culla dell’innovazione, non credi che però manchi ancora qualcosa?Tu che ricetta hai?

Capire se Tim Cook abbia scelto proprio Napoli come sede della iOS Academy perché città con DNA innovativo o se essa diventerà una città innovativa grazie alla Apple, significa rispondere ad un paradigma che da secoli attanaglia il dibattito scientifico sul rapporto tra uomo e ambiente e di recente sulla relativa declinazione alla innovazione territoriale.

Rapporto tra uomo e territorio che è stato visto in due modi antitetici, quello del determinismo geografico, di genesi scientifica tedesca, secondo cui i caratteri distintivi e peculiari di una società sono frutto di un’influenza ambientale e quello del possibilismo geografico, di matrice francese, secondo cui l’uomo sviluppa un dato genere di vita sì in rapporto all’ambiente, ma non a causa dell’ambiente in cui vive, manifestando in tal modo una sua possibilità di scelta (da cui deriva il termine possibilismo individuato da Lucian Febvre nel 1949, nella sua opera La Terre et l’evolution humaine), scelta che rimanda a quello slancio vitale che Bergson predicava come antidoto alle necessità imposte dalla Natura.

Detto questo, la mia opinione (non oso parlare di ricetta di questi tempi dove sono ormai tutti chef!) è che per la canalizzazione di tutte le energie positive sotto la bellissima, vivida, dinamica, ricchissima di passato glorioso, valle del Vesuvio, occorra agire in termini progettuali e non attraverso azioni spot a macchia di leopardo frastagliate sia nel dominio dello spazio che in quello del tempo. Serve una progettualità in cui, alla stregua del modello determinista di cui si accennava, si operi in termini causali e non casuali, cioè attraverso virtuosi paradigmi di causa-effetto tra fondi di investimento e azioni sul territorio. Per fare un esempio con la fisica, non si può più ragionare in termini particellari ma in quelli di campo, ossia implementando progetti urbani nei quali le azioni relative all’efficientamento dei servizi pubblici locali, ai piani urbanistici, ai PIU, i piani urbani della innovazione e smart city, alla integrazione delle università e degli enti di ricerca con il territorio di riferimento, alle azioni per lo sviluppo del turismo e anche alle ZES, le [amazon_textlink asin=’8899304955′ text=’Zone Economiche Speciali’ template=’ProductLink’ store=’antoniosavare-21′ marketplace=’IT’ link_id=’95a5168d-f6b4-11e7-a8c2-1b5c0ca9f7b6′] che stanno esplodendo, siano tutte integrate in un unico disegno che le coordini e mutuamente valorizzi in modo sinergico. Gli stakeholders necessari ad una tale progettualità ovviamente sono tantissimi, ma in questo territorio non mancano, a mancare è la regia che dovrebbe coordinarli.

Se tu potessi decidere su cosa investire quale settore sceglieresti e perchè?

La bussola delle scelte deve essere sempre mossa dalle attitudini e aspirazioni individuali perché ogni forzatura verso il business momentaneamente più appealing non può che rivelarsi controproducente.

Per chi ha passione in primis e necessariamente preparazione per le nuove tecnologie, sicuramente il settore della robotica, della stampa digitale, del cosiddetto advanced manufacturing, in piena compliance con la rivoluzione 4.0, è una fucina di opportunità sia per tecnologici che per artisti d’avanguardia e artigiani che coniugano tradizione e innovazione.

Per chi ha più spirito imprenditoriale il settore dello street food potrebbe rivelarsi molto indicato.

Ma i settori nei quali ricercare opportunità sono tantissimi, come anche quelli relativi ai temi dell’ambiente, sempre attuale, delle nanotecnologie, dell’agricoltura evoluta in ottica 4.0, l’importante è acquisire un know how differenziale rispetto ai competitors di settore e a tal fine aiuta tantissimo fare esperienze in posti del pianeta nei quali il livello di conoscenza e applicazione di un certo tema è più sviluppato che in altri. Quindi partire per tornare più preparati, non partire come cervelli in fuga!

Nel tuo libro analizzi molti luoghi comuni o personaggi famosi…..raccontaci qualcosa?

In sincerità, potrebbe sembrare retorica spicciola, ma veramente trovo idee geniali quotidiane in personaggi anonimi piuttosto che in nomi noti che certamente hanno illuminato scienza e territorio ma che poi a furia di leggerli su articoli scientifici, vederli in convegni, nei giornali, ti sembrano troppo noti ed è nell’indole umana il fatto di perdere adrenalina per ciò che si conosce troppo.

Detto questo è chiaro che anche solo un caffè con qualcuno delle menti geniali che il nostro territorio offre rappresenta un’apertura di orizzonti incredibile.

Per fortuna se citassi già solo le eccellenze, native napoletane, che mi vengono in mente, dovrei scrivere un elenco lunghissimo.

Ma per concludere con un aneddoto, vorrei citare si una mente più che geniale, una eccellenza napoletana di caratura mondiale, un amico, ma soprattutto un tifoso del Napoli come pochissimi, Bruno Siciliano. Vabbeh lo si sa, è inutile che lo dica, professore di robotica, visiting di centinaia di università nel mondo e autore di un handbook sulla robotica tradotto in decine di lingue in tutto il mondo. L’aneddoto è relativo ad un fatto semplice ma emblematico della persona: mi aveva promesso, e ne era anche compiaciuto, di partecipare ad un incontro in una libreria per la presentazione del mio libro e mentre era in un importantissimo incontro universitario con il Rettore ed altre personalità, ha chiesto a un certo punto spostare l’ordine degli interventi per anticipare il suo e poi con la sua vespa ha raggiunto in tempo la libreria estasiando gli astanti con i suoi racconti che oscillavano tra applicazioni di robotica chirurgica avanzatissima, a sue attività a Stanford, fino ad aneddoti sul suo cameo nel film su Maradona.

E questa è Napoli! L’innovazione non è giacobina! Non va separata la Napoli folcloristica da quella scientifica. Ragionare in termini di campo, non di particelle!

Credi che Napoli e i Napoletani siano davvero consci del potenziale della nostra Città?

Molti dei punti a favore in questa intervista sono stati tracciati a favore della valle vesuviana (con buona pace del sociologo De Masi che non è proprio della stessa convinzione), però va detto che i napoletani hanno anche tante colpe e il tema della consapevolezza e soprattutto della fase post-consapevolezza, ossia quella della reazione né un esempio.

La resilienza senza reazione è un paradigma di sola sofferenza senza speranza e il tema della sofferenza, a mio parere, è già stato ampiamente impiegato con ottimi risultati nella teatralità e nella commedia dell’arte da Eduardo e Totò in poi, ma con pessimi risultati a livello sociale.

Ogni rivoluzione è un atto d’amore diceva Silvio Pellico nella Mie Prigioni e allora visto che il napoletano è un uomo d’amore (non di libertà per ri-citare il [amazon_textlink asin=’B01HHIN05Y’ text=’prof. Bellavista di Luciano De Crecsenzo’ template=’ProductLink’ store=’antoniosavare-21′ marketplace=’IT’ link_id=’02f678e1-f6b5-11e7-ae7c-75722dde1e2f’]) sia innovativo rivoluzionando questa sofferenza passiva!

 


Stefano de Falco

Ingegnere, Dottore di Ricerca in Ingegneria Elettrotecnica, si è sempre occupato di geografia della innovazione come rapporto tra tecnologia e territorio.

Insegna Geografia della Innovazione Urbana all’Università Federico II di Napoli, dove è anche Direttore dell’IRGIT, Istituto di Ricerca sulla Geografia della Innovazione Territoriale. Inoltre è Presidente della AICTT, Associazione Italiana Cultura per il Trasferimento Tecnologico, con cui ha lanciato, di recente, alla presenza della vice-ministra Bellanova, la prima norma italiana per la certificazione della innovazione territoriale.

E’ autore di numerosi testi con le principali case editrici italiane e di diversi articoli su riviste nazionali e internazionali.

PNI 2017 la finale a Napoli

Fare sistema e ragionare da “scaleup”: il 30 novembre e 1° dicembre 2017 gli imprenditori di domani si daranno appuntamento nel Complesso Universitario Federico II di San Giovanni a Teduccio per la 15° edizione del Premio Nazionale per l’innovazione (PNI).

Alla finaledel PNI  possono accedere i vincitori delle 16 Start Cup regionali assegnate dagli Atenei che aderiscono all’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari – PNICube. Una sfida tra i migliori progetti d’impresa hi-tech italiani nati in ambito universitario, con un montepremi complessivo di circa 1,6 milioni di euro. Un mondo, quello accademico e della ricerca, in grado di dare vita ad oltre il 20% delle startup innovative del Sistema Italia.
Il 30 novembre e il 1° dicembre, dopo dieci anni, il PNI torna a Napoli grazie all’Università Federico II, in collaborazione con COINOR e l’Incubatore Campania NewSteel, con il titolo “Connecting to the Future”. Qui 66 progetti imprenditoriali provenienti da tutta Italia si disputeranno 4 premi settoriali di 25mila euro ciascuno: Cleantech&Energy promosso da IREN, ICT offerto da PwC, Industrial sponsorizzato da FS Italiane, Life Science sostenuto da Clinic Center.

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Al termine della due giorni, che avrà l’obiettivo primario di stimolare il dialogo fra i principali stakeholder del mondo dell’innovazione e dell’impresa, sarà decretato – oltre alle quattro migliori idee imprenditoriali per categoria – il vincitore assoluto del PNI 2017, che garantirà all’istituzione accademica di provenienza la Coppa Campioni PNI e al progetto scelto un ulteriore riconoscimento di 25mila euro da reinvestire nelle proprie attività hi-tech, messo in palio da FS Italiane. Si assegneranno inoltre due Menzioni speciali – “Social Innovation” promossa da Global Social Venture Competition e “Pari Opportunità” istituita dal MIP Politecnico di Milano – e diversi Premi Speciali messi a disposizione da Ambasciate e da prestigiose aziende partner.

FORMULA PNI
Nella due giorni del PNI 2017 si parlerà di Industria 4.0, di competenze digitali, di occupazione giovanile, di sviluppo dell’innovazione, e del ruolo dell’accademia come propulsore dei processi di sviluppo imprenditoriale e di garanzia per il futuro, con tutte le incognite del mercato e delle dinamiche umane attorno a cui ruota la crescita di un’azienda. Ma con la certezza che a Napoli si spingerà l’acceleratore sulla creazione di opportunità concrete fra le startup universitarie e i loro possibili partner ed investitori.

Il PNI 2017 è promosso dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari PNICube, dall’Università di Federico II di Napoli, Coinor e Campania NewSteel, in collaborazione con tutti gli Atenei e il sistema della ricerca della Campania.
Main Partner: FS Italiane.
Main Sponsor: Gruppo Iren, PwC Italia, Clinic Center.
Sponsor: AVNET Silica, Cariplo Factory, Ordine Ingeneri di Napoli, MIP-Politecnico Milano, Unicredit Start Lab, UPMC, Vertis SGR. Con il Supporto di: AIIC – Associazione Italiana Ingegneri Clinici, Boost Heroes, Crit, Atlante Verntures, SMAU. Con il patrocinio di: Regione Campania, Comune di Napoil, CRUI, British Consulate-General Milano, Uniona Industriali Napoli, dei circuiti ECSB e RENT, di Global Social Venture Competition e Startup Europe Awards 17.

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Al via la quarta edizione del TEDxNapoli, l’appuntamento con le “idee che meritano di essere diffuse”

La kermesse si terrà sabato 25 novembre a San Giovanni, nel complesso dell’Università “Federico II” di Napoli che ospita anche la Apple Academy. Storie di libertà, di futuro, di tecnologia e innovazione saranno raccontate dagli 11 speakers italiani e internazionali che si alterneranno sul palco con un unico motto: ‘Keep the gradient’, ovvero ‘Sogna e agisci puntando sempre più in alto’. L’evento segue la formula del TED, format americano che ha visto protagonisti personaggi come Bill Gates e Isabel Allende e che vanta oltre un miliardo di visualizzazioni sul web.

 

“Ti piacerebbe facessi qualcosa per te, Carol?”, le chiese. E lei rispose: “Sono vecchia ormai, sai che non sento quasi più, se potessi fare qualcosa per me mi piacerebbe vivere gli ultimi anni della mia vita senza questo handicap”. Marco, giovane napoletano vissuto per molti anni all’estero, aveva conosciuto Carol in uno dei suoi tanti viaggi in giro per l’Europa. E da allora, nonostante la differenza di età, era nata una profonda amicizia, avevano condiviso molte esperienze e vissuto tanti momenti felici insieme. Quando si iscrisse alla Apple Developer Academy di Napoli, alla domanda “Come pensi che la tecnologia possa aiutare le persone?”, Marco, ingegnere informatico e tecnico del suono, non ebbe dubbi: decise che avrebbe inventato qualcosa in grado di aiutare Carol. Ed è così che è nata ‘Hear me well’, l’app che trasforma lo smartphone in un apparecchio acustico. Sono 350 milioni le persone che hanno problemi di udito, e molte non possono permettersi un supporto acustico professionale o si vergognano di indossarlo: grazie a ‘Hear me well’, con un cellulare, un paio di cuffiette di quelle che si usano per ascoltare la musica e con pochi gesti, il problema è risolto. Il costo? Due euro e 99, sull’Apple Store. Tra poco sarà pronta anche una versione per i dispositivi Android.

Marco, che di cognome fa Barattini, è uno degli 11 speakers che si alterneranno sul palco della IV edizione del TEDxNapoli, in programma sabato 25 novembre, a partire dalle ore 14.00, presso il complesso dell’Università “Federico II” di San Giovanni a Teduccio in Corso Giovanni Protopisani a Napoli.

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 Con lui ci sarà Irina Margareta Nistor, la doppiatrice laureata in lingue straniere che in Romania i giovani conoscono come “la voce della libertà”. Durante la dittatura di Ceausescu, Irina di giorno doppia i film e gli audiovisivi ammessi dal regime, di notte traduce segretamente pellicole introdotte clandestinamente dal resto d’Europa e dall’America per consentirne la visione e la comprensione ai giovani rumeni. In 11 anni, dal 1985 al 1996, più di 3mila. Film che parlano di libertà, di progresso, di futuro. Ovviamente uomini, donne, giovani, vecchi, bambini, i protagonisti di quelle storie hanno tutti la stessa voce: la sua. Per questo oggi, per le strade di Bucarest o di Timișoara, la voce di Irina è la voce della libertà.

 Libertà come quella cui aspirano i ragazzi di Nisida ai quali Maria Franco, docente di italiano, tra i cinque vincitori dell’Italian Teacher Prize 2017, vuole insegnare “che il finale della loro storia può cambiare, che non è già scritto”. E per questo prova con loro a scrivere libri partendo dalla lettura, anche dei più noti testi che parlano di camorra. “Troppo soft”, dicono i ragazzi. La realtà che loro hanno vissuto è ben altra, e con l’aiuto di giornalisti e scrittori tirano fuori racconti dal sapore amaro ma dal finale dolce. Un finale, quindi, che può cambiare.

 

Gli altri speakers

Calcherà le tavole del palcoscenico del TEDxNapoli 2017 – organizzato dal team del Riot Studio con il patrocinio del Comune e della Città Metropolitana di Napoli e con il supporto di diversi partner privati – anche Fabio Zaffagnini, l’ideatore di Rockin’1000 che, dopo essere riuscito a portare i Foo Fighters a Cesena grazie alla richiesta ‘suonata’ da una band composta da 1000 musicisti, sta esportando ora il progetto in tutto il mondo, ovunque consentendo di realizzare il sogno di ogni musicista, dilettante e non: suonare davanti ad uno stadio pieno.

Ci saranno Nicola Vitiello, napoletano docente di biorobotica presso la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, dove sviluppa esoscheletri – robot indossabili – in grado di aiutare soggetti con ridotte capacità motorie ma anche di proteggere operai alle prese con macchinari pericolosi; Achille Damasco, 26 anni, di Scampia, laureato in Fisica e autore di una teoria evoluzionistica, la TRE (Teoria delle Risonanze Evolutive) che offre una visione alternativa al darwinismo finora comunemente accettato; Letizia Verzulli, 15enne che ha creato una pagina Facebook, oggi seguitissima, in cui racconta la sua vita con la sorella autistica che è di grande aiuto per chi vive la stessa condizione; Vincenzo Armini, ricercatore della “Federico II” che spiegherà come affrontare la malnutrizione infantile nei paesi in via di sviluppo con alimenti terapeutici a rapido impiego prodotti direttamente in loco partendo dal suo progetto pilota in Uganda.

E poi storie di donne, come quella di Rikke Wend Hartung, bellissima, danese, un importante lavoro nel settore comunicazione di un prestigioso istituto bancario che viene in viaggio ad Amalfi e decide di cambiare la sua vita; o quella di Caterina Ferrara, fondatrice di Blockchain Ladies, la community internazionale nata per connettere le donne appassionate di bitcoin e criptovalute con un occhio alla possibile diffusione in Africa come strumento per affrancarsi dalla corruzione dilagante; o come ancora come quella di Cristina Portolano, fumettista, che nelle sue tavole svela i segreti della pubertà e del sesso ai tempi dei social network.

 

‘Keep the gradient’

 Speakers diversi, italiani e internazionali, ma tutti legati da una forma mentis che propende all’incremento costante e perseverante della conoscenza: è proprio questo il significato di ‘Keep the gradient’, il tema di questa edizione scelto dal team di organizzatori, che annovera da quest’anno anche il professore di robotica Bruno Siciliano.

“In matematica – afferma Valeria Scialò, con Francesca Nicolais organizzatrice dell’evento – il gradiente indica il tasso di cambiamento di una funzione lungo la direzione di massima crescita. Ma cosa significa realmente per noi keep the gradient? Significa migliorare se stessi e gli altri, sapendo come raccogliere un numero crescente di sfide mantenendo un atteggiamento positivo nell’affrontarle. Il ‘gradiente’ non ci fornisce coordinate da seguire, ma ci spinge a raggiungere il punto massimo di espressione e creatività delle nostre idee e delle nostre azioni”.

La formula

Gli speakers avranno dai 3 ai 18 minuti – secondo la formula del TED – per esporre le loro ‘ideas worth spreading’, idee che meritano di essere diffuse. Le talk saranno poi caricate sul canale youtube TEDxtalk, che conta più di 6 milioni di iscritti ed ha superato la cifra impressionante di un miliardo di visualizzazioni, e saranno tradotte e sottotitolate progressivamente in tante più lingue quante maggiori saranno le visualizzazioni sul web.

 San Giovanni al centro di un circuito internazionale

 San Giovanni a Teduccio sarà posta quindi al centro di un circuito internazionale di grande prestigio. “È il contributo che abbiamo voluto offrire – spiega la Nicolais – al processo di cambiamento che questo quartiere sta attraversando: la riapertura della sede universitaria che ora ospita anche la Apple Academy, con docenti e studenti che si contaminano e si stimolano vicendevolmente, la scelta di non aprire una mensa favorendo un dialogo con il territorio, l’attivazione della fermata della metropolitana, l’apertura del primo b&b, sono tutti impulsi per il rilancio di questa parte di città al quale abbiamo voluto unirci portando qui il nostro evento”.

Il catering per la manifestazione è stato, inoltre, affidato alla cooperativa Tobili – Cucina in movimento, la prima start up del settore composta da rifugiati e richiedenti asilo provenienti dal Mali e dalla Somalia. I break saranno multietnici, dunque.

Che cos’è TED

TED (Technology, Entertainment, Design) nasce circa trent’anni fa in California per dare un palco a chiunque avesse un’idea interessante da condividere, un’idea potenzialmente in grado di cambiare il mondo. Da allora l’organizzazione è votata a dare voce alle ‘idee che meritano di essere diffuse’.

Nell’arco della sua storia TED ha ospitato personaggi del calibro di Bill Gates, Al Gore, Stephen Hawking, Philippe Starck, Gordon Brown, Dniel Kahneman e Isabel Allende.

Oggi il progetto TED include il sito dove sono raccolti i video «TED Talks», il progetto «Open Translation» e «TED Ed», i «TED Fellows», oltre al «TED Prize» che si tiene ogni anno.

Con l’intento di ispirare sempre più persone TED ha lanciato, altresì, un programma di eventi locali organizzati in modo indipendente denominati TEDx. Il TEDx si è diffuso in più di 170 paesi e ha superato la soglia del miliardo di visualizzazioni sul canale YouTube TEDxTalks.

 Per acquistare gli ultimi biglietti rimasti occorrerà connettersi al sito ufficiale www.tedxnapoli.com e cliccare sulla sezione biglietti o direttamente al link https://goo.gl/XnLigr.

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